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PER L’ITALIA. DANTE ALIGHIERI A LUCIA, A BEATRICE, A MARIA - LA PIENA DI GRAZIA ("KE-CHARITO-MENE") ....

SOCCORRETE L’ITALIA : AL GOVERNO DELLA CHIESA UN PAPA CHE PREDICA CHE GESU’ E’ IL FIGLIO DEL DIO "MAMMONA" ("Deus caritas est") E AL GOVERNO DELL’ **ITALIA** UN PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (camuffato da "Presidente della Repubblica") CHE CANTA "Forza Italia" (1994-2009). Lentamente muore !!! - di Federico La Sala

L’amor (charitas) che muove il Sole e le altre stelle ... non ha niente a che fare con "mammona" ("caritas"), "mammasantissima", "padrini", e... " ’ndranghatia".
mercredi 16 décembre 2009 par Federico La Sala


"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE...
DEUS CHARITAS EST" (1 Gv., 4. 1-8).
CARISSIMI, NON PRESTATE FEDE A OGNI SPIRITO ...
DIO E’ AMORE (1 Gv., 4. 1-8).

IL NOME DI DIO. L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"
L’amor (charitas) che muove il Sole e le altre stelle ... non ha niente a che fare con "mammona" (...)

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> SOCCORRETE L’ITALIA ----- siamo già qui a officiare il funerale del « normale e civile confronto » invocato dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano (di Michele Brambilla -La farsa della pace).

mercredi 16 décembre 2009

La farsa della pace

di MICHELE BRAMBILLA (La Stampa, 16/12/2009)

Com’era facilmente prevedibile, siamo già qui a officiare il funerale del « normale e civile confronto » invocato dal Capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Il « normale e civile confronto » in Italia rientra a pieno titolo fra tutte le più belle cose cantate da Fabrizio De Andrè : vivono solo un giorno, come le rose.

Un giorno in cui s’è dato sfoggio a tutta quella retorica che è lì, nel vocabolario dei politici, sempre pronta a essere riesumata. La retorica per la quale la condanna è sempre ferma ; la solidarietà piena ; lo sdegno unanime ; l’aggressione vile ; la spirale pericolosa ; la preoccupazione profonda ; il monito severo. Quanto fossero sinceri certi buoni propositi, lo abbiamo visto già ieri. L’« auspicato dialogo » (altro termine-totem) centrato « sulla politica e sui problemi della gente », piuttosto che sugli attacchi personali, è ripreso a colpi non di fioretto, ma di cannone.

Non è nostra intenzione fare una classifica per stabilire chi s’è rivelato più incontinente. Tuttavia non può non colpire un fatto. Nelle ore successive al ferimento del premier, è stato il centrodestra a reclamare a gran voce - e a ragione - un abbassamento del livello dello scontro. Sarebbe stato quindi ovvio attendersi un comportamento che desse immediatamente il buon esempio. E invece si è partiti da un attacco del Giornale, già lunedì mattina, che ha parlato di « una regia dietro la violenza » in un articolo che ha indotto Pier Ferdinando Casini a sporgere querela. E stiamo parlando di Casini : non di un incendiario.

Ieri mattina poi, alla Camera, il capogruppo del Pdl Cicchitto ha dato dei mandanti morali al gruppo editoriale Repubblica-Espresso e ad « alcuni pm », e del « terrorista mediatico a Marco Travaglio ». Anche Travaglio farà querela. Era stato tirato in ballo pure da Capezzone e dal condirettore del Giornale Sallusti, e ieri ha risposto loro su Il Fatto ricordando, a proposito di « normale e civile confronto », Berlusconi che dà dei « coglioni » agli italiani che non votano per lui ; « l’uso criminale della tv » attribuito a Enzo Biagi ; Sgarbi che dà degli « assassini » ai pm di Milano e Palermo ; il pedinamento del giudice Mesiano ; le false accuse al direttore di Avvenire Dino Boffo « di essere gay » e a « Veronica Lario di farsela con la guardia del corpo ».

Insomma à la guerre comme à la guerre. Di Pietro, tanto per guardare anche dall’altra parte, era stato uno dei primi, già domenica sera, a ignorare l’appello ad abbassare i toni. Però ieri quando lui ha cominciato a parlare alla Camera, l’intero gruppo del Pdl ha lasciato l’aula : e non è un bel modo per gettare acqua sul fuoco. Così come benzina, e non acqua, ha gettato subito dopo sul fuoco il parlamentare dell’Idv Barbato, che ha definito il Pdl « popolo della mafia ». Altri titoli di ieri. Il Giornale : « La Bindi ? L’avevo detto : è più bella che intelligente » ; « E Travaglio insiste : Si può odiare il premier » ; « Bersani dagli insulti alle lacrime di coccodrillo ». Perché ce n’è anche per il Pd : « La famiglia di Tartaglia ha detto di aver sempre votato per il Pd. Coincidenza pure questa ? ». Titoli visti, invece, su Libero : « In Italia si respira guerra. E la colpa è dei compagni » ; « Le toghe tirano due statuette ».

Intendiamoci. Il centrodestra ha ragione quando dice che da tempo contro Berlusconi s’è scatenata una caccia all’uomo che travalica ogni legittima critica politica. A quest’uomo vengono addebitati tutti i mali possibili e immaginabili, terremoti compresi. Resta però bizzarro invocare una tregua a Berlusconi sanguinante e infrangerla a Berlusconi ricoverato.

Il timore è che nessuno dei due « partiti » abbia intenzione di deporre le armi. Ieri un editoriale su Repubblica di Aldo Schiavone terminava con questa affermazione : « Non abbiamo bisogno di intelligenze "al di sopra delle parti", né abbiamo bisogno di edulcorare le nostre asprezze ». Schiavone definisce simili atteggiamenti come « finzioni » e « ipocrisie ». Sarà. Ma crediamo di non sbagliare se diciamo che in Italia c’è una maggioranza che vorrebbe una politica meno da ring, e che vorrebbe giudicare fatto per fatto, idea per idea, senza essere prigioniera di due curve di ultrà che rinunciano a pensare con la propria testa. È l’Italia che ha conservato non solo modi civili, ma anche uno sguardo senza pregiudizi sulla realtà


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