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BUONA-NOVELLA: DIO E’ AMORE. "IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO" NON E’ L’EVANGELO!!! DALL’AFRICA, UNA SOLLECITAZIONE A BENEDETTO XVI ("DEUS CARITAS EST", 2006) A RETTIFICARE IL NOME ...

SANT’AGOSTINO, DOTTORE DELLA GRAZIA ("CHARIS"): "ECCO DA DOVE COMINCIA L’AMORE" ("ECCE UNDE INCIPIT CHARITAS"). UN FILM E UN’EDIZIONE ONLINE DELLE OPERE. Note di Armando Torno e Roberta De Monticelli - a cura di Federico La Sala

(...) dal X al XIII libro delle Confessioni si gettano insieme le fondamenta e gli archi portanti della nostra mente, o se preferite della civiltà e della cultura europea. E cristiana, certo.
lunedì 1 febbraio 2010
[...] Chi legge le
Confessioni ci troverà tutto l’essenziale della vita umana: l’infanzia e l’adolescenza, il livore e
l’amore, il lutto, l’amicizia, l’ambizione, l’ebbrezza dell’intelligenza e i tormenti dell’anima, i viaggi,
le strade e le città dell’Impero, le élite e il popolo, il conflitto interiore, la scelta radicale, il tempo, la
memoria e Dio. Eppure dal punto di vista degli eventi e dell’azione in realtà non succede molto
neppure nei libri della ricerca, prima della grande svolta (...)

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> SANT’AGOSTINO, DOTTORE DELLA GRAZIA ("CHARIS") --- Maria Zambrano. Sant’Agostino erede di Platone (di Armando Torno)

venerdì 7 dicembre 2012


-  Maria Zambrano
-  Sant’Agostino erede di Platone

-  di Armando Torno (Corriere della Sera, 7.12.2012)

Maria Zambrano, la filosofa spagnola scomparsa nel 1991, sosteneva una tesi semplice e sconvolgente al tempo stesso: la cultura europea è nata con le Confessioni di Agostino. In esse non si scopre soltanto un uomo che si converte ma come e perché cambia un’epoca.

Giovanni Reale in questi ultimi anni sta studiando soprattutto Agostino. Dopo il Commento al Vangelo di Giovanni, ora firma la nuova traduzione - testo a fronte, monografia introduttiva di 350 pagine, note esplicative e apparato di cinque indici - delle Confessioni (Bompiani, «Il pensiero occidentale», pp. 1406, 30).

La sua ricerca parte da una certezza: è un errore interpretarlo come un filosofo medievale, giacché va letto con gli strumenti del pensiero antico; o meglio: con l’aiuto del neoplatonismo. Tra le novità di questa sua edizione, c’è la «tarsia letteraria», stile basato sulle citazioni che Agostino prende dalla Bibbia. Di tarsia, va precisato, se ne parla solitamente in arte; qui si entra in una nuova dimensione in cui l’ornamento cede il passo alle esigenze di ricerca della verità.

Non è, per intenderci, un mosaico con tante fessure; assomiglia piuttosto a quelle tarsie del legno che non lasciano spazio tra l’elemento introdotto e la base in cui sono inserite. Tutto questo per dire che le parole di Agostino nelle Confessioni non avrebbero senso senza gli inserti: non sono ripetizioni retoriche ma locuzioni che ribadiscono un concetto forte, atomi fonetici che egli vede giungere dal Logos incarnato. Si prenda, per esempio, il XIII libro, dove si legge l’interpretazione allegorica della creazione: ha più citazioni che altro e presenta la ri-creazione dell’uomo, la medesima resa possibile dal Logos, dalla Parola, che assume appunto sembianze di carne.

Nelle Confessioni ci si accorge più che in altre opere che i termini della Bibbia sono quelli di Dio. Il lavoro della tarsia lo evidenzia. Kierkegaard osservava che per fidarsi di una persona si chiede la sua parola, ma nota che questo semplice atto Dio l’ha compiuto in Cristo. «Io sono la verità» asserì Gesù: è possibile fidarsi dell’affermazione perché la Parola è stata data in garanzia a ogni uomo.

Siamo dinanzi a un’opera che per Reale non va letta con il criterio biografico. Presenta due livelli: uno orizzontale e uno verticale. Nel secondo caso Agostino rimanda continuamente al suo rapporto con Dio. È come se dicesse: tutto quello che ho fatto e che ora vedo o continuo a compiere ha senso solo nel mio ostinato colloquio con Lui. La confessione, insomma, la chiede Lui. La relazione che si instaura è particolarmente forte: l’io si trasforma in un rapporto con il Tu, con Dio.

La Zambrano ha colto un altro aspetto di cui Reale fa tesoro: le Confessioni non hanno dei precedenti letterari se non nel Libro di Giobbe, dove si vive un continuo confronto con il Signore. Ma così come non è biografia Giobbe, allo stesso modo non lo sono le Confessioni: la logica che le governa non è empirico-storica ma quella di un uomo che evoca il significato di alcuni momenti della sua vita, punti topici ripensati attraverso la psiche.

Per questo e per altri motivi Reale coglie in esse un’unità. Non ci sono i primi o gli ultimi libri, non c’è per lo studioso un’aggiunta o una digressione sfuggita alla penna: Agostino affronta con un solo respiro quello che è stato o ha pensato, ma anche quello che fu in quel momento, saltando anni, senza mai accantonare la tensione che lo lega al colloquio con l’assoluto.

Certo, verso la fine, soprattutto nei libri XI e XII, entrano in gioco dei concetti fondamentali: la creazione dal nulla, l’eternità, il tempo. Per Agostino, così come per la Chiesa e per i Padri in genere, la stessa materia non è coeterna a Dio ma viene dal nulla. La differenza tra tempo ed eterno incanta ancora il lettore. Si può così comprendere che è domanda senza senso chiedersi cosa facesse Dio prima della creazione, perché il tempo nasce insieme al cosmo, e non c’era un prima e un poi: soltanto dopo l’intervento di Dio la questione si presenta. Platone nel Timeo si interrogò sulla nascita del tempo e delle cose, Agostino risponde aggrappandosi al Creatore. E cos’altro poteva fare? Passano i secoli e anche noi siamo ancora qui, con lui, tra una riga e l’altra delle Confessioni.


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