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EUROPA, CROCIFISSO, E COSTITUZIONE. Come nel ’cielo’ della Costituzione, così nella ’terra’ di ogni città e di ogni paese, in ogni spazio pubblico ....

DAG HAMMARSKJOLD, L’ONU, E UN LUOGO DI RACCOGLIMENTO PER TUTTE LE FEDI. La coraggiosa proposta di Carlo Ossola e le riserve di Carlo Cardia. Gli interventi di un dibattito aperto sull’ "Avvenire" - a cura di Federico La Sala

Ossola : « Per superare il vuoto spirituale sancito dalla Corte europea, istituiamo negli ambienti pubblici - per concorso - una stanza per le fedi, impreziosita dalla bellezza dell’arte »
mercredi 30 décembre 2009
[...] Sa­rebbe ne­cessario che in ogni « luogo plu­rale » (aero­porti, ospeda­li, tribunali, eccetera, come già in parte av­viene) ci fosse­ro queste sale di raccoglimento - proprio per evi­tare che la can­cellazione di ogni simbolo porti ap­punto ai « non-luo­ghi » nei quali vivia­mo, denunciati da Marc Augé.
Vigereb­be, tra l’altro, per l’Italia, la Legge 29 Luglio 1949, n. 717 [e DM applicativo 23 marzo 2006] : « Norme per l’ar­te negli edifici pubblici » ; essa prevede all’art.
1 : « Le (...)

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> UN LUOGO DI RACCOGLIMENTO PER TUTTE LE FEDI. La coraggiosa proposta di Carlo Ossola e le riserve di Carlo Cardia. Gli interventi di un dibattito aperto sull’ "Avvenire" - a cura di Federico La Sala

mercredi 30 décembre 2009
Ho letto con vivo interesse il confronto tra Ossola e Cardia « Oltre il crocifisso ». Credo anch’io che l’istituzione della stanza del silenzio voluta dal luterano Hamarskjöld, allora segretario generale dell’Onu, fu un gesto di grande apertura. O meglio : di rispetto per tutte le fedi viventi e per i non credenti. Anche a Torino, nel grande ospedale delle Molinette, con il concorso delle principali religioni presenti sul territorio da un anno circa è stata istituita una stanza del silenzio. Rappresentanti religiosi hanno donato i testi sacri delle proprie tradizioni. Altra cosa è invece un luogo interconfessionale come occorre istituire in occasione di grandi eventi mondiali, per esempio le Olimpiadi. L’allestimento di luoghi interconfessionali in luoghi pubblici- per es. grandi ospedali cittadini, aereoporti internazionali..., con orari e attività religiose e culturali diversificate- esprime adeguatamente la cifra della società multiculturale che sta rapidamente crescendo sotto in nostri occhi. I simboli, crocifisso compreso , possono ( e debbono) essere utilizzati al momento del culto e poi riposti. I simboli dividono, il silenzio unisce così come unisce anche il rispetto delle diverse tradizioni religiose e non. In questa volontà di non imporre i nostri simboli nell’ambito pubblico ( che è di tutti, atei compresi) l’evangelo ci è di grande aiuto. E’ noto che il crocifisso non è condiviso da tutti i cristiani, per esempio i riformati nelle loro chiese hanno solo la croce perché Cristo è risorto. Su questi temi, che toccano in profondo la nostra sensibilità, la strada più idonea per affrontarli, penso, sia quella del tavolo interreligioso intorno al quale, in parità e reciprocità, costruire soluzioni, avanzare proposte. Tutte le volte che le religioni dialogano e si ascoltano tra loro ( ecumenismo compreso) e tentano di dare risposte concrete condivise c’è speranza di costruire veramente una società inclusiva e non sottomessa alla legge del più forte. Un lettore valdese, Giuseppe Platone

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