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SUDAFRICA, 1995. RAZZISMO, APARTHEID, E UN RAGGIO DI SOLE : UN PASSO AL DI LA’ DEL DIRITTO DEL SANGUE E DELLA TERRA. UBUNTU : "Le persone diventano persone grazie ad altre persone".

A NELSON MANDELA, UN OMAGGIO SOLARE : "INVICTUS". Il film di Clint Eastwood, con Morgan Freeman. Una nota di Francesco Merlo e il testo della poesia ("Invictus") di William Henley - a cura di Federico La Sala

INVICTUS. Il nuovo film del regista americano racconta la storia del mitico incontro di rugby del 1995. Si affrontarono gli All Blacks e gli Springbocks del Sudafrica multirazziale voluto dal Presidente Nelson Mandela.
samedi 16 janvier 2010 par Federico La Sala
[...] un’ora e mezza di epica dello sport coniugata con la democrazia e con l’antirazzismo, non sembrava più di essere al cinema ma a teatro o meglio ancora allo stadio Ellis Park di Johannesburg dove appunto i ragazzi verde oro, gli Springbocks, battevano gli avversari, i leggendari All Blacks della Nuova Zelanda, ma soprattutto battevano i pronostici e se stessi, l’apartheid, l’odio razziale, i pregiudizi che sino ad allora, sotto la commedia del tifo civile ed elegante, avevano (...)

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> A NELSON MANDELA, UN OMAGGIO SOLARE : "INVICTUS". --- Incontro con Morgan Freeman, che veste i panni di Nelson Mandela in "Invictus" di Eastwood (di Claudia Morgoglione).

jeudi 4 février 2010


-  Incontro con l’attore che veste i panni di Nelson Mandela in "Invictus" di Eastwood
-  Lui e Damon hanno ricevuto la nomination, ma il film no : "Che delusione"

-  Freeman : "Lo sport può cambiare la vita
-  ma io fuori dal set preferisco il golf..."

-  La pellicola riscostruisce la vittoria del Sudafrica alla Coppa del Mondo di rugby del ’95
-  E sul grande leader dice : "Ha una calma zen, e fa più soggezione del Papa
"

di CLAUDIA MORGOGLIONE *

ROMA - Scherza utilizzando le poche parole italiane che conosce, sorride spesso, è chiaramente soddisfatto della sua nuova nomination all’Oscar : la quarta della sua carriera, costellata da tante grandi interpretazioni. Sbarcato in Italia per presentare Invictus di Clint Eastwood, in cui veste i panni di Nelson Mandela, Morgan Freeman non delude i suoi interlocutori. E nella mezz’oretta di chiacchierata, in una stanza al primo piano dell’Hotel Exclesior, si mostra pronto ad affrontare tutti i temi legati al film : dal rapporto col grande leader sudafricano ("ciò che colpisce di più di lui è la sua immensa calma"), all’importanza dello sport che "può cambiare la vita di una nazione".

Come dimostra, appunto, la pellicola, che racconta un momento cruciale nella vita di Mandela. Siamo nel 1995, è da poco stato eletto presidente di un Paese in cui non si sono ancora rimarginate le ferite dell’apartheid. E così lui, con la complicità del capitano della squadra nazionale di rugby, gli Springbocks (interpretato di Matt Damon, pure candidato all’Oscar), decide di far diventare la Coppa del mondo di questa disciplina un’occasione di riconciliazione. Riuscendo in un doppio miracolo : sportivo, ma anche di intergrazione tra bianchi e neri.

Signor Freeman, Mandela sostiene che lo sport ha il potere di cambiare il mondo e unire il popolo : lei condivide ?

"Sì, anch’io credo che lo sport abbia questo potere di redenzione : basta pensare a quanto i paesi sono disposti a mutare, pur di ospitare le Olimpiadi. Io comunque non sono appassionato di rugby : preferisco il golf".

Molti osservatori hanno espresso preoccupazione dopo l’attentato in Coppa d’Africa, pensando al Sudafrica come paese ospitante dei Mondiali. Cosa ne pensa ?

"Sono gli stessi sudafricani, adesso, a essere preoccupati che ciò che è accaduto in Angola venga considerata una mancanza di sicurezza durante i prossimi campionati. Diciamo che io condivido questa preoccupazione, anche se sono ottimista su quello che accadrà".

Passando al film, c’è da dire che a qualsiasi spettatori la scelta di far interpretare a lei Mandela appare ovvia, inevitabile.

"Quando Madiba (il modo in cui i sudafricani neri chiamano Mandela, ndr) pubblicò la sua autobiografia, a chi gli chiese quale attore avrebbe voluto per una eventuale trasposizione cinematografica lui rispose ’Morgan Freeman’. Quindi non ero io che morivo dalla voglia di interpretarlo : ero semplicemente la prima scelta".

Come ha fatto a interpretare un personaggio di così grande carisma ?

"Come attore, uso il seguente stratagemma : stringendo la mano della persona reale che devo interpretare, cerco di sentirne l’energia. E, nel caso di Madiba, ho percepito soprattutto la sua grande tranquillità, di tipo zen. Una volta lui mi ha detto : ’ventisette anni in carcere ti danno tanto tempo per pensare’. Per capire la differenza tra le cose che pui cambiare e per cui ti devi battere e quelle che non puoi cambiare e allora è meglio dimenticarle. In generale poi è una persona straordinaria, generosa e compassionevole, capace come pochi altri di mettermi in soggezione. Non ho mai incontrato il Papa, ma credo non riuscirebbe a intimorirmi come Madiba".

E Mandela come ha reagito, a film finito ?

"Durante la proiezione sorrideva e annuiva, annuiva e sorrideva. Dopo non ha detto assolutamente nulla, né in bene né in male".

Ci parli invece di Clint Eastwood, che l’aveva già diretto in Gli spietati e Million Dollar Baby.

"Come regista è molto veloce, ha grande controllo su tutto. Per il resto, che dire ? Ci siamo simpatici, non so perché. Crede molto nel potere dell’attore, con una sorta di sua dolcezza".

Lei e Damon siete candidati agli Oscar, la pellicola e il suo regista no.

"Siamo molto delusi, direi confusi, per questa esclusione".

Dal cinema alla politica : vede un’analogia tra l’apartheid sudafricano e la segregazione che c’era nel suo paese fino agli anni Sessanta ?

"L’apartheid è qualcosa di puù draconiano, più malvagio : si voleva proprio eliminare la popolazione di colore, renderla invisibile ai bianchi. Negli Usa in alcuni stati ci sono stati programmi analoghi, ma non hanno mai rappresentato una tendenza nazionale".

E Obama e Mandela hanno, o meno, caratteristiche comuni ?

"No, a parte il fatto che sono entrambi neri. Obama ha la metà degli anni di Madiba e non ha fatto la prigione. Il suo problema è che ha contro di sé una forte opposizione, pronta a mettergli i bastoni tra le ruote. Esempio : noi abbiamo in corso una guerra contro la droga che costa tantissimo ma nessuno ne parla, mentre per la riforma sanitaria dicono che non ce la possiamo permettere. E’ assurdo".

© la Repubblica, 04 febbraio 2010


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