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MILANO. L’INVISIBILE ALLA "MILANESIANA". Il testo che John Banville leggerà stasera ...

MILANESIANA 2009. John Banville non sa «Chi è?», che "L’Io, l’Io è il mistero profondo!" (Wittgenstein), se la prende con Foucault, e ritorna nella "selva oscura" (Dante), nell’invisibile - a cura di Federico La Sala

(...) all’improvviso mi sembrò l’unica risposta possibile. «Beh, vede», risposi, «non c’è nessun John Banville».
martedì 23 giugno 2009 di Federico La Sala
[...] Per Foucault, come per molti altri fanatici delle paludi accademiche di circa una generazione fa, la risposta alla domanda di Beckett non è tanto un chi bensì un cosa. Secondo Foucault, non si tratta dell’autore che parla o scrive ciò che scrive, ma è il linguaggio stesso, con tutti i suoi echi e riverberi, i suoi sibili e ululati provenienti dall’oscura foresta del passato. Noi non sappiamo cosa diciamo quando parliamo, perché in realtà non parliamo, bensì veniamo parlati, e quello (...)

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> MILANESIANA 2009. John Banville non sa «Chi è?», che "L’Io, l’Io è il mistero profondo!" (Wittgenstein), se la prende con Foucault, e ritorna nella "selva oscura" (Dante), nell’invisibile --- Il dialogo invisibile (di Alain Elkann).

lunedì 6 luglio 2009

Il dialogo invisibile

di ALAIN ELKANN (La Stampa, 6/7/2009)

Nella mia vita ho conosciuto molte persone che hanno lavorato per la pace: una donna come suor Giuliana Galli del Cottolengo, a Roma il rabbino Toaff o il rabbino Disegni, oppure don Vincenzo Paglia della Comunità di Sant’Egidio, a Milano e a Gerusalemme il cardinale Martini, ad Amman il principe Hassan Bil Talal e a Gerusalemme gli scrittori Oz, Yehoshua, Grossman, Appelfeld, il presidente Shimon Peres. Io credo che tra persone di diverse religioni nascano amicizie solidissime e penso alla mia amicizia con lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun oppure ai moltissimi amici cattolici, ortodossi, atei o buddisti che ho nel mondo. La religione, l’appartenenza, la nazionalità, la famiglia sono cose veramente importanti e uno deve conoscere bene chi è e da dove viene e non rinnegarlo mai. Però bisogna saper guardare oltre il proprio recinto, oltre qualsiasi pregiudizio.

Bisogna capire che gli uomini sono tutti uguali nei diritti e nei doveri. \ Io credo che la profonda crisi economica e di valori spirituali che stiamo attraversando debba rinforzarci, farci trovare il gusto dell’amicizia e della solidarietà, ritrovare la forza d’animo, la volontà di fare, la volontà di ritrovare dei valori fondamentali. Non dobbiamo lasciare vincere il fanatismo, la voglia di dittatura, la voglia di vendetta oppure il disfattismo, l’abbandono, la malinconia. Il dialogo deve restare sempre aperto, non bisogna mai disperare e non bisogna neppure credere di prevedere ogni cosa e tantomeno di affidarsi al computer come àncora di salvezza motore di ogni cosa.

Bisogna conservare il gusto della sorpresa, del non previsto, la speranza che ci fa trovare o raggiungere cose che non pensavamo fossero possibili. Bisogna fare attenzione ma anche sapersi abbandonare alla vita. \ Ricordiamoci che la vita umana è imperfetta e imprevedibile e che l’uomo non può in alcun caso mai essere Dio. Però non bisogna lamentarsi, ma agire, vigilare e ascoltare e pensare che qualunque essere umano deve proteggere i suoi momenti di felicità.

* Estratto dall’intervento tenuto ieri sera alla Milanesiana sul tema «Dialogo invisibile tra le religioni»


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