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Politica

Calabria, "la Voce di Fiore" propone un movimento politico dal basso, capace di costruire un progetto comune per il cambiamento

Accade a ridosso del ballottaggio per il governo della Provincia di Cosenza. Annotare, ricordare, scegliere
giovedì 25 giugno 2009 di Emiliano Morrone
Al di là di provocazioni e insulti ricevuti, emerge, da vari commenti in queste pagine, una grande voglia di cambiamento.
La esprimono giovani calabresi, ragazzi di San Giovanni in Fiore (Cosenza), metafora di un’Italia furba e opportunista.
La manifestano, coi loro nomi, universitari stanchi di subire e lavoratori costretti a emigrare.
Le parole, le speranze e il disincanto degli autori, che evidentemente ci seguono da tempo, provano che una purezza c’è ancora in Calabria, e non si (...)

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> Calabria, "la Voce di Fiore" propone un movimento politico dal basso, capace di costruire un progetto comune per il cambiamento

domenica 21 giugno 2009

Tra le innumerevoli definizioni della parola “Politica” quella che preferisco è la più antica e si traduce nell’Arte di governare la società, pertanto significa curare con estrema diligenza le interazioni tra gli uomini ed il loro agire.

Credo fermamente che la causa della “questione sangiovannese”, di quella calabrese ma anche del mezzogiorno tutto, possa esplicarsi in un trittico di fenomeni: DISOCCUPAZIONE, POVERTA’, EMIGRAZIONE. Dall’ultima poi, spopolamento e retrocessione estrema dei territori.

Volendo collocare, nell’arco della vita di un meridionale il fenomeno emigrazione, mediamente ci si riconduce al periodo che coincide con la fine degli studi, siano essi accademici o da scuola media superiore. L’Università della Calabria registra un numero di iscritti che aumenta di anno in anno. Questo, per me, è sinonimo di voglia di rimanere a respirare l’aria della propria terra da parte di chiunque compie tale coraggiosa scelta. Quando si giunge alla fine degli studi la felicità dell’esser stati “proclamati” dura molto poco, poiché ci si rende conto, quasi immediatamente, di aver di fronte solo buio e barriere. A questo punto il bivio: emigrare o rimanere elemosinando di poter applicare al reale un minimo di professionalità maturata per gli studi condotti...ma in cambio di Nulla, o a tratti di Sfruttamento.

In Italia si parla molto di precariato ma in pochi pensano a tante, veramente tante persone che, al Sud, lavorano “in nero”. Esistono giovani insegnanti che prestano servizio presso scuole private solo per la gloria...”fa curriculum” si dice! Dopo anni di sottomissioni e vane speranze si ritrovano iscritti sulle graduatorie di inserimento dell’Italia Settentrionale...e, ahimè, vi “migrano”. Esistono operai completamente schiavizzati dalle imprese di costruzioni, che lavorano senza essere mai dichiarati ai fini INPS, INAIL e CASSA EDILE...naturalmente vengono prontamente nascosti o trattati da intrusi dal capo cantiere all’atto di ogni visita ispettiva. Esistono tecnici, “utilizzati” a mo di macchine di calcolo e produzione negli studi e nelle imprese a cui viene riservato trattamento economico nullo.

Potrei fare decine di esempi. La possibilità di esercitare nella propria terra è minima, ancor più grave per me, è che venga boicottata dall’avarizia e dall’egoismo di un’imprenditoria disonesta e antimeritocratica. Io voglio combattere questo.


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