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PER HAITI, MOBILITAZIONE MONDIALE. Appello Usa : "Fondamentale il coordinamento internazionale, attenzione a evitare ingorghi".

SOS SOS HAITI : UN’APOCALISSE. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha promesso aiuti immediati per salvare le vite dei sopravvissuti : "Il mondo si mobiliti".

Carel Pedre (...) "Sto girando nelle strade della capitale - ha raccontato quindici ore dopo il sisma - I cadaveri sono ancora lì per terra. Le autorità non hanno diramato nessun annuncio. Né io ho visto agenti o militari impegnati nei soccorsi. Qui c’è la distruzione totale, ora mi sposterò in periferia, voglio vedere come stanno le cose lì".
mardi 19 janvier 2010 par Federico La Sala
[...] "Subito dopo il terremoto onde gigantesche si sono abbattute su spiagge e strade : il mare si portava via i morti tra le macerie", ha raccontato Cristina Iampieri, un avvocato italiano che lavora all’Onu nella capitale haitiana. Uno dei tanti brasiliani presenti nel paese (il paese di Lula guida la missione di pace Onu), l’antropologo Omar Thomaz, ha descritto scene orribili : "per le strade della città corrono persone bruciate, seminude : alcuni cantano, sentiamo dei canti religiosi (...)

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> SOS SOS HAITI : UN’APOCALISSE. ... L’Onu stima che un terzo dei 9 milioni di abitanti di Haiti sia stato colpito. Ed il primo ministro Jean Max Bellerive ha parlato di oltre centomila cadaveri. Tra i morti si contano già l’arcivescovo Serge Miot e la brasiliana Zilda Arns, fondatrice della Pastorale dei bambini della Chiesa cattolica a San Paolo, decine di Caschi Blu e forse centinaia di dipendenti dell’Onu... Paura per gli italiani, rintracciati 60 su 190.

mercredi 13 janvier 2010


-  Haiti, migliaia di morti
-  Il mondo si mobilita
-  Paura per gli italiani, rintracciati 60 su 190
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ROMA - Paura per i circa 200 italiani presenti ad Haiti dopo il devastante terremoto che ha sconvolto l’isola e provocato un’ecatombe di morti. Dopo le prime, drammatiche ore, la Farnesina ha fatto sapere che sta verificando la notizia di almeno un italiano tra le vittime. Ma in una situazione che rimane ancora estremamente confusa per la mancanza di comunicazioni e le stime che parlano di mezzo milione di morti, il bilancio potrebbe aggravarsi anche per la comunità italiana : dei circa 190 connazionali registrati presso le sedi consolari, l’Unità di Crisi del ministero - che sta lavorando in queste ore a ritmi frenetici - è riuscita infatti a contattarne per il momento solo 60.

E nella capitale haitiana si diffondono voci - non confermate - sul possibile coinvolgimento di stranieri nel crollo di un grande albergo nel centro della capitale. L’Italia intanto - in attesa di indicazioni a livello europeo che dovrebbero scaturire da una riunione tecnica di coordinamento tra i 27 - ha cominciato a mobilitarsi per inviare aiuti alla popolazione di uno dei Paesi più poveri e martoriati dei Caraibi. Su disposizioni del ministro degli Esteri Franco Frattini, la Farnesina - tramite la Cooperazione allo Sviluppo - ha stanziato un milione di euro a favore delle agenzie internazionali che operano sul terreno : 500 mila euro al Programma Alimentare Mondiale per andare incontro ai bisogni alimentari d’urgenza, ed altri 500 mila nel quadro del programma d’emergenza che la Federazione Internazionale delle Croci Rosse e delle Mezze Lune Rosse sta predisponendo per l’assistenza sanitaria.

In serata, da Ciampino, è partito anche un Falcon dell’Aeronautica militare per Port-au-Prince con a bordo un advanced team che avrà il compito di verificare le condizioni logistiche e di sicurezza per il successivo invio degli aiuti umanitari da parte della Cooperazione allo Sviluppo. Del team multiforze fanno parte funzionari della Farnesina, delle forze armate, della Guardia di Finanza, della Ptotezione civile e della Croce Rossa. Nel corso della notte, invece, verrà caricato su un C130 un ospedale da campo nel quale opereranno venti volontari del Gruppo di chirurgia d’urgenza (Gcu) di Pisa, unità specializzata in interventi di protezione civile che ha già alle spalle diverse missioni in Italia e all’estero, l’ultima delle quali nello Sri Lanka per lo tsunami. Ad Haiti, peraltro, dove mancano sedi diplomatiche italiane, si sta recando anche un funzionario dell’ambasciata a Santo Domingo - competente per territorio - per aiutare il coordinamento delle operazioni.

"L’Italia non lesinerà gli sforzi per stare concretamente vicina al popolo di Haiti", aveva d’altra parte assicurato in nottata Frattini raggiunto dalla notizia del disastro in Africa, dove si trova da lunedì per una lunga missione nel continente. Il titolare della Farnesina in queste ore è comunque in stretto contatto con l’Unità di crisi del ministero, e nel corso della giornata ha accolto con favore la decisione di un coordinamento europeo sugli aiuti : "La solidarietà italiana è sempre stata in prima linea in tutte le occasioni. Il valore aggiunto in questa situazione è che c’é l’Europa". Il ministro, a proposito degli aiuti, ha spiegato che si tratta di un intervento di "primissima necessità" e che si valuteranno successivamente altri interventi. "Preoccupazione e sgomento" per il disastro sono stati espressi anche dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha fatto sapere di essere in costante contatto con la Farnesina per essere aggiornato sulla situazione dei connazionali presenti sull’isola caraibica. Aiuti, intanto, sono stati stanziati anche dai vescovi italiani : due milioni di euro, dai fondi dell’8 per mille, per far fronte alle prime emergenze.

TERREMOTO APOCALISSE, CENTINAIA MIGLIAIA MORTI di Marco Galdi

ROMA - Port-au-Prince non esiste più. L’apocalisse si è abbattuta su Haiti e sulla capitale del paese più povero dell’intero continente americano. I morti fatti dal terremoto che si è scatenato a partire dal tramonto di ieri si conteranno, forse, a centinaia di migliaia. Potrebbe essere la peggior tragedia della storia, superare persino i 230.000 dello tsunami di Santo Stefano 2004. Qualcosa con cui il mondo intero dovrà fare i conti : lo ha detto per primo il presidente Barack Obama, che ha chiesto al Pentagono di mobilitare tutte le forze disponibili per portare aiuto. Una guerra per salvare vite.

L’orrore di Port-au-Prince è negli occhi dei bambini rimasti vivi, nei silenzi di chi si trascina senza braccia, nelle urla di chi è rimasto cieco. I cadaveri li ammucchiano nelle aule delle scuole, o li porta via il mare, o restano sotto le macerie di quella che fu la terra della filibusta e che oggi non è più nulla. Il palazzo presidenziale, il Parlamento, la Cattedrale, il quartier generale delle Nazioni Unite, gli albergacci che qui sembravano di lusso, l’ufficio delle imposte, l’ambasciata di Francia, ma anche la prigione, le scuole, gli ospedali e le sconfinate bidonville : tutto è crollato sotto un bombardamento di scosse. Per gli oltre due milioni di abitanti della capitale di Haiti, la differenza tra la vita e la morte l’ha fatta solo il caso. Con un paradosso : i più poveri hanno avuto la fortuna di avere solo lamiere e cartoni a piovere sulle loro teste. Ancora nessuno sa quale sarà il vero ordine di grandezza del bilancio finale.

L’Onu stima che un terzo dei 9 milioni di abitanti di Haiti sia stato colpito. Ed il primo ministro Jean Max Bellerive ha parlato di oltre centomila cadaveri. Tra i morti si contano già l’arcivescovo Serge Miot e la brasiliana Zilda Arns, fondatrice della Pastorale dei bambini della Chiesa cattolica a San Paolo, decine di Caschi Blu e forse centinaia di dipendenti dell’Onu. Il capo della missione delle Nazioni Unite, il tunisino Hedi Annabi, ufficialmente è tra i dispersi. Ma hanno già inviato il suo sostituto. Si è invece salvato il presidente René Preval, che con la moglie è riuscito a fuggire subito dall’inferno.

E’ tornato a far sentire la sua voce solo oggi, dicendo di temere migliaia di morti. La capitale del paese più povero dell’intero continente americano è stata distrutta dal sisma più violento mai registrato nei Caraibi. Ma dire ’terremoto’ non può rendere l’idea, neppure a chi lo ha già provato sulla sua pelle. Non è stata una scossa la prima, ma un lungo, interminabile, ondeggiare e sobbalzare della terra : 60 secondi di terrore, di edifici che crollavano come tessere di domino, di automobili sbalzate in aria. I sismologi dell’istituto americano di geofisica Usgs hanno classificato la prima botta di maglio, quella scatenata alle 16:53 di ieri dalla rottura della faglia ad appena 15 chilometri da Port-au-Prince, come di magnitudo 7.0 sulla scala Richter. L’energia liberata è stata pari a quella di una bomba H da 32 megaton. Circa 30 volte più potente del terremoto che ha distrutto L’Aquila (5,8 Richter), mille volte più distruttiva dell’atomica sganciata dagli americani su Nagasaki nel 1945 (32 kiloton). Da quel momento, nelle 17 ore successive, un bombardamento di altre 35 scosse : nessuna al di sotto dei 4.5 gradi Richter. Era il tramonto, quando l’equilibrio della Terra si è spezzato. La notte ha coperto la disperazione e dato il via libera agli sciacalli.

Lì dove il reddito medio pro capite è di 1.200 dollari l’anno, i saccheggiatori si sono scatenati senza ritegno. L’immane tragedia ha fatto scattare la catena dei soccorsi. Il Papa ha lanciato un appello "alla generosità di tutti". Obama ha cominciato mandando una portaerei. La Ue nella catastrofe ha trovato la forza di unirsi mettendo insieme "per la prima volta" un coordinamento unico per gestire gli aiuti alla popolazione. Ma mentre un’altra notte sta per cominciare sull’isola da dove Cristoforo Colombo nel 1492 fece cominciare la nuova storia del mondo, tutto perde senso e proporzione. Come nel giorno dell’Apocalisse.

* ANSA, 13 gennaio, 21:25


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