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MEMORIA FILOLOGICA E TEOLOGICA. GESU’, IL FIGLIO DELLA GRAZIA EVANGELICA ("CHARITAS") O IL "TESORO" DI "MAMMONA" ("CARITAS") E DI "MAMMASANTISSIMA" DEI FARAONI ?!!

PACE IN TERRA: LA BUONA NOVELLA E "IL NATALE" ILLUMINATO DALL’INFINITA E PLURALE GRAZIA DI DIO ("CHARITAS"). L’INNO ALLA "CARITÀ" DI SAN PAOLO. Testo (1 Corinzi 13) in italiano, latino, inglese - a cura di Federico La Sala

"IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS": LA CARITÀ dal GRECO (χάρις - χάριτος: "chàris" - "chàritos"; accusativo pl.: " χάριτας" - “chàritas” - dono, grazia) NON dal LATINO (“Caritas” - da “carus”, che - come nell’ italiano, "caro" - ha il doppio senso di “affetto” e "caro-prezzo" ... e richiama le "carenze" affettive ed economiche e la "carestia" - e non l’eu-charis-tia"!!!).
domenica 13 dicembre 2009 di Federico La Sala
"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST"(1 Gv., 4.1-8)
"Carissimi, non prestate fede a ogni spirito (...) Dio è Amore" (1 Gv., 4, 1-8)
BUONA NOTIZIA: BUON NATALE!!! ECCO COME AVVENNE LA NASCITA DI GESU’ CRISTO.


"Charitas Deus est" (I Joan. 4,8):
SANT’AMBROGIO - AMBROSIUS, In Epistolam Beati Pauli Ad Corinthios Primam, Caput XIII, Vers. 4-8. (...)

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> L’INNO ALLA "CARITA’" ---- LA GRAMMATICA, LO PSEUDONIMO DI DIO, E .... LA PARTITA DOPPIA.

venerdì 30 settembre 2011

LA GRAMMATICA

di Gianfranco Ravasi (Avvenire, 30.09.2011)

Il rabbí di Gher raccontava: «Da ragazzo non volevo applicarmi allo studio della grammatica perché la consideravo una scienza come tante altre. Più tardi, invece, mi ci sono dedicato con passione perché ho visto che i segreti della Bibbia sono legati ad essa».

Sono stato per anni docente di esegesi biblica; ho passato buona parte della mia vita a studiare le Sacre Scritture e, anche se ora la mia missione è un’altra, considero sempre il santo di oggi, Girolamo, il mio ideale patrono. Non c’è bisogno di spiegare che questo personaggio dal carattere piuttosto rubesto, morto il 30 settembre del 420 nell’aspra solitudine delle grotte di Betlemme, è stato il più famoso traduttore e studioso antico della Bibbia. Io, però, sono ricorso - per commemorarlo - a uno degli apologhi che il filosofo Martin Buber ha raccolto nei suoi Racconti dei Chassidim.

Un maestro ebreo, appartenente a questa corrente mistica mitteleuropea, ammoniva il suo discepolo sulla necessità dello studio della grammatica. Apparentemente essa è arida, è un sistema di regole, è un minuzioso gioco a incastro di elementi variabili secondo le diverse lingue. Eppure, è l’ossatura senza la quale il pensiero si sfalda, la bellezza si scolora, il messaggio si estingue. Un altro scrittore cristiano del VII secolo,

Massimo il Confessore, dichiarava: «Se non conosci le parole [umane] della Scrittura, come potrai raggiungere la Parola [divina]?». Come accade in Cristo che è Verbo divino ma è anche «carne», cioè linguaggio e realtà umana, così è per la Bibbia. Per questo, l’antica tradizione ecclesiale ha sempre esaltato come fondamentale - prima di ogni senso «spirituale» - il senso «letterale», e Lutero ribadiva che il «grammaticale» è il primo dato teologico e non solo letterario. Riflettano quelli che si vantano di letture bibliche solo «spiritualistiche», senza «grammatica»!

LO PSEUDONIMO DI DIO

di Gianfranco Ravasi (Avvenire,29/09/2011)

Se pensassimo a tutte le fortune che abbiamo avuto senza meritarle, non oseremmo lamentarci.

«Il caso è lo pseudonimo di Dio quando non si firma personalmente». A dire questo era uno scrittore francese non particolarmente religioso, Anatole France. A ribadire l’idea, ma da un’altra angolatura, è il suo conterraneo e contemporaneo (Ottocento) Jules Renard al cui Diario abbiamo già attinto in passato. Egli parla piuttosto di «fortuna» che regge tanti momenti della nostra vita, ma non osa esplicitare il nome sottinteso, Dio.

Se in un’ideale doppia partita oggettiva dovessimo con rigore elencare beni e mali della nostra vita, siamo proprio sicuri di aver diritto a quella tiritera inesorabile di lamenti che ci scambiamo quando ci incontriamo? Facile è segnare le prove perché si infiggono nell’anima e nella carne; i doni e le gioie sono, invece, come acqua che scorre su una pietra.

Cerchiamo, allora, di esercitarci ogni giorno a dire almeno un grazie e non solo a Dio, ma anche a tutti coloro che ci riservano un gesto di cordialità, un aiuto, una parola calorosa.

Proviamo a ricordare un evento grande della nostra vita che ci è stato donato e che abbiamo forse archiviato, quasi ci fosse dovuto: lo farò io per primo, ricordando la grazia dell’episcopato che ho ricevuto proprio oggi, il 29 settembre di quattro fa, dalle mani di Benedetto XVI.

Tentiamo anche di cogliere il valore dei favori che consideriamo ovvi e scontati: l’aria, l’acqua, la bellezza del mondo, le amicizie e così via. Lunga è la lista "bianca" da accostare a quella "nera" delle amarezze. Aristotele - narra Diogene Laerzio - interrogato «su che cosa invecchia e muore presto», rispose lapidario: «La gratitudine».


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