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CALABRIA: CHIESA, STATO E ’NDRANGHETA. UNA SVOLTA NECESSARIA E URGENTE ...

SUI FATTI DI ROSARNO, ALLA DIOCESI DI OPPIDO-PALMI, LETTERA DEL VESCOVO LUCIANO BUX: "NON SI PUO’ SERVIRE DUE PADRONI". Domenica, il messaggio del ve­scovo verrà letto in tutte le chiese - a cura di Federico La Sala

A quei fedeli che sono stati solo a guardare dico: ogni volta che vedete un essere umano che è nel bisogno, non state solo a guardare e a parlare, ma rimboccatevi le maniche e datevi da fare (...)
lunedì 18 gennaio 2010 di Federico La Sala
[...] Alle persone che vivono con la mente e il cuore lontano da Dio, anche se si mostrano religiosi credenti, ricordate loro che Gesù dice: « Nessuno può servire due padroni, perché ... si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza » ( Mt. 6, 24) [...]
ALLA CALABRIA, AL SUO CORAGGIO E ALLE SUE LACRIME: LA "MEMORIA" DEL VESCOVO BREGANTINI. Documento del 17 ottobre 2005
EVANGELO E COSTITUZIONE. "Per amore del mio popolo non tacerò" (Profeta ISAIA).
PER (...)

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> SUI FATTI DI ROSARNO --- una vergogna per l’Italia intera e per l’occidente sedicente civile (di don Paolo Farinella - La collera dei poveri).

sabato 16 gennaio 2010

Don Farinella: Rosarno, la collera dei poveri

di don Paolo Farinella *

Credevamo che il 2009 fosse stato l’anno della feccia. Ingenui! Dovevamo ancora cominciare. Il 2010 inizia con la realizzazione della profezia di Paolo VI nel 1967, in un documento ufficiale come l’enciclica Populorum Progressio:

«Ostinandosi nella loro avarizia, non potranno che suscitare il giudizio di Dio e la collera dei poveri, con conseguenze imprevedibili. Chiudendosi dentro la corazza del proprio egoismo, le civiltà attualmente fiorenti finirebbero con l’attentare ai loro valori più alti, sacrificando la volontà di essere di più alla bramosia di avere di più. E sarebbe da applicare ad essi la parabola dell’uomo ricco, le cui terre avevano dato frutti copiosi e che non sapeva dove mettere al sicuro il suo raccolto: «Dio gli disse: “Insensato, questa notte stessa la tua anima ti sarà ritolta”» (Lc 12,20). (Enciclica Populorum Progressio, del 26 marzo 1967, n. 49)

«La collera dei poveri». Un fatto eccezionale: gli immigrati in Calabria si ribellano alla ‘ndragheta e al sistema perverso dei caporalato e questi rispondono affermando il loro potere sul territorio e sconfiggendo ancora una volta lo Stato latitante. Invece di ringrazia questa gente, il ministro Maroni non trova di meglio che le parole d’ordine della sua cricca: «tolleranza 0». Sì ma verso il governo dell’amore e della sicurezza che lascia interi pezzi di Paese in mano alla malavita e al malaffare. 1500 persone che lavorano in nero per 20,00 euro per 12/14 ore di lavoro al giorno e di cui 5,00 li devono dare al caporale che li recluta (cioè alla mafia) e 3,00 al pulmino che li trasporta. Fanno 8,00 euro e all’immigrato lavoratore in nero ne restano 12 per una giornata sempre di 12 ore, e cioè per 1 euro e anche meno all’ora. Nessuno può dire che erano invisibili, nessuno può dire che non fossero necessari, nessuno può girarsi dall’altra parte e dire: non sapevamo. E’ cominciato il conto alla rovescia e i nodi assaltano i pettini.

Il problema è la miope politica del governo che ha dato mano libera alla Lega che vuole la secessione del Lombardo-Veneto dal resto dell’Italia e ha tutto l’interesse di questo mondo a fare scoppiare guerre al Sud per terrorizzare, per ricattare e per mostrare il suo volto «feroce» con i deboli. Hanno sparato contro inermi, dando spettacolo di una vera e propria caccia all’uomo. Un safari umano, tanto è gente che viene dall’Africa ed essendo nera di pelle, di notte è più divertente cercare di impallinarli. Un ministro dell’Interno che risponde come Maroni, in qualsiasi Paese poco meno che civile si sarebbe dimesso o sarebbe corso in soccorso degli immigrati e avrebbe dichiarato lo stato di emergenza sociale per tutta la regione e avrebbe sospeso i diritti costituzionali in tutta la regione e l’avrebbe occupata militarmente fino all’estirpazione totale della malavita organizzata. Non lo ha fatto, né lo può fare perché la malavita è dentro il parlamento, nella fila del partito dell’amore, in adorazione del volto santo miracolato.

Questa volta non si è fatta attendere la voce della Chiesa in diverse sue componenti: Bertone ha parlato quasi in presa diretta, dando, certo, un colpo al cerchio e uno alla botte, ma ha parlato e bisogna riconoscerlo. Anche il papa ha parlato, senza mai fare nomi, ma rivolgendosi all’universo intero: «Bisogna partire dal cuore del problema e cioè che ogni migrante è un essere umano che va sempre rispettato, aiutato, mai sfruttato». Parole giuste, parole forti. Esse, a mio modesto avviso, avrebbero avuto un impatto formidabile se fossero state non a tutti indistintamente, ma nel contesto della realtà italiana. Se il papa avesse detto: «I fatti di Rosarno in Calabria sono la prova della miopia della politica del governo italiano che parla di sicurezza, ma alimenta e fomenta la violenza e l’ingiustizia. Il presidente del consiglio che parla e sparla di partito dell’amore, farebbe bene ad andare a curarsi la mascella con una spremuta di arance raccolte dagli immigrati in Calabria.

Non è tollerabile che uomini e donne e bambini (alcuni dei quali sono stati anche battezzati nella parrocchia di Rosarno) devono essere sfruttati peggio che le bestie e poi devono anche essere disprezzati e cacciati via perché si ribellano alla ‘ndragheta. Noi chiediamo al governo che sia un governo civile e custode del diritto; se è vero come mi ha scritto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, che i valori cristiani sono al centro dell’azione del governo che presiede, lo dimostri oggi concedendo a tutti gli immigrati di Rosarno la cittadinanza perché sono eroi nazionali e fondamento dell’economia. In caso contrario, i suoi valori cristiani, glieli rimandiamo senza ricevuta di ritorno». Il governo sarebbe caduto. Come fanno a parlare di legalità, lui, loro, essi che si affannano a tempo pieno ad aggirare la Legge, ad eliminare la legalità e a disseminare la nazione di spirito xenòfobo? Bellissimo l’editoriale di Marco Politi «La fede e la spada» su «Il Fatto» (mercoledì 12 gennaio 2010), lucido e completo.

Le parole e i sentimenti più belli però, li ha espressi Don Pino Varrà, parroco di Rosarno che durante l’omelia, e quindi nel cuore del sacramento dell’Eucaristia, tra le altre cose ha detto: «Vedo finalmente questa chiesa piena, sono contento che moltissimi tra voi sono tornati. Ma vedo anche che manca qualcuno". Don Pino sospira, si rivolge ai bambini. "Lo vedete anche voi. Non c’è John. Vi ricordate di lui? Veniva ogni domenica". I bambini annuiscono. I genitori, dietro, restano in silenzio. Tesi e consapevoli. "Mancano anche Christian, Luarent. E Didou, il piccolo Didou. Mancano i suoi genitori. Erano come voi, con la pelle più scura, venivano dall’Africa. Non ci sono perché li hanno cacciati ... Mi rivolgo ai più grandi, ai genitori. Perché loro hanno un ruolo importante, formativo. A voi dico: non vi fate trascinare verso ragionamenti e reazioni che non sono da cristiani. E’ facile dire: abbiamo ragione noi. Quando siete nati, Dio è stato chiaro: questo è mio figlio. Lo siamo tutti. Tutti abbiamo diritto alla vita, una vita dignitosa, che non ci umili. Anche quelli di un altro colore, anche quelli che sbagliano sempre. Se vogliamo essere cristiani noi non possiamo avere sentimenti di odio e di disprezzo ... Possiamo anche dire che abbiamo sbagliato. Che i miei fratelli, bianchi e neri hanno sbagliato. Ma lo dobbiamo dire sempre. Non solo quando qualcuno ci sfascia la macchina. Lo dobbiamo sostenere con forza anche quando altri fanno delle cose ancora più gravi. Cose terribili. Dobbiamo avere il coraggio di gridare e denunciare ... [indicando il presepe] Non avrebbe senso aver allestito questa opera. Non avrebbe senso festeggiare il Natale. Meglio distruggerlo e metterlo sotto i piedi. Dobbiamo celebrarlo convinti dei valori che lo rappresentano. Perché crediamo nella misericordia e nella solidarietà. Se invece non abbiamo la forza di ribellarci ai soprusi e alle ingiustizie e siamo pronti alle violenze nei confronti dei più deboli, allora non veniamo più in chiesa. Dio saprà giudicare. Saprà chi sono i suoi figli».

Secondo i dati ufficiali e definitivi (Istat) per l’anno 2007, gli stranieri regolari hanno dato un apporto lavorativo di 122 miliardi, cioè il 9,2% del PIL nazionale e hanno versato contributi previdenziali per 7 miliardi di euro, cioè il 4% dei contributi previdenziali pagati in Italia.Queste persone cioè stanno pagando una pensione che non avranno forse mai e finisce così che i poveri continuano a fare regali ai ricchi (per la cronaca: l’Inps in Italia per 2008 ha un attivo di circa 8 miliardi di euro, cioè i contributi degli immigrati). Ora è arrivato il momento della resa dei conti. Gli immigrati si sono ribellati alla delinquenza organizzata e il ministro del lavoro Sacconi, quello che urlava e sbraitava per salvare la vita ad Eluana Englaro, emerge dalla melma del governo per dichiarare che manderà ispettori in Calabria a controllare azienda per azienda. Siamo al delirio, siamo alla demenza governativa, siamo alla deriva umanitaria. Avrebbe dovuto nominare ispettori gli immigrati impallinati dalla ‘ndragheta ed espropriare le aziende malavitose che prima sfruttano e poi non solo fanno cacciare gli sfruttati, ma non gli pagano nemmeno quei pochi, sporchi e luridi euro: hanno rubato anche ai morti.

L’inizio di gennaio 2010 è una vergogna per l’Italia intera e per l’occidente sedicente civile e cristiano, un mese che ci squalifica da ogni punto di vista. Senza appello.

* micromega-online, 13 gennaio 2010


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