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BUONA-NOVELLA: DIO E’ AMORE. "IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO" NON E’ L’EVANGELO!!! DALL’AFRICA, UNA SOLLECITAZIONE A BENEDETTO XVI ("DEUS CARITAS EST", 2006) A RETTIFICARE IL NOME ...

SANT’AGOSTINO, DOTTORE DELLA GRAZIA ("CHARIS"): "ECCO DA DOVE COMINCIA L’AMORE" ("ECCE UNDE INCIPIT CHARITAS"). UN FILM E UN’EDIZIONE ONLINE DELLE OPERE. Note di Armando Torno e Roberta De Monticelli - a cura di Federico La Sala

(...) dal X al XIII libro delle Confessioni si gettano insieme le fondamenta e gli archi portanti della nostra mente, o se preferite della civiltà e della cultura europea. E cristiana, certo.
lunedì 1 febbraio 2010
[...] Chi legge le
Confessioni ci troverà tutto l’essenziale della vita umana: l’infanzia e l’adolescenza, il livore e
l’amore, il lutto, l’amicizia, l’ambizione, l’ebbrezza dell’intelligenza e i tormenti dell’anima, i viaggi,
le strade e le città dell’Impero, le élite e il popolo, il conflitto interiore, la scelta radicale, il tempo, la
memoria e Dio. Eppure dal punto di vista degli eventi e dell’azione in realtà non succede molto
neppure nei libri della ricerca, prima della grande svolta (...)

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> SANT’AGOSTINO ---- CACCIARI. Un cristianesimo che «non prenda più sul serio» i temi sollevati dal grande Dottore, a cominciare dal paradosso del Dio Uno e Trino, non può dirsi cristianesimo» (di Maria Cristina Carratù - S. Agostino? Contemporaneo. Cacciari torna in Santo Spirito).

venerdì 15 aprile 2011


-  S. Agostino? Contemporaneo
-  Cacciari torna in Santo Spirito

-  di Maria Cristina Carratù (la Repubblica/Firenze, 14.4.11)

Massimo Cacciari è di casa, in Santo Spirito, la sua amicizia con il padre agostiniano Gino Ciolini, scomparso nel 2005, lo ha portato tante volte nel luogo da entrambi considerato una vera summa, architettonica e non solo, dell’Umanesimo. Dopo i primi incontri ai Convegni di S.Spirito, organizzati da Ciolini a ripresa dei convegni quattrocenteschi ospitati nella stessa sala capitolare del Convento, quella che poteva restare reciproca stima fra intellettuali era ben presto diventata una comune avventura, umana, filosofica, spirituale, capace di andare ben oltre gli steccati che uno sguardo banale avrebbe tracciato fra i due, uno teologo, l’altro filosofo non credente.

Oggi (ore 18, sala del Capitolo) Cacciari sarà di nuovo in S.Spirito per parlare di «Agostino, pensatore contemporaneo», tema centrale della riflessione sua e di padre Ciolini. Contemporaneo in che senso, il vescovo di Ippona, milleseicento anni dopo? Innanzitutto, spiega il filosofo, «per le forme del tutto libere del suo pensiero, estraneo alla pesantezza sistematica che sarà il valore della grande speculazione scolastica successiva». Inoltre, per la sua scrittura, che risente dei grandi autori della classicità latina, «ma è piena di esperienza vissuta».

DeI riverberi «dei drammi personali» dell’ex giovane adepto del manicheismo, sedotto dai piaceri della carne, convertito al cristianesimo, portatore di una fede inquieta e interrogante, «ma anche dei mutamenti epocali» di cui fu testimone. «Un approccio esistenziale» che rivive anche nelle sue opere più ponderose e sistematiche, come il De Civitate Dei, e, dice Cacciari, simile solo «a quello di Dante».

Ma poi, altra questione che da qui passerà al pensiero contemporaneo, c’è il tema gnoseologico di fondo: da dove si pensa? si chiede Agostino, prendendo le distanze dallo «scetticismo astratto e senza fondamento» dei primordi, e «arrivando a convincersi che pensare è impossibile senza pre-supporre la Verità di cui si va in cerca». Non, però, per «volgare asserzione dogmatica»: nel porre l’inizio, infatti, egli postula anche «l’avvio dell’itinerario che dovrà inverarlo», facendone così «punto di partenza».

Ancora: la visione della storia, «come luogo di conflitto permanente fra due grandi principi contrapposti, insistenti nella stessa Città umana, e continuo infuturarsi, il cui fine non è nelle nostre mani, né in un ritorno alle origini», è, dice Cacciari, «la visione da cui nasciamo noi». Quanto poi ai temi teologici, ecco «il discorso scandaloso sulla predestinazione, la natura vulnerata dal peccato, che dominerà la Riforma, arriverà al male radicale di Kant, al Barth dell’Epistola ai Romani», mentre è nell’Agostino indagatore del Dio trinitario «che affonda le radici la dialettica hegeliana».

E una cosa è certa: un cristianesimo che «non prenda più sul serio» i temi sollevati dal grande Dottore, a cominciare dal paradosso del Dio Uno e Trino, non può dirsi cristianesimo». Così come a Agostino la Chiesa dovrebbe ispirarsi per promuovere «un’indagine consapevole» sul volto autentico della fede cristiana, di ieri come di oggi: fede che, «pur sapendosi dono e grazia, non rinuncia mai ad essere intelligente, esigente, indagatrice di se stessa. Mai impaurita, ma bisognosa della interrogazione razionale».


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