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UN PAESE CON "DUE PRESIDENTI"!!! BERLUSCONI CONTINUA A CANTARE LA "SUA" CANZONE. IL PRESIDENTE DELLA "REPUBBLICA", DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’", SONO IO: "FORZA ITALIA" ... E CONTINUA AD ATTENTARE ALLA VITA DELLE ISTITUZIONI DEMOCRATICHE E REPUBBLICANE.

ABUSO ISTITUZIONALE DEL NOME "ITALIA" DA PARTE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: DIMISSIONI SUBITO. Un appello - a c. di Federico La Sala

STORIA D’ITALIA, 1994-2011: LA LUNGA OFFESA E LA DEVASTANTE OFFENSIVA DEL CAVALIERE DI "FORZA ITALIA" CONTRO L’ITALIA.
martedì 8 novembre 2011

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> ABUSO ISTITUZIONALE DEL NOME "ITALIA" ---- Spatuzza: «Così ci misero in mano il paese» (di Mariagrazia Gerina)

sabato 5 dicembre 2009

Spatuzza: «Così ci misero in mano il paese»

di Mariagrazia Gerina *

Un brusio accompagna l’ingresso nell’aula del pentito che accusa Berlusconi e Dell’Utri. Gli occhi di tutti sono puntati su di lui, Gaspare Spatuzza, «u tignusu». Le telecamere sono voltate dall’altra parte. «Per motivi di protezione, non potete riprenderlo», ricorda il giudice, aprendo l’udienza straordinaria, richiesta dalla Procura di Palermo, nell’ambito del processo d’appello al senatore dell’Utri. Per ascoltarlo, difesa, accusa, giudice, si sono trasferiti a Torino, nella maxi-aula, bonificata prima dell’inizio dell’udienza. A sentire la sua deposizione sono accorsi giornali e tv di mezzo mondo. «Innazitutto, buongiorno. Accetto di rispondere», esordisce, con un pizzico di ironia, l’autore «sei o sette stragi, omicidi, sequestri di persona e altro».

Una prima assoluta. Anche se almeno tre procure fin qui - Caltanissetta, Palermo stessa, Firenze - lo avevano già sentito. Ma mai in un’Aula. Spatuzza dissimula perfettamente la tensione. E da come indugia su certi sicilianismi sembra persino compiaciuto. Parla di tutto. Anche della sua conversione. Quando decise «di abbracciare Dio e rinnegare Mammona». Della sua «missione»: «Restituire verità alla storia». Dei timori: «Bisogna vedere le date, nel momento in cui inizio i colloqui mi trovo come primo ministro Berlusconi e come ministro della Giustizia uno che io vedevo come un vice di Dell’Utri».

Ci vogliono quattro ore perché il racconto del pentito si dipani tutto. Dalla strage di Capaci - «per cui, me ne vergogno, ma abbiamo gioito» - al fallito attentato allo Stadio Olimpico. Dall’appoggio ai socialisti: «Nell’87 Giuseppe Graviano mi disse che dovevamo sostenere i candidati socialisti alle elezioni, il capolista era Claudio Martelli. A Brancaccio facemmo di tutto per farli eleggere e i risultati si videro: facemmo bingo». Ai rapporti della famiglia Graviano con Berlusconi e dell’Utri. Il pentito li cita esplicitamente. A parlargli di loro è il boss di Brancaccio, Gisueppe Graviano, «un padre per me». È l’inizio della famosa «trattativa» di cui parla Spatuzza. Sullo sfondo, una scia di sangue e di morti da far rabbrividire: San Giorgio al Velabro, via dei Georgofili, via Palestro...

Tutto ha inizio con un incontro al Bar Doney, a via Veneto. È il ’94. «Giuseppe Graviano (il boss di Brancaccio ndr) indossava un cappotto blu, aveva un atteggiamento gioioso, come se gli fosse nato un figlio», racconta Spatuzza: «Mi dice che avevamo chiuso tutto e ottenuto quello che cercavamo, grazie alla serietà delle persone che portavano avanti questa cosa e che non erano come quei quattro crasti dei socialisti che si erano presi i voti e poi ci avevano fatto la guerra». Chi erano quelle persone? In quella occasione, spiega Spatuzza «Graviano mi parla di Berlusconi. Quello del Canale 5? Sì mi rispose Graviano. Mi disse che c’era anche un nostro compaesano Dell’Utri e che grazie alla serietà di queste persone ci avevano messo il paese nelle mani».

Prima ancora, però, c’era stato un altro incontro tra Graviano e Spatuzza. Località Campo Felice di Roccella. Siamo alla fine del ’93, dopo gli attentati di Roma, Firenze e Milano. «Ci stiamo portando appresso morti che non ci appartengono», racconta di aver detto a Giuseppe Graviano Gaspare Spatuzza, in quell’occasione. La risposta di Graviano fu: «È bene che ce li portiamo dietro, così chi si deve muovere si dà una smossa». Se gli attentati vanno a buon fine «ne avremo tutti dei benefici, compresi i carcerati». Chi era questa entità che si doveva dare una smossa?, gli domanda il procuratore di Palermo Nino Gatto. «Graviano allora non me lo disse».

«È solo a Campo Felice che apprendo dell’esistenza di una trattativa», spiega Spatuzza. «Ed è solo al Bar Doney che apprendo i nomi di Berlusconi e Dell’Utri», ribadisce agli avvocati della difesa, che cercano di inchiodarlo alle contraddizioni. E con i giudici quei nomi non li fa prima del giugno 2009, ribandisce. «Non in relazione alle stragi, prima avevo solo disseminato degli indizi».

Indizi. Come la Standa a via Brancaccio. O la storia del cartelli pubblicitari, che - secondo Spatuzza - portano dritti a Berlusconi e Dell’Utri. «Non parlo per un sentito dire al mercato ortofrutticolo, per Graviano è un padre».

Poi trasformati in vere e proprie accuse contro Berlusconi e dell’Utri. «Voglio contribuire alla verità storica», assicura Spatuzza.

Menzogne, accuse folli, spazzatura, attacchi mafiosi, dice il coro che si leva a difesa del Cavaliere. Intanto però anche Palazzo Chigi trema. E l’affaire Spatuzza finisce dritto-dritto in Consiglio dei ministri. «È folle quello di cui mi accusano, sono cose incredibili: il nostro è il governo che ha fatto di più contro la mafia», tuona Berlusconi, spronando i suoi alla reazioni. Maroni, in particolare. A cui chiede per l’ennesima volta di elencare i risultati dell’esecutivo nella lotta alla criminalità. Intanto parte il fuoco di fila delle dichiarazioni. Capezzone e Gasparri fanno a gara. «Un circo che sputtana il paese», dice l’ex radicale. «Altro che Spatuzza spazzatura», tenta il gioco di parole l’ex colonnello di An. Bonaiuti assicura: «La mafia attacca Berlusconi perché lui l’ha combattuta più di chiunque altro».

Seduta aggiornata al prossimo 11 dicembre, quando al processo Dell’Utri, che per quel giorno avrà fatto ritorno a Palermo, saranno sentiti i boss tirati in ballo da Spatuzza. Dai fratelli Graviano a Cosimo Lo Nigro. E il suo racconto sarà verificato con le loro testimonianze.

* l’Unità, 05 dicembre 2009


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