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CASO CONSULTA. PRESIDENTE NAPOLITANO, IL SONNO DELLA RAGIONE COSTITUZIONALE GENERA MOSTRI. Un invito e un appello a fare luce ...

CARO SILVIO ... UN GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, LUIGI MAZZELLA, SCRIVE AL PRESIDENTE E GRIDA ... "FORZA ITALIA"!!! Il testo integrale della lettera - a cura di Federico La Sala

Caso Consulta, lite Di Pietro-Bondi. Scontro in Aula alla Camera sulla cena tra il Cavaliere, Alfano e due giudici.
mercoledì 1 luglio 2009 di Federico La Sala
[...] Caro Silvio, a parte il fatto che non era quella la prima volta che venivi a casa mia e che non sarà certo l’ultima fino al momento in cui un nuovo totalitarismo malauguratamente dovesse privarci delle nostre libertà personali, mi sembra doveroso dirti per correttezza che la prassi delle cene con persone di riguardo in casa di persone perbene non è stata certo inaugurata da me [...]
O CHE "BEL" NATALE: E CHE "BUON" ANNO !!! IL PRESIDENTE DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’" GIA’ PREPARA LO (...)

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> CARO SILVIO ... UN GIUDICE DELLA CORTE COSTITUZIONALE, LUIGI MAZZELLA, SCRIVE AL PRESIDENTE E GRIDA ... "FORZA ITALIA"!!! ----Il giudice nel dire «io pranzo con chi voglio» ci comunica che fa parte della sua storia frequentare il premier quando vuole (di Furio Colombo - A pranzo coi giudici: oltraggio alla Corte)

domenica 5 luglio 2009

A pranzo coi giudici: oltraggio alla Corte

Il giudice nel dire «io pranzo con chi voglio» ci comunica che fa parte della sua storia frequentare il premier quando vuole

di Furio Colombo (l’Unità, 05.07.2009)

Hanno avuto ragione i Radicali, che da anni denunciano un Paese fuori dalla legalità, hanno dimostrato incroci e rapporti contro natura (la natura costituzionale) tra istituzioni dello Stato e hanno chiesto al Paese una rivoluzione, ovvero una stagione straordinaria di impegno politico, non per cambiare il mondo ma per tornare alla normalità legale, morale e politica. Per esempio la Corte Costituzionale. Due giudici della suprema Corte vanno a pranzo con gli “imputati”, ovvero il Presidente del Consiglio e il ministro della Giustizia il cui “lodo” (il lodo Alfano che esime Berlusconi da qualunque processo) potrebbe essere dichiarato incostituzionale dalla Suprema Corte e dunque sparire. È avvenuto che alcuni nervi della massima istituzione di garanzia del Paese sono stati messi fuori uso. Penso all’Honduras. Se vi sbarazzate per un momento della parte teatrale e primitiva del golpe honduregno (soldati, carri armati, coprifuoco) notate subito che vi sono somiglianze fra i due eventi. In Honduras si rimuove il presidente della Repubblica sostituito dal Presidente della Camera, e si dispongono i soldati a guardia del nuovo ordine. In Italia si rimuove la credibilità e la dignità della Suprema Corte attraverso due giudici che, a quanto pare, si sono prestati.

Non solo. ma hanno rivendicato come un diritto ciò che hanno fatto. Ognuno dei due giudici che si sono deliberatamente seduti a tavola con il ministro della Giustizia e con il capo dell’esecutivo, ha, infatti, scritto una lettera pubblica. Il giudice Mazzella si è rivolto al presidente del Consiglio con cui è stato a tavola con queste parole: «Caro Presidente, caro Silvio». La lettera è un proclama di presa di possesso dell’intero territorio che dovrebbe separare il governo dalla Corte Suprema. Il gesto consegna la Corte Nelle mani dell’uomo di potere che ha tutto da temere dalla Corte se essa resta integra e indipendente.

Il secondo giudice, Paolo Maria Napolitano, scrive al Corriere della Sera con toni di scontro senza quartiere: «Il furore dell’attacco denigratorio (la semplice pubblicazione della notizia, ndr) necessita di una immediata risposta e non consente di attendere i tempi dei nostri procedimenti giudiziari... La brutale campagna di aggressione determinerebbe il convincimento che è in atto un tentativo per condizionare la Corte nella sua futura attività intimidendo alcuni suoi componenti». È interessante qui notare il rovesciamento, deliberatamente pubblico, dei ruoli. Si definisce “intimidito” il giudice seduto accanto alla parte che deve essere giudicata e che detiene tutto il potere. E l’intimidazione verrebbe da chi difende i giudici non seduti accanto al potere esecutivo (che è anche un immenso potere economico).

Il giudice Napolitano non ha difficoltà a scrivere, con lo stesso proposito di mettersi, come il collega, di guardia al terreno conquistato (aggancio della Corte al potere esecutivo) e lo presidia con questa ferma dichiarazione: «Il presidente del Consiglio non è soggetto ad alcun tipo di giudizio da parte della Corte. Il cosiddetto lodo Alfano è una delle tante questioni che la Corte affronta, non certo la più importante. I costituenti hanno voluto che nella Corte confluissero giudici di diversa nomina, ciascuno con la propria storia, la propria sensibilità giuridica, le proprie personali conoscenze».

Dunque il giudice nel dire “io pranzo con chi voglio” ci comunica che fa parte della sua storia, ed è un suo privilegio, frequentare il presidente del Consiglio quando vuole. Ma - come si è detto - quel presidente del Consiglio è protetto, contro numerose imputazioni e processi, dal “cosiddetto” lodo Alfano che esime il Primo ministro da ogni procedimento giudiziario. E il “cosiddetto” lodo Alfano dovrà essere giudicato costituzionale o cancellato come incostituzionale dalla Suprema Corte.

Se incostituzionale, Berlusconi perde all’istante il suo scudo giudiziario e finisce sotto processo. Dunque la questione è piuttosto importante. Ed è importante il “pronunciamento” dei due giudici che compaiono in due scene. Nella prima si fanno cogliere accanto alla persona che dalla sentenza della Corte ha tutto da perdere o tutto da guadagnare; nella seconda attaccano, da politici militanti, chiunque osi scandalizzarsi. La prima e la seconda scena confermano ciò che Pannella e i Radicali dicono da molti anni. Il Paese è in pericolo perché è fuori dalla legalità. Raramente però l’illegalità è apparsa così scoperta e in modo così teatrale, al punto da sembrare un avvertimento. Certo un passo nel vuoto, fuori dallo Stato di diritto.


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