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DEMOCRAZIA E CRISTIANESIMO. CON LA COSTITUZIONE IL POPOLO ITALIANO HA FATTO "LA RIFORMA" (E HA INIZIATO A "CONTARE OLTRE L’UNO"), MA NE’ I CATTOLICI NE’ I LAICI LO HANNO CAPITO. A PIETRO SCOPPOLA, CHE AVEVA COMINCIATO A CAPIRLO ..... IN SUA MEMORIA

BARBARA SPINELLI CERCA DI CORREGGERE GIOVANNI PAOLO II, MA FA FATICA SENZA LA LEZIONE DEI "DUE SOLI" DI DANTE E DEI "DUE LIBRI" DI GALILEI. Un brano dal suo pamphlet : "Una parola ha detto Dio, due ne ho udite. Lo splendore delle verità" - a cura di Federico La Sala

PER "CONTARE OLTRE L’UNO" E ANDARE AL DI LA’ DEI FONDAMENTALISMI LAICI E RELIGIOSI, E’ NECESSARIA UNA SECONDA "RIVOLUZIONE COPERNICANA".
lundi 21 septembre 2009 par Federico La Sala
[...] Mill ricorda come la stessa Chiesa cattolica romana, quando decide di canonizzare un fedele trapassato, intenti nei suoi confronti un processo (un processo di trial and error, direbbe Popper, di prova ed errore) e giunga persino a istituire la figura, contrapposta al relatore, dell’avvocato del diavolo e delle sue animadversiones. Anche se travestito da diavolo, il pubblico ministero ha il diritto di cercare ogni possibile falla nel discorso dominante - nel caso specifico sulla (...)

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>LA LEZIONE DEI "DUE SOLI" DI DANTE E DEI "DUE LIBRI" DI GALILEI. --- Una parola ha detto Dio (ma quale Dio ?!), due ne ho sentite (di Mirella Camera)

jeudi 14 février 2013


Una parola ha detto Dio, due ne ho sentite

di Mirella Camera

in “a latere...” (http://alatere.myblog.it) del 13 febbraio 2013

Questo versetto del Salmo 61, stupenda apertura alla vastità della comprensione a cui Dio ci chiama e perentorio invito all’uso della nostra libertà, secondo me può illustrare a meraviglia perché oggi Benedetto XVI sia un testimone eroico e coraggioso, nell’interrompere il suo ministero prima che esso possa venire devastato dalla mancanza “del vigore del corpo e dell’animo”, nello stesso modo in cui Giovanni Paolo II è stato un testimone eroico e coraggioso nel portare avanti il suo ministero fin dentro all’estremo scandalo della sua malattia devastante.

Due scelte non solo diverse, ma addirittura opposte. E noi, abituati oramai da tempo alla logica del bipolarismo e della contrapposizione o, peggio, dello scontro a tutti i costi - perfino nelle cose dello spirito - rischiamo di rimanere disorientati.

Anche il timore di indulgere un po’ troppo al relativismo, il nuovo terribile peccato dei nostri tempi secondo Ratzinger, finisce per spingerci a trovare sempre un’unica, ortodossa chiave di lettura per i nostri giudizi e per i comportamenti degli altri.

Dunque, qual’è la scelta giusta ? Chi ha fatto bene e - di conseguenza - chi ha sbagliato ? Invece no. E’ assurdo contrapporre le due scelte e pretendere di trovare argomenti che ne giustifichino solo una, escludendo l’altra.

Il bello della vocazione umana è che non è una lista della spesa. Questo magari è quello che vorrebbero i Grandi Inquisitori di tutti i tempi : ti sollevano dal "peso" della libertà per evitarti la fatica del discernimento, ti dicono cosa fare e cosa non fare, ti depredano della tua responsabilità dicendoti che è un fardello troppo pesante, creano regole e dottrine come labirinti intorno alla coscienza in modo che alla fine, stremato, tu gliela consegni.

Ma la vocazione umana è un cammino verso il bene esercitato sempre e solo nella libertà di ciascuno.

In una recente omelia, un amico ha scritto :

Rabbi Bar di Radoschitz supplicò un giorno il suo maestro Rabbi Giacobbe di Lublino : "Indicami un cammino universale al servizio di Dio !" : Ed il maestro rispose : "Non si tratta di dire all’uomo quale cammino deve percorrere, perché c’è una via in cui si segue Dio con lo studio e un’altra con la preghiera, una con il digiuno e un’altra mangiando. E’ compito di ogni uomo conoscere bene verso quale cammino lo attrae il proprio cuore e poi scegliere quello con tutte le forze".

Un discepolo chiese al Rabbi di Zloczow : "Quando la mia opera raggiungerà quella dei Padri Abramo, Isacco, Giacobbe ?". Ed Egli rispose :"Ciascuno in Israele ha l’obbligo di riconoscere di essere l’unico al mondo : se infatti fosse già esistito un uomo identico a lui, egli non avrebbe motivo di essere al mondo. Ogni uomo è cosa nuova nel mondo e deve portare a compimento la propria natura in questo mondo. Finché questo non accade, sarà ritardata la venuta del Messia".

Rabbi Sussja, in punto di morte, disse : "Nel mondo futuro non mi si chiederà perché non sono stato Mosè, ma perché non sono stato Sussja !".

Sembrerebbe semplice. E forse lo è, visto che i bambini ci riescono benissimo. Ma più si accumulano sovrastrutture sull’anima e sulla mente, più diventa difficile. E dopo ci vuole un vero lavoro di liberazione.

Figuriamoci per un papa, con addosso un fardello secolare di cultura esegetica, teologia, precettistica, dottrina, normative, protocolli e quant’altro. Senza contare fardelli più mondani come le opportunità “politiche”, il giudizio umano, l’incomprensione, le paure dello scandalo, la perdita del potere, il timore del cambiamento.

E forse, il peggio di tutto in questo caso, l’esempio eroico e recentissimo di un altro papa, che ha scelto di mostrare con coraggio la malattia, la decadenza e la debolezza umana per riscattarne la dignità di fronte a un mondo ostile verso tutto ciò che lo mette in crisi con domande spiacevoli, scomode e ultime.

Papa Ratzinger è riuscito a sciogliere questa montagna di legami e a disfarsi di tutte le sovrastrutture che gli stavano addosso. E persino a sottrarsi all’ultima tentazione, il paragone con la croce mirabilmente portata al suo predecessore.

Si è liberato e ha deciso di percorrere la sua via. Il teologo ha deposto la sua scienza, il papa si è spogliato dei panni del suo ruolo e l’uomo ha contemplato la realtà, semplicemente : non ce la faccio più, le forze mi mancano, sono vecchio. Il mare è in burrasca, le onde ci sbatacchiano. Devo passare la mano e affidare il timone a qualcun altro. Quel che posso fare ora è pregare (cosa non da poco). Grande Benedetto, questo tuo gesto di libertà finale è il più profondo insegnamento del tuo pontificato.


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