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INDIVIDUAZIONE. Dopo quasi un secolo pubblicata l’opera in cui Carl G. Jung tentò di capire l’inconscio a partire dalle sue visioni e fantasie.

COME JUNG DIVENNE JUNG. Dai "Libri Neri", il "Libro Rosso, o "Liber Novus". Una nota di Sonu Shamdasani e una pagina di Jung - a cura di Federico La Sala

Il Liber Novus presenta il prototipo del processo di individuazione, da lui considerato la forma universale dello sviluppo psicologico individuale.
sabato 24 ottobre 2009 di Federico La Sala
[...] Nel Libro Rosso sono discussi una serie di temi, tra cui: la natura della conoscenza di sé, l’importanza del pensare e del sentire e i tipi psicologici, la relazione tra virilità e femminilità interna ed esterna, l’unione degli opposti, la solitudine, l’importanza del sapere e dell’imparare, lo stato della scienza, il significato dei simboli e come si deve interpretarli, la pazzia, la pazzia divina e la psichiatria, l’imitazione di Cristo, la natura di Dio e degli dei, Nietzsche, la (...)

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> COME JUNG DIVENNE JUNG. --- in traduzione italiana, Il Libro rosso. Sogni, visioni, deliri e paure. Ecco il libro segreto di Jung (di Romano Madera).

giovedì 18 novembre 2010


-  Esce in Italia per Bollati Boringhieri uno degli inediti più importanti nella storia della psicologia
-  Qui annotò il suo percorso interiore. E nel 1959, due anni prima di morire, la pagina d’addio

-  Sogni, visioni, deliri e paure. Ecco il libro segreto di Jung

-  Ecco in traduzione italiana il «Libro» in cui il fondatore della psicologia analitica dal 1913 annotò la sua vita interiore. Con un esordio «sanguinario» che gli fece temere la schizofrenia. Invece arrivava la Grande Guerra...

Una «cattedrale». Concesse al suo mondo interno un’attenzione da certosino medievale 1913-1914: Si susseguono immagini sanguinarie. Pazzia? No È la Guerra che arriva

-  Il testo italiano. Dopo gli Usa, da noi. Un nuovo corso di studi
-  Il Libro rosso di Carl Gustav Jung, A cura di Sonu Shamdasani, pagine 371-XXII, euro 150,00, Bollati Boringhieri

di Romano Madera (l’Unità, 18.11.2010)

Jung lavorò al «Libro rosso» trascrizione in parole e immagini dei sogni e delle visioni che popolarono il suo «viaggio di esplorazione verso l’altro polo del mondo» per oltre sedici anni, dal 1913 al 1930, e ancora in tardissima età egli lo definì una sorta di presagio numinoso, l’opera di fondazione in cui aveva deposto il nucleo vitale e di pensiero della sua futura attività scientifica. Non volle mai autorizzarne la pubblicazione. Dopo la pubblicazione negli Usa lo scorso anno, ecco l’edizione italiana che inaugura una stagione nuova negli studi junghiani.

Il Libro Rosso di Carl Gustav Jung è un oggetto prezioso e bizzarro insieme. Averlo tra le mani comunica la sensazione di poter sfogliare un codice medioevale, riprodotto con la perfezione della fotografia e delle tecniche tipografiche più moderne. Ma il miniaturista lo ha decorato di immagini sfrenatamente oniriche, dipinte da una mano di inizio Novecento. Una volta, parlando con una sua paziente, Jung le suggerì di trascrivere e disegnare le sue fantasie nel modo più accurato possibile in un libro ben rilegato e costoso. Era quanto aveva fatto lui stesso dal 1913 in poi, prima nei Quaderni Neri e, in seguito, nel Liber Novus, conosciuto poi come Rosso per il colore del cuoio che ne raccoglieva le grandi pagine. Adesso è disponibile la traduzione italiana, edita da Bollati Boringhieri, che riproduce perfettamente, in facsimile, il testo calligrafico e le tavole disegnate da Jung, accompagnate da una utilissima introduzione del curatore, Sonu Shamdasani, lo studioso di storia della psicologia che sta dirigendo, per la fondazione internazionale Philemon, la pubblicazione dei numerosi inediti di Jung e la riedizione critica delle opere già conosciute.

Ma da dove nasce una dedizione così meticolosa ai propri processi interiori, ai sogni, alle fantasie in stato di veglia, ai pensieri che balenano in noi senza essere invitati? Jung sentì di non avere altra scelta che quella di confrontarsi, nel modo più franco e spietato, con lo scuotimento che faceva vacillare la fiducia nella sua stessa sanità mentale. Si decise a lasciar venire alla luce ciò che lo turbava, anzi, decise di trattarlo come l’ospite di maggior riguardo, consacrandogli il tempo e l’attenzione che un certosino medievale dedicava alla trascrizione e alla miniatura dei libri sacri.

Ne parlava come di un libro-cattedrale interiore, pur sapendo che molti, anche suoi colleghi psichiatri e psicoanalisti, avrebbero considerato il suo modo di procedere una tecnica che avrebbe poi chiamato immaginazione attiva, una specie di meditazione e registrazione dei dialoghi con le immagini spontanee della psiche come «una sorta di pazzia». Così scrive nell’ultima pagina, aggiunta nel 1959 e subito interrotta, due anni prima di morire, dopo aver lasciato, per decenni, incompiuto il suo testo. Jung seppe trarre da ciò che è massimamente inquietante una via nuova, nuova come il titolo latino del suo libro, una via insieme psicologica e spirituale.

Dall’ottobre del 1913 al luglio del 1914 si susseguono una serie di visioni e di sogni con un mare di sangue che inonda l’Europa, immagini di guerra, di assassinio, di spaesamento in terra straniera. Lo psichiatra in lui teme un esordio schizofrenico. Ma scoppia la Grande Guerra. Jung comincia a capire, per esperienza diretta, che un legame tanto insondato quanto possente tiene in comunicazione la psiche del singolo con il mondo, di più, che il mondo abita l’uomo, fin nel profondo. Il conflitto distruttivo collettivo lo minaccia così da vicino perché la sua vicenda personale entra in risonanza con esso: la rottura con Freud lo aveva lasciato orfano del padre elettivo; la sua vita familiare e affettiva era stata attraversata dalla difficile relazione di certo amorosa, forse anche sessuale con una sua geniale ex paziente, Sabina Spielrein.

Il Libro Rosso è l’elaborazione immaginale, narrativa e concettuale i tre registri si intrecciano continuamente nel testo di questo sciame sismico che annuncia la fine di un mondo, storico e biografico. Mentre la Grande Guerra seppelliva in un’ecatombe tutte le fantasie onnipotenti della borghesia illuminata europea, la personalità dello psichiatra di fama internazionale, del professionista benestante, dello scienziato, perdeva ogni attrattiva interiore e doveva dichiarare fallimento quanto al senso della vita.

Il libro incomincia così, con l’abbandono dello «spirito del tempo», legato al successo e alla fama, e con l’ascolto dello «spirito del profondo» che esige di immergersi negli enigmi eterni dell’esistenza: nascita e morte, amore e distruzione, bene e male, naturalità e divinità. Proprio su queste pagine si avvia un confronto con un interlocutore che rappresenta per Jung «un caso che fa epoca», Friedrich Nietzsche, l’annunciatore della morte di Dio e dell’avvento di Dioniso contro il Crocifisso.

In un capitolo intitolato Der Weg des Kreuzes la via della croce, uno dei più drammatici del libro, lo Zarathustra di Nietzsche è continuamente evocato e riconosciuto come una inconscia identificazione, posseduta da una rabbiosa violenza, con il crocifisso. E proprio colui che si voleva profeta della terra, Nietzsche-Zarathustra, rimane senza terreno sotto i piedi. Commenta efficacemente e lapidariamente Shamdasani, a proposito delle evidenti somiglianze strutturali fra Libro Rosso e Zarathustra, che là dove Nietzsche proclama la morte di Dio, Jung raffigura la sua rinascita nell’anima.

Shamdasani riporta nella sua «Introduzione» al Libro Rosso, gli appunti di conversazioni con Jung di Cary Baines, una analizzante, amica e collaboratrice, che aveva battuto a macchina nuove parti del testo. Nel gennaio del 1923 Baines scrive che le immagini di Elia e di Filemone, come altre, sembrano essere fasi di quello che Jung avrebbe chiamato «il maestro». Secondo Baines, Jung era sicuro che era questo stesso Maestro ad aver ispirato Buddha, Cristo, Mani, Maometto... e che questi si erano identificati con la sua figura. Identificazione dalla quale Jung era deciso a rimanere ben distante, perché convinto di essere soltanto uno psicologo che aveva capito quale era il processo in atto. Baines replicò che quel che si doveva fare era far capire al mondo la natura di questo processo di rivelazione del maestro, senza che altri credessero di poterlo mettere in gabbia e di averlo a loro disposizione.

-  Gli appuntamenti. Saggi, presentazione e un convegno a Milano
-  2 dicembre Uscirà il numero del quarantennale della «Rivista di Psicologia Analitica», diretta da Paolo Aite, intitolato «Nel crogiuolo junghiano», che contiene alcuni saggi su «Il Libro Rosso».
-  11 dicembre Alla Cappella Farnese di Bologna, «Il Libro rosso» verrà presentato da Laura Briozzo, Federico De Luca Comandini, Alfredo Lopez, Robert Mercurio, Giulia Valerio e Claudio Widmann. Lo stesso giorno ad Asciona, ne parleranno Riccardo Bernardini, Claudio Bonvecchio, Adriano Fabris, Fabio Merlini, Gianpiero Quaglino, Giovanni Sorge e Luigi Zoja
-  14 dicembre L’Università di Milano-Bicocca ospiterà una giornata di studi dedicata al «Libro Rosso» (tra i partecipanti, oltre a Romano Màdera filosofo e psicoanalista, docente all’Università Bicocca di Milano Giovanni Sorge, Fabio Madeddu, Lella Ravasi, Silvia Lagorio, Claudia Baracchi, Franco Livorsi, Uber Sossi).


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