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AFRICA, CRISTIANESIMO, E "DIO" DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. Una gerarchia senza Grazie (in greco, Χάριτες - Charites) e un papa che scambia la Grazia ("Charis") di Dio ("Charitas") con il "caro-prezzo" del Dio Mammona (Benedetto XVI, "Deus caritas est") aprono i lavori ...

SINODO VESCOVI AFRICANI. IN SAN PIETRO ARRIVANO LE "CHARITES" NERE, LE SORELLE DI "ATENA NERA" E DELLA "REGINA DI SABA", MA IL PAPA TEOLOGO NON LE RICONOSCE E CONTINUA A PARLARE DI "AMORE" COME "CARITAS" ("AFFARE"). Una nota sull’evento - a cura di Federico La Sala

Due "pericolose patologie" stanno intaccando l’Africa: il materialismo dell’Occidente, colpevole di un "colonialismo mai del tutto terminato", e il fondamentalismo religioso.
sabato 3 ottobre 2009 di Federico La Sala
[...] Una parte della Chiesa africana, i 244 vescovi che partecipano al Sinodo e un gran numero di religiosi e religiose che li accompagnano, ha riempito oggi la Basilica di San Pietro. Una platea di cattolici giovani, pieni di fervore, che hanno riempito le immense navate di musica, lingue, colori, accenni di danza. Una vitalità che, lo si è visto anche durante il viaggio in Camerun e Angola nel marzo scorso, strappa gioiosi sorrisi al pontefice, e dimostra, senza alcun dubbio, che (...)

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> SINODO AFRICANO. -- Si tratta di un evento eccezionale nella vita della Chiesa che durerà per quasi tutto il mese di ottobre. L’assise terminerà il giorno 25, dopo ben tre settimane intense di lavori. L’assemblea concentrerà i suoi sforzi principalmente su - la cultura, la famiglia e l’infanzia.

mercoledì 7 ottobre 2009


-  «Razionalizzare la fede»
-  La vera posta in gioco
-  Al Sinodo sull’Africa un mini concilio

di Benedetto Ippolito (il Riformista, 07.10.2009)

Nel continente in trent’anni i cristiani sono passati da 55 a 146 milioni. Dal 1994 al 2008 sono stati uccisi 521 missionari. I 244 padri sinodali, i 29 esperti e i 49 uditori si interrogheranno soprattutto su cultura, famiglia e infanzia. Spiega padre Massimo Cenci, sottosegretario della congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, che la novità emersa dopo la decolonizzazione è che non esiste un’ostilità della cultura popolare al cristianesimo, anzi. La sfida, come dice il Papa, è liberare l’istintiva religiosità naturale dall’irrazionalità.

Si è aperta, all’inizio di questa settimana, la seconda assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi per l’Africa. Si tratta di un evento eccezionale nella vita della Chiesa che durerà per quasi tutto il mese di ottobre. L’assise terminerà il giorno 25, dopo ben tre settimane intense di lavori. L’arcivescovo Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi, qualche giorno fa ha spiegato, in un briefing tenuto presso la Santa Sede, che all’origine di questo secondo storico appuntamento ecclesiale vi è la rilevante espansione che la fede cristiana sta avendo, recentemente e con intensità, in tutto il continente. «Malgrado più di 521 missionari siano stati uccisi solo dal 1994 al 2008 - ha osservato il prelato - il processo di evangelizzazione è stato assolutamente straordinario, triplicando il numero dei cristiani, in poco più di trent’anni, dai 55 milioni del 1978 ai 146 milioni del 2007». Al centro degli obiettivi vi è, quindi, un’analisi e un confronto delle diverse dinamiche di questa vigorosa evangelizzazione, in paragone a quanto accade nel resto del mondo. I partecipanti sono 244 padri sinodali, quasi tutti vescovi, di cui ben 197 sono provenienti direttamente dall’Africa, mentre 47 da altri continenti. A essi si sono aggiunti, poi, 29 esperti e 49 uditori, tra uomini e donne, che assisteranno all’intero dibattito.

Si tratta di un mini concilio, il cui significato è stato spiegato con grande efficacia da Benedetto XVI domenica scorsa, durante la Messa di apertura dell’Assemblea. Il Papa ha rimarcato il peculiare ruolo di «polmone spirituale» che l’Africa rappresenta «per un’umanità in crisi di fede e di speranza». La forza straordinaria della mentalità africana è di essere, con la sua prorompente spiritualità popolare, una costante provocazione per il materialismo pratico occidentale, sopraffatto da un pensiero relativista, edonista e nichilista.

Le linee programmatiche dei lavori, tracciate dal Pontefice, sono state riprese lunedì scorso, nell’aula del Sinodo, dal cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della congregazione del Culto divino. Egli ha ricordato le profonde novità presenti nell’ordine del giorno dell’attuale assemblea rispetto alla precedente, svoltasi nel 1994 sotto la guida di Giovanni Paolo II. Non solo, in effetti, il ruolo della Chiesa è profondamente cambiato in questo lasso di tempo, ma l’Africa stessa costituisce oggi una chiave di volta per lo sviluppo di tutto il mondo globalizzato, non solo a causa dei suoi drammi, ma anche e soprattutto per le sue immense potenzialità umane.

L’assemblea concentrerà i suoi sforzi principalmente sui tre principali aspetti dello sviluppo dell’Africa: la cultura, la famiglia e l’infanzia.

Padre Massimo Cenci, sottosegretario della congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli, ha chiarito che «queste tre aspettative della società africana sono affiorate massimamente dopo la fine della colonizzazione, quando cioè i diversi popoli africani hanno conquistato una loro lenta e progressiva autonomia dall’Occidente». La grande novità è stata la scoperta, fatta soprattutto dai religiosi e i missionari, che non esisteva una reale opposizione della cultura popolare al cristianesimo. Men che meno, ostilità. La popolazione africana, con la propria affascinante semplicità, possiede, infatti, un’istintiva «fede in Dio creatore», che rivela una diffusissima e sbalorditiva anima religiosa di base.

D’altra parte, il risveglio della spiritualità è un fenomeno umano e sociale che si palesa di continuo un po’ ovunque a sud del Mediterraneo. In Senegal, ad esempio, «la Chiesa nazionale, che per decenni è stata teatro di missioni, è divenuta ormai da anni a sua volta missionaria, capace cioè di dare quanto ha ricevuto agli altri, espandendo la fede cristiana altrove, sia per mezzo delle tante vocazioni sacerdotali e sia mediante l’emigrazione delle persone dappertutto».

Si è consolidata una forma di «fede popolare istintiva», la quale purtroppo non riesce sempre a liberarsi con facilità dall’irrazionalità delle credenze superstiziose e delle ritualità magiche. Di qui lo sforzo, più volte ricordato da Benedetto XVI, di un efficace e perseverante impegno per «razionalizzare la fede», cercando di far emergere una riflessività culturale molto spesso sommersa e sopita dalla mancanza di istruzione e formazione.

Particolarmente indicativa, in questo senso, è la situazione del Ghana. Un collaboratore di padre Cenci, nativo dello Stato centrafricano, ha illustrato la particolare importanza che ha la famiglia monogamica per la stabilità della società. La maggior parte della comunità nazionale ha trovato nella famiglia di Nazaret un modello etico ideale, benché i cristiani non superino il 7 per cento della popolazione. Anche i musulmani, per ragioni culturali, privilegiano quasi esclusivamente relazioni esclusive uomo-donna, tendendo a non separarsi e a non risposarsi, benché possano farlo. Questa stabilità sentimentale ha garantito così una facile diffusione del cristianesimo, che è percepito come una sorta di morale naturale, ancorata al buon senso e alla pratica ordinaria delle virtù.

Un grande problema al centro degli interessi dei vescovi africani è, però, certamente la corruzione politica. Un Paese come il Congo, ad esempio, pur avendo una situazione sociale di partenza analoga alla precedente, è dissanguato da una politica antidemocratica, fortemente influenzata da interessi economici occidentali. Il conflitto dell’Ituri, ancora in corso e nato a seguito della guerra civile, ha prodotto un tragico genocidio negli anni dal 1999 al 2007, con lotte tribali fomentate dagli interessi economici delle grandi multinazionali, di cui il Governo locale si è reso complice ed esecutore militare.

Uno degli obiettivi capitali che si propone questa assemblea straordinaria, prima ancora dell’emergenza educativa e del consolidamento democratico, è l’emergenza della fame e delle epidemie. Nel primo caso, la maggioranza dei Paesi africani non può godere dell’uso di strumenti tecnologici adeguati, finendo per non consumare se non in rari casi e non vedere quasi mai distribuite tra i cittadini neanche le risorse alimentari necessarie alla sopravvivenza dei bambini. Nel secondo caso, la cura delle malattie mortali manca completamente di risorse indispensabili per fronteggiarne l’espansione. In questo frangente, le ricette occidentali, incluso l’invio di profilattici, mostrano tutta la loro debolezza e miopia. Non soltanto affezioni banali come la malaria seminano molti più morti dell’Aids, ma la vera soluzione al flagello è costituita dal rafforzamento della morale familiare, sentita da tutti come una risorsa indispensabile per la sopravvivenza. Non a caso, le parole del Papa contro l’uso dei profilattici, durante il suo recente viaggio in Africa, hanno trovato approvazione unanime dell’opinione pubblica africana, compresi i capi musulmani; mentre hanno avuto una disapprovazione da parte del Belgio, che è tra i massimi produttori di anticoncezionali nel mondo.

Una convinzione ultima, in definitiva, è particolarmente popolare nel continente, ossia che la «Chiesa vuole il bene dell’Africa». Se non altro per ciò, più di un miliardo di persone dimenticate da tutti guarderanno con speranza a questo importante ottobre ecclesiale romano che li farà essere protagonisti del mondo, almeno per una volta.


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