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INDIVIDUAZIONE. Dopo quasi un secolo pubblicata l’opera in cui Carl G. Jung tentò di capire l’inconscio a partire dalle sue visioni e fantasie.

COME JUNG DIVENNE JUNG. Dai "Libri Neri", il "Libro Rosso, o "Liber Novus". Una nota di Sonu Shamdasani e una pagina di Jung - a cura di Federico La Sala

Il Liber Novus presenta il prototipo del processo di individuazione, da lui considerato la forma universale dello sviluppo psicologico individuale.
sabato 24 ottobre 2009 di Federico La Sala
[...] Nel Libro Rosso sono discussi una serie di temi, tra cui: la natura della conoscenza di sé, l’importanza del pensare e del sentire e i tipi psicologici, la relazione tra virilità e femminilità interna ed esterna, l’unione degli opposti, la solitudine, l’importanza del sapere e dell’imparare, lo stato della scienza, il significato dei simboli e come si deve interpretarli, la pazzia, la pazzia divina e la psichiatria, l’imitazione di Cristo, la natura di Dio e degli dei, Nietzsche, la (...)

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> COME JUNG DIVENNE JUNG. --- E Jung divorziò dalla scienza. l lato oscuro del celebre maestro è legato alle derive parapsicologiche e spiritualistiche, enfatizzate poi da molti dei suoi allievi (di Maurilio Orbecchi)

mercoledì 8 giugno 2011

E Jung divorziò dalla scienza

Anche la teoria degli archetipi perse parte delle sue basi biologiche

Il lato oscuro del celebre maestro ha poco a che fare con le influenze lamarckiane E’ legato alle derive parapsicologiche e spiritualistiche, enfatizzate poi da molti dei suoi allievi

La crisi. La psicologia analitica junghiana si è allontanata dalla scienza e la figura del «maestro» è stata presentata dai suoi seguaci con caratteristiche filosoficoreligiose e trasformata in una specie di icona e in un punto di riferimento per i culti New Age

di Maurilio Orbecchi (La Stampa, 08.06.2011)

Il più frequente rimprovero rivolto a Carl Gustav Jung è stato di confondere e compendiare, nel suo concetto d’inconscio collettivo, due elementi del tutto differenti: l’eredità dei meccanismi che forniscono i prerequisiti di base delle idee e dei comportamenti insieme con i ricordi di quanto era accaduto nel corso dei tempi alle varie popolazioni umane.

La prima è una posizione coerente con la sintesi moderna dell’evoluzionismo, la seconda è un residuo del lamarckismo più ingenuo: la credenza nella trasmissione dei caratteri acquisiti, compresa la memoria. Non sono osservazioni dettate da pregiudizio: le posizioni evoluzionistiche di Jung soffrono davvero di alcune confusioni lamarckiane, comuni in quei tempi, tanto che alcune si trovano nello stesso Darwin.

La scarsa considerazione della sua psicologia da parte degli scienziati non va quindi attribuita a questi errori. La psicologia freudiana, le cui basi evoluzionistiche sono fondate sul ricordo delle esperienze ancestrali, è molto più ingenuamente lamarckiana di quella junghiana. Nonostante ciò, la psicoanalisi, pur scientificamente non accettata, non è considerata con la stessa supponenza che la comunità scientifica riserva allo junghismo. I motivi del rifiuto vanno invece ricercati nelle posizioni parapsicologiche e spiritualistiche di Jung, alle quali vanno aggiunte le polemiche dei suoi ultimi decenni contro la scienza, un atteggiamento che l’ha reso uno dei principali precursori del pensiero postmoderno.

Probabilmente, però, il fattore che più ha pesato per l’opposizione scientifica nei suoi confronti è stata la creazione di una scuola e di un’ associazione che hanno sviluppato le parti più retrive del suo pensiero con caratteristiche di isolamento tribale (tipiche delle scuole private di psicoterapia) che ignorano le confutazioni scientifiche delle ipotesi del loro maestro. Questo stato di cose ha portato a un atteggiamento terapeutico che caratterizza la corrente culturale e artistica chiamata «realismo magico», tanto che oggi si può affermare che il realismo magico non definisce solo un genere letterario e pittorico, ma anche un modo di esercitare la psicoterapia.

Per questo insieme di motivi la psicologia analitica junghiana si è allontanata dalla scienza e la figura di Jung è stata presentata dai suoi seguaci con caratteristiche filosofico-religiose e trasformata in una specie di icona, un punto di riferimento per i culti New Age.

Certo, Jung credeva nella parapsicologia. Ma occorre ricordare che le ricerche parapsicologiche appassionavano allora moltissimi studiosi, al punto da essere quasi endemiche nel mondo della psicologia di quel periodo. Paradossalmente, era stato proprio il clima positivistico a rilanciare gli studi parapsicologi, perché gli scienziati volevano ricondurre entro un orizzonte scientifico tutto quanto ritenevano potesse esistere, inclusi i fantasmi. In quegli anni, perfino il grande psicologo darwiniano William James arrivò a fondare una società parapsicologica; lo stesso Freud sosteneva l’esistenza della telepatia e l’eminente biologo Alfred Russel Wallace, co-scopritore con Darwin della selezione naturale, credeva negli spiriti.

Erano anni precedenti alla diffusione del «debunking», termine che si può tradurre con smascheramento scientifico di questi fenomeni, tanto che, in quegli anni, prestigiose università istituivano cattedre di parapsicologia, un termine coniato nel 1889 da Max Dessoir, professore all’Università di Berlino. Fino agli Anni 50 del secolo scorso Joseph Banks Rhine, della prestigiosa Duke University, pubblicava rigorosi lavori scientifici che si riteneva dimostrassero l’esistenza della telepatia. Jung, come tanti altri, era rimasto impressionato da questi esperimenti e scrisse il suo lavoro sulla sincronicità, le coincidenze significative che a suo avviso non sarebbero casuali (la credenza che sta a fondamento delle religioni New Age), proprio sulla base dei risultati pubblicati da Rhine. Con dispiacere osserviamo che, con l’avanzare della sua età, le citazioni di William James scompaiono mentre fioriscono quelle di Rhine.

In Jung gli spiritualismi hanno indubbiamente pesato in modo maggiore rispetto ad altri autori. Il suo progressivo allontanamento dalla scienza è evidente nel corso degli anni, al punto che perfino le stesse teorie dell’inconscio collettivo e degli archetipi, nate con solide fondamenta biologiche, furono trasformate in teorie spiritualiste. Dal punto di vista scientifico il percorso di Jung e la sua psicologia, ossia ciò che lui chiama la sua «individuazione», appaiono più come un’involuzione che un’evoluzione.

Eppure, nulla toglie che, per l’effettivo valore teorico ed euristico di tante sue descrizioni, nonché per l’attualità della sua psicologia evoluzionistica, rifiutare interamente l’opera di Jung a causa dello spiritualismo è davvero, come si usa dire in questi casi, buttare via il bambino con l’acqua del bagno.

Maurilio Orbecchi, psicoterapeuta


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