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"DE PRINCIPATIBUS". COME SPEZZARE LE RENI A UN POPOLO ADDORMENTATO, STRACCIARE LA COSTITUZIONE, E ...

RIFARE UNO STATO?! BASTA UN NOTAIO, UN FUNZIONIARIO DEL MINISTERO DELL’INTERNO E LA REGISTRAZIONE DI UN SIMBOLO DI PARTITO CON IL NOME DEL POPOLO!!! A futura memoria, note e appunti sul caso - a cura di Federico La Sala

PER LE EUROPEE, 93 SIMBOLI DI PARTITI. Per tutelare il ’copyright’ ed evitare atti di pirateria, anche il contrassegno di "Forza Italia" (già registrato nel ’94). ANCORA?!! Il sonno della ragione a quanto pare è proprio lungo
mercoledì 12 febbraio 2014
Materiali per ricordare.
Ogni articolo rimanda a molteplici approfondimenti.
Buona esplorazione *
"PUBBLICITA’ PROGRESSO": L’ITALIA E LA FORZA DI UN MARCHIO REGISTRATO!!!
L’ITALIA (1994-2011), TRE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA, E I FURBASTRI CHE SANNO (COSA SIGNIFICA) GRIDARE "FORZA ITALIA".
SILVIO BERLUSCONI (Wikipedia): Nel gennaio del 1994 ha fondato il movimento politico Forza Italia. Nel 2009 il partito è confluito nel Popolo della Libertà.
Da uomo politico siede alla Camera dei (...)

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> RIFARE UNO STATO?! BASTA UN NOTAIO, UN FUNZIONIARIO DEL MINISTERO DELL’INTERNO E --- UN SISTEMA DI FALSIFICAZIONI PROGRESSIVE.

venerdì 3 ottobre 2014

Falsificazioni progressive

di  Gianni Ferrara (il manifesto, 30.09.2014)

Mer­co­ledì 24 set­tem­bre il diret­tore del «gior­nale della bor­ghe­sia ita­liana» ha voluto infor­marci che Renzi quella bor­ghe­sia non la rap­pre­senta. La noti­zia, al di là di quello che non espli­cita e potrebbe pre­an­nun­ciare (vedi Vin­cenzo Comito sul mani­fe­sto del 26 set­tem­bre) sol­leva comun­que una que­stione di sicura rile­vanza. Quella di chi, di cosa rap­pre­senti Renzi. Mi rife­ri­sco, prima ancora che a quella par­la­men­tare, a quella rap­pre­sen­tanza che si acqui­si­sce mediante l’attività di governo e risul­tante come con­senso all’indirizzo e al pro­dotto dell’azione governativa.

La rispo­sta non può essere certo data da Renzi mae­stro indi­scu­ti­bile di comu­ni­ca­zione e mani­po­la­zione poli­tica. Può risul­tare solo da un’analisi obiet­tiva dell’orientamento espresso nei suoi con­fronti delle forze orga­niz­zate ed isti­tu­zio­na­liz­zate. Abbiamo saputo che la bor­ghe­sia ita­liana della finanza e dell’industria non sente che i suoi inte­ressi siano rap­pre­sen­tati nell’azione del governo.

All’edi­to­riale di Fer­ruc­cio de Bor­toli si sono aggiunti i giu­dizi espressi da auto­re­voli espo­nenti dell’imprenditoria ita­liana (De Bene­detti, Della Valle). La Con­fin­du­stria, da parte sua, non sem­bra par­ti­co­lar­mente entu­sia­sta di que­sto governo pur se arruo­la­tasi come por­ta­ban­diera degli abro­ga­tori dell’articolo 18.

Noti­zie di tal tipo dovreb­bero allie­tarci se, per con­verso, ad essere rap­pre­sen­tati nell’azione di governo fos­sero gli inte­ressi dei lavo­ra­tori. Il che pro­prio non è. A dimo­strarlo è l’opposizione dei sin­da­cati, ini­ziata in con­tem­po­ra­nea alla costi­tu­zione del governo Renzi e pro­vo­cata dallo stesso Renzi con le dichia­ra­zioni sprez­zanti e pro­gram­ma­ti­ca­mente anti­sin­da­cali che pro­nun­ziò. Oppo­si­zione dive­nuta via via più acuta e oggi duris­sima con la mobi­li­ta­zione della Cgil e della Fiom, e non solo, a difesa almeno di quel che resta dell’articolo 18 della Legge 300 del 1970, mobi­li­ta­zione che potrebbe con­durre a uno scio­pero generale. Alla cri­tica al governo si è aggiunta anche la Cei che chiede a Renzi di «ridi­se­gnare l’agenda poli­tica» e di non ridursi agli slogan.

Non è poco. Per­ché non è da niente la sot­to­po­si­zione, l’asservimento, il ricatto con­ti­nuato cui una lavo­ra­trice o un lavo­ra­tore sarebbe assog­get­tato dalla deci­sione di Renzi di abro­gare l’art. 18 dello Sta­tuto dei lavoratori. Su quale rap­pre­sen­tanza dun­que può pog­giare Renzi ? Se non gli inte­ressi di quanti dimo­strano di aver­gliela revo­cata, Renzi riven­di­che­rebbe quella del 40,81 per cento dei cit­ta­dini ita­liani. Una rap­pre­sen­tanza che invece non ha. Non ha per almeno tre ragioni.

Per­ché que­sta rap­pre­sen­tanza del 41 per cento è quella otte­nuta per l’elezione del par­la­mento euro­peo in sede, in forma e ai fini che nulla hanno a che fare con l’indirizzo poli­tico di governo, con la mag­gio­ranza par­la­men­tare, con la legi­sla­zione ita­liana e con i diritti dei cit­ta­dini della Repub­blica. Una mag­gio­ranza che non lo legit­tima affatto in sede nazio­nale. L’irrilevanza di quel voto per il governo la aveva affer­mata più volte lui stesso prima dei risul­tati elettorali.

Una mag­gio­ranza che tanto meno potrebbe riven­di­care nel caso spe­ci­fico della modi­fica dell’articolo 18. È del tutto evi­dente che a com­porre quel 41 per cento dei votanti per il Par­la­mento euro­peo abbia con­tri­buito, in misura deter­mi­nante e mag­gio­ri­ta­ria, il 25 per cento degli elet­tori che vota­rono per il Pd nelle ele­zioni poli­ti­che del 2013. Sot­traendo al 41 per cento il 25 dei voti che ottenne il Pd nel 2013, la quota rap­pre­sen­ta­tiva di Renzi si riduce al 16 per cento. Se ne deve dedurre che Renzi dispone per­ciò solo di que­sta quota di con­senso elet­to­rale. È quindi del tutto evi­dente che, con la divi­sione deter­mi­na­tasi nel Pd sulla que­stione dell’articolo 18, a rap­pre­sen­tare gli elet­tori del Pd sia la mino­ranza, non la mag­gio­ranza attuale della Dire­zione di quel par­tito. Quella mino­ranza che, tra l’altro, ottenne pro­prio quei voti che con­sen­tono a Renzi di governare.

C’è una terza ragione, prio­ri­ta­ria, fon­da­men­tale che non andrebbe mai dimen­ti­cata, elusa, disco­no­sciuta. La com­po­si­zione delle due camere del Par­la­mento ita­liano è ille­git­tima. Lo ha rico­no­sciuto e san­cito la Corte costi­tu­zio­nale come tutti sanno. In un paese civile una sen­tenza del genere avrebbe com­por­tato almeno lo scio­gli­mento delle due Camere. In Ita­lia dovrebbe impe­dire o almeno con­di­zio­nare pre­si­dente del con­si­glio, governo, parlamento.

Ma l’Italia è il Paese in cui con 1.895.332 voti su 2.814. 881 alle pri­ma­rie di un par­tito, voti quanto mai occa­sio­nali e media-dipendenti, si ottiene la lea­der­ship di tale par­tito che, con 8.646.343 voti su 35.270.096 votanti, quindi col 25,42 per cento dei con­sensi alle ele­zioni poli­ti­che, con­qui­sta la mag­gio­ranza dei seggi (asso­luta alla Camera, rela­tiva al Senato).

Un sistema quindi delle fal­si­fi­ca­zioni pro­gres­sive. E che, pur dopo la decla­ra­to­ria della inco­sti­tu­zio­na­lità del mec­ca­ni­smo che costi­tui­sce la rap­pre­sen­tanza e la mag­gio­ranza che ne deriva, per­mette che, acqui­sita la lea­der­ship di par­tito, si possa disporre del potere di far strame della Costi­tu­zione, dei prin­cipi della demo­cra­zia, dei diritti dei cittadini.


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