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VISIONI MARIANE E MANIPOLAZIONE DELLE COSCIENZE ...

CASO MEDJUGORJE: INTERVENTO DEL VATICANO. Tomislav Vlasic, il padre spirituale dei sei veggenti di Medjugorje, non è più sacerdote. Note - a cura di Federico La Sala

Il religioso, dal 1981 in poi, era stato il grande promotore di Medjugorje, dove sei ragazzi, da lui guidati spiritualmente, avevano cominciato a riferire di avere visioni e colloqui quotidiani con la Madonna.
domenica 26 luglio 2009 di Federico La Sala
[...] A fra Vlasic, che dal 1992 vive in Abruzzo, viene vietata, scrive Dnevni avaz, ogni attività apostolica con l’accusa di aver "diffuso l’eresia, un dubbio insegnamento e manipolato le coscienze". Gli si attribuiscono anche azioni "contra sexum", cioé, precisa il giornale, rapporti sessuali immorali con una suora. Negli anni passati altri frati francescani in Erzegovina sono stati espulsi dall’Ordine dei frati minori e "sospesi a divinis" per non aver consegnato alcune parrocchie ai (...)

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> CASO MEDJUGORJE: INTERVENTO DEL VATICANO. --- Nella linea della Chiesa il papa diffidente sui veggenti privati (di Luigi Accattoli)

mercoledì 10 giugno 2015

Nella linea della Chiesa il papa diffidente sui veggenti privati

di Luigi Accattoli (Corriere della Sera, 10.06.2015)

Sapevamo che papa Francesco era allergico alle «rivelazioni private»: lo raccontano le biografie e lo documentano i testi di quand’era arcivescovo di Buenos Aires. Già una volta si era espresso con sarcasmo - in un’omelia a Santa Marta - sui continui messaggi che la Madonna manda ai suoi devoti «tutti i giorni» qua e là per il mondo. Ma nel richiamo di ieri, venuto anch’esso durante la celebrazione del mattino, c’è un elemento in più, contenuto nella sentenza - come dicevano i teologi medievali - che «l’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente più».

È esattamente, parola per parola, la stessa frase usata dal cardinale Ratzinger nel «Commento teologico» con cui nel giugno del 2000 accompagnò la pubblicazione della «terza parte» del Messaggio di Fatima: «In Cristo, Dio ha detto tutto e pertanto la rivelazione si è conclusa con la realizzazione del mistero di Cristo, che ha trovato espressione nel Nuovo Testamento».

E le rivelazioni private, tipo Lourdes, Fatima e altre dieci, per contare solo quelle mariane che sono state riconosciute dalla Chiesa? Dodici in tutto, su 295 per le quali era stato chiesto il parere di Roma. Le rivelazioni private sono - dice sempre Ratzinger - «un aiuto che è offerto, ma del quale non è obbligatorio fare uso».

Del resto già Benedetto XIV, nel Settecento, aveva affermato categoricamente che «un assentimento di fede cattolica non è dovuto a rivelazioni [private] approvate in tal modo; non è neppure possibile. Queste rivelazioni domandano piuttosto un assentimento di fede umana conforme alle regole della prudenza».

Come a dire: se ci vuoi credere, puoi crederci, ma non sei tenuto e comunque in quelle rivelazioni private non trovi nulla di essenziale che non sia già nell’«unica rivelazione pubblica», cioè destinata a tutti. La Civiltà Cattolica già nel 1953, in un articolo su Fatima a firma del teologo fiammingo Edouard Dhanis, riassumeva in questi tre elementi il significato dell’approvazione ecclesiastica di una rivelazione privata: «Il messaggio relativo non contiene nulla che contrasta la fede ed i buoni costumi; è lecito renderlo pubblico; i fedeli sono autorizzati a dare ad esso in forma prudente la loro adesione». Autorizzati, appunto: non tenuti.

I Papi hanno sempre seguito questa regola aurea, sostanzialmente razionale e diffidente nei confronti delle torme di veggenti da cui sono stati sollecitati nei secoli e più che mai negli ultimi due. Ma se tutti i Papi erano guardinghi, Benedetto e Francesco appaiono addirittura refrattari: Ratzinger per razionalità teologica tedesca, Bergoglio per buonsenso pastorale latino.

Un’idea della loro impermeabilità soggettiva alla passione visionaria di cui traboccano movimenti e parrocchie l’abbiamo avuta con il fatto che il primo chiamò a presiedere la Commissione su Medjugorje il cardinale Camillo Ruini, che il secondo ha confermato nell’incarico. Di Ruini tanto e tutto si può dire ma non che vada pazzo per «locuzioni» e «visioni».

Le conclusioni della Commissione stanno per essere pubblicate ed è verosimile che il Papa si limiti a recepirle nella loro asciuttezza. Di sicuro non sarà lui a contraddire la prevedibile severità di quel verdetto: si dice che vi sia apprezzamento per i buoni frutti che «spesso» vengono dalla frequentazione di quel villaggio dell’Erzegovina, ma il giudizio sulla natura delle apparizioni resterà «sospensivo»: non diranno che non sono attendibili, ma non diranno neanche che lo sono. «Provo un’immediata diffidenza davanti ai casi di guarigione e persino quando si tratta di rivelazioni o visioni; sono tutte cose che mi mettono sulla difensiva» ebbe a dire il cardinale Bergoglio nel volume di dialoghi con il rabbino argentino Abraham Skorka, tradotto da Mondadori nel 2013 con il titolo Il cielo e la terra.

Ogni sacerdote ha tra i suoi parrocchiani una dozzina di portatori di «messaggi»; i vescovi sono poi assediati da centinaia di «veggenti». Ne fece buona esperienza anche Bergoglio da vescovo argentino, quale fu per 21 anni. «Spesso, a Buenos Aires, devo screditarne molti - affermò in quel volume - perché i casi di falsi profeti sono molto più comuni e frequenti di quanto si possa immaginare».

Un caso recente di presunte rivelazioni private che mirano a condizionare i Papi si è visto il 9 maggio scorso, quando due persone in rappresentanza di una veggente di nome Conchiglia hanno incontrato Benedetto XVI nei Giardini Vaticani e gli hanno consegnato un volume che contiene accuse nei confronti di papa Francesco. Avendo costoro vantato l’appoggio del Papa emerito, don Georg, che era presente all’incontro, ha detto a Vatican insider che «se Benedetto XVI avesse saputo di che cosa si trattava non avrebbe accettato l’incontro: ci sono tanti che si dicono veggenti, in giro». Le stesse parole di Bergoglio cardinale.


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