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EMERGENZA ITALIA. LA SOCIETA’ SPARENTE ...

CALABRIA: DOVE LO STATO NON C’E’ E "CONTRO LE MAFIE GLI IMMIGRATI SONO PIU’ CORAGGIOSI DI NOI". Sui fatti di Rosarno, note e commenti di Roberto Saviano, Moni Ovadia, Marcello Sorgi, Marco Revelli e Altri - a cura di Federico La Sala

CALABRIA (2007). MONS. BREGANTINI E’ STATO TRASFERITO: LA NOSTRA BANDIERA NON C’E’ PIU’! "IO RESTO IN CALABRIA": FILIPPO CALLIPO, L’EX PRESIDENTE DELLA CONFINDUSTRIA, ESORTA ALLO SCIOPERO DELLA MESSA
martedì 12 gennaio 2010 di Federico La Sala
[...] la Calabria è di nuovo per il governo una delle emergenze più gravi. Una regione in cui le autorità locali hanno già confessato pubblicamente varie volte di aver perso il controllo del territorio. E ancora, in cui, nel giro degli ultimi giorni, la magistratura è diventata obiettivo di una serie di attentati (nell’ultimo, filmato da una telecamera, è addirittura una donna a guidare il commando). E dove inoltre il lavoro agricolo, una delle poche risorse esistenti, è regolato dalla (...)

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> CALABRIA: DOVE LO STATO NON C’E’. --- Cosa ci insegna il caso Rosarno.L’immigrazione e il dominio del denaro (di Enzo Mazzi).

domenica 10 gennaio 2010


-  Cosa ci insegna il caso Rosarno
-  L’immigrazione e il dominio del denaro

-  di Enzo Mazzi (il’Unità, 10.01.2010)

L’aggressione a Rosarno dei neri e la loro rivolta disperata sono archiviate in breve come le precedenti con qualche orripilante ma assai popolare invettiva contro l’indulgenza verso l’immigrazione clandestina e con qualche lacrima compassionevole verso i poveri schiavi trattati come bestie randagie. E i clementini della piana del Tauro non ebbero alcun sussulto al mercato della frutta e la politica continuò il suo balletto e tutti ci voltammo dall’altra parte a cercar sedativi contro l’angoscia montante per un futuro senza speranza.

Mentre i fatti di Rosarno andrebbero assunti come sintomo di un cancro che divora la società ormai a livello mondiale. Per cercar terapie finché c’è tempo. Nella società fondata sul dominio assoluto del danaro siamo tutti neri. È il danaro, nuova divinità, che si è impossessato delle nostre anime e dei nostri corpi e ci ha sfrattati da noi stessi.

La società del benessere è ridotta a una fortezza assediata. Ma è una illusione alzar mura, installare body scanner, e rovesciar barconi. Il nemico che ci assedia non è l’immigrazione. Siamo noi nemici a noi stessi. La crisi è dentro la struttura stessa della città.

Un nuovo umanesimo s’impone. Ma il suo centro non è più la città. Anzi presuppone il crollo delle mura e lo prepara. È la vendetta del sangue di Remo. Il fondamento di un nuovo patto non può che trovarsi nell’essere umano in quanto tale, indipendentemente dal luogo di nascita e dal colore della pelle. Il risveglio di una tale consapevolezza non è né facile né indolore.

Ed è qui che si apre uno spazio significativo e caratterizzante non solo per la politica ma per il volontariato e più in generale per l’associazionismo. Purtroppo la strada più facile è quella dell’assistenzialismo. Ma è una strada scivolosa. L’assistenzialismo, comunque rivestito, non crea parità di diritti.

Chi ha a cuore l’obbiettivo dell’affermazione dei diritti di cittadinanza per tutti, come diritto pieno, comprensivo dei diritti sociali, e come diritto inalienabile della persona, non può fare a meno di impegnarsi sia sui tempi brevi della mediazione politica, per raggiungere il raggiungibile, qui e ora, sia sui tempi lunghi della trasformazione culturale, in mezzo alla gente.

E direi che l’associazionismo più che tappar buchi e metter toppe, dovrebbe imboccare più decisamente proprio la strada della trasformazione culturale. Tendere a smontare i paradigmi culturali, ideologici e anche religiosi, che sono all’origine della discriminazione. Con pazienza infinita e con umiltà, senza tirare la pianticella per lo stelo. Ma anche con tanta coerenza e fermezza. Senza vendere mai tutto sul mercato dell’emergenza e senza sacrificare mai tutto sull’altare della mediazione politica.


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