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STORIA E MEMORIA DELLA LIBERTÀ E DELLA LIBERAZIONE

ROSA LUXEMBURG (1870/71), ASSASSINATA A BERLINO NEL 1919, RITROVATA - OGGI, 2009. IL SUO CORPO NELL’OBITORIO DELL’OSPEDALE "CHARITÉ" DELLA CITTA’. Ne dà notizia "Der Spiegel". Fondazione Luxemburg sconvolta: «Il governo faccia luce» - a cura di Federico La Sala

La Fondazione Luxemburg e la Linke di Oskar Lafontaine chiedono al governo tedesco, «nella sua qualità di successore dei governi del Reich», di «fare il possibile per identificare i resti del cadavere di donna rinvenuto alla "Charité" e darle finalmente l’estrema sepoltura».
domenica 31 maggio 2009
SPIEGEL, TROVATI VERI RESTI DI ROSA LUXEMBURG *
BERLINO - Il direttore del dipartimento di medicina legale dell’ospedale berlinese Charité, Michael Tsokos, potrebbe avere scoperto i veri resti di Rosa Luxemburg, figura storica del socialismo tedesco assassinata 90 anni fa nella capitale insieme a Karl Liebknecht. Lo riporta oggi lo Spiegel online. Secondo Tsokos, quindi, nella tomba della Luxemburg, nel cimitero di Friedrichsfelde, non ci sarebbe il vero cadavere della donna, che invece (...)

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> ROSA LUXEMBURG --- NON E’ DELLA LEADER SOCIALISTA IL CADAVERE SCOPERTO A BERLINO. Un libro smentisce la tesi che i resti siano quelli ritrovati alla Charité

sabato 10 ottobre 2015


NON E’ DELLA LEADER SOCIALISTA IL CADAVERE SCOPERTO A BERLINO

Luxemburg, la ricerca del corpo perduto

Un libro smentisce la tesi che i resti siano quelli ritrovati alla Charité

di JACOPO IACOBONI (La Stampa, 8/1/2010)

E dunque, ironia della Storia o forse più malignamente astuzia della Ragione, dietrofront: il cadavere che la scorsa primavera fu trovato a Berlino negli scantinati dell’ospedale della Charité non è quello di Rosa Luxemburg.

Lo sostiene un libro documentatissimo che esce oggi in Germania, La morte di Rosa Luxemburg, firmato da Klaus Gietinger, un saggista e regista che ha scovato 60 documenti, molti dei quali inediti, per smontare la tesi dell’ultimo presunto ritrovamento. Curioso, tra parentesi, che il libro sia pubblicato dalla Rosa Luxemburg Stiftung, la fondazione che in maggio aveva apparentemente avallato le rivelazioni dell’ospedale, e oggi sembrerebbe avere altra idea, proprio alla vigilia del pellegrinaggio tradizionale che ogni 10 gennaio si tiene al cimitero di Friedrichsfelde per omaggiare le salme di Rosa e Karl Liebknecht.

Vale allora la pena riraccontare questa storia, che ha a che fare col personaggio più fascinoso dell’intera storia del comunismo ma anche e probabilmente soprattutto con le strane evocazioni che la vicenda di quel Corpo è capace di suscitare, oggi, qui, nella stagione della più cupa crisi economica che ricordiamo, e nello stesso tempo di uno speculare spettro che sentiamo evocare col nome di «ritorno a Marx». Perché, in definitiva, quel Corpo - sapere a chi appartenga e come fosse davvero fatto - ci seduce ancora così? Di cosa abbiamo bisogno, nell’incertissimo inizio del 2010, quando cerchiamo di stanare ancora il volto di Rosa, assegnandolo alla dimensione di un simbolo?

Prima di rispondere bisogna riassumere un antefatto, e l’antefatto di questa storia è a maggio, quando Michael Tsokos, direttore del dipartimento di medicina legale della Charité di Berlino trova un corpo senza testa nei sotterranei dell’ospedale, lo analizza, confronta foto e, a suo dire, mancate autopsie, e giunge a una conclusione che merita di essere gridata, naturalmente a mezzo media. L’uomo convoca giornalisti e tv di mezzo mondo. I media accorrono e registrano l’annuncio, «con tutta probabilità» quello è il vero corpo della rivoluzionaria uccisa il 15 gennaio del 1919 dalla soldataglia di destra e gettata in un canale che affluisce nella Sprea. Lo Spiegel ci fa una copertina, sereno. Qualcuno è più prudente, e a ragione.

Rossana Rossanda, per dirne una, riflettendo con La Stampa esprime dubbi fondatissimi. Il più difficile da aggirare è che la foto che compare in tutte le biografie della Luxemburg, per esempio quella di Paul Frolich - un classico che fa testo - mostra un corpo che per quanto malridotto non era stato decapitato. E nessuno dei biografi successivi, potendosi basare sulle fonti privilegiate e più vicine all’omicidio - cioè, va detto, i soldati che l’ammazzarono, prima ancora del gruppo di amici e simpatizzanti - ha mai fatto cenno a una versione diversa. Tra l’altro nessuno che abbia condotto ricerche in epoche relativamente recenti, per esempio la grande Margarethe Von Trotta, che ci fece un film, parla mai di una decapitazione. Come mai gli assassini si sarebbero dovuti accanire post mortem sul corpo mutilandolo, e è possibile che non esista nessunissima menzione di tutto questo?

Racconta Klaus Gietinger «da vent’anni volevo fare un documentario sulla Luxemburg, e quando ho letto le dichiarazioni di Tsokos sul ritrovamento del vero corpo, mi è venuta voglia di rimettermi a cercare». Ecco quello che ha trovato. Primo documento, il telegramma di Mathilde Jacob, segretaria e amica dell’autrice dell’Accumulazione del capitale, che dichiara «quello è senza dubbio il corpo della Luxemburg». Poi una smentita punto per punto delle principali tesi esposte da Tsokos. Il medico disse che non esiste nessuna foto del cadavere, né alcun cartellino che attesti la sua identità, al momento dell’autopsia. Gietinger mostra che questo è vero per la prima autopsia, ma ce ne fu una seconda, dove compare foto e annotazione del nome dell’ammazzata. Tsokos afferma che nel corpo «ufficiale», (conservato al cimitero dei socialisti a Berlino) mancano le caratteristiche tipiche del difetto d’andatura di Rosa, che aveva un problema all’anca. Gietinger scrive invece che l’autopsia originaria parla di «deformazione della colonna vertebrale». Il che spiegherebbe benissimo anche la frase di Maxim Zetkin - altro amico di lei - che dichiarò «Rosa zoppicava solo quando era stanca». Tsokos spiega che nell’autopsia non si fa cenno a nessun foro di proiettile. Gietinger esibisce il documento che spiega che non è vero: sul corpo di Rosa fu annotato un foro di 7 millimetri con entrata all’altezza dell’orecchio sinistro, e uscita all’altezza della mandibola destra. La Luxemburg fu assassinata con un colpo a bruciapelo.

La storica Annelies Laschitza sottolinea che un esame comparato dei documenti addotti dai duellanti, porta a concludere che «finora non c’è nessuna prova che il presunto ultimo ritrovamento sia quello di un vero corpo della Luxemburg». E Tsokos, il medico che fece lo «scoop», in questi sette mesi non è riuscito a trovare nessuna conferma dagli esami del Dna. Tra parentesi, l’ultima erede della rivoluzionaria, che vive in Israele, si è rifiutata di sottoporsi a un test per una teoria che giudica infondata. Piccola curiosità, per noi che brancoliamo alla ricerca del Simbolo: quando fu uccisa, indossava un vestito di velluto blu (che la sua amica Wanda Marcusson riconobbe), un medaglione al collo, un paio di calze che arrivavano poco sopra il ginocchio, donna sorella delle nostre compagne di oggi.


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