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BUONA-NOVELLA: DIO E’ AMORE. "IL VANGELO CHE ABBIAMO RICEVUTO" NON E’ L’EVANGELO!!! DALL’AFRICA, UNA SOLLECITAZIONE A BENEDETTO XVI ("DEUS CARITAS EST", 2006) A RETTIFICARE IL NOME ...

SANT’AGOSTINO, DOTTORE DELLA GRAZIA ("CHARIS"): "ECCO DA DOVE COMINCIA L’AMORE" ("ECCE UNDE INCIPIT CHARITAS"). UN FILM E UN’EDIZIONE ONLINE DELLE OPERE. Note di Armando Torno e Roberta De Monticelli - a cura di Federico La Sala

(...) dal X al XIII libro delle Confessioni si gettano insieme le fondamenta e gli archi portanti della nostra mente, o se preferite della civiltà e della cultura europea. E cristiana, certo.
lunedì 1 febbraio 2010
[...] Chi legge le
Confessioni ci troverà tutto l’essenziale della vita umana: l’infanzia e l’adolescenza, il livore e
l’amore, il lutto, l’amicizia, l’ambizione, l’ebbrezza dell’intelligenza e i tormenti dell’anima, i viaggi,
le strade e le città dell’Impero, le élite e il popolo, il conflitto interiore, la scelta radicale, il tempo, la
memoria e Dio. Eppure dal punto di vista degli eventi e dell’azione in realtà non succede molto
neppure nei libri della ricerca, prima della grande svolta (...)

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> SANT’AGOSTINO, DOTTORE DELLA GRAZIA ("CHARIS") ---- Anche sant’Agostino non ci aveva convinto. Lui dice che l’abito nuziale è la carità, e che i buoni sono quelli che hanno la carità. E i cattivi? (di Giovanni Nicolini).

domenica 6 novembre 2011

La Messa, una festa aperta all’umanità della povera gente

di Giovanni Nicolini (“Jesus”, novembre 2011)

Quando la parabola domenicale mi metteva davanti alla vicenda di quell’uomo «che non indossava l’abito nuziale» nella sala delle nozze piena di commensali, m’è venuto in mente il vecchio Luigi: abitava davanti alla chiesa dove per quasi 25 anni ho fatto il prete di campagna. Arrivavo la domenica per la Messa e lui stava tagliando l’erba per i conigli sulla riva del fosso. Mi diceva: «Don Giovanni, adesso mi preparo e arrivo anch’io». E arrivava. Tirato a lucido, con il suo elegantissimo abito blu. Abito di nozze, che ancora gli andava a pennello perché dopo tanti anni non aveva aggiunto una libbra di peso alla sua snellezza giovanile. Su quest’abito nuziale della parabola avevo avuto parecchie telefonate prima di domenica: consolazione per un vecchio parroco, preoccupato di non aver saputo regalare alla sua gente il gusto e la curiosità del Vangelo. Che cosa vuol dire questo abito? Perché lo butta fuori? È poi così grave non avere l’abito delle nozze? Luigi è nato nel 1900: era facile calcolare la sua età. È andato in paradiso negli anni Novanta. Ho chiesto a lui di aiutarmi e di chiedere al Signore qualche luce.

Quella parabola è una meraviglia: la Chiesa che si sogna. La Chiesa che dovremmo essere. Una festa nuziale alla quale sono stati invitati quelli che non erano stati invitati. Invitati non invitati, e chiamati all’ultimo momento. Gente stupita di trovarsi nella bellezza di una festa d’amore. C’è di tutto tra quella gente. Andati alla cerca urgente e frettolosa per riempire la sala, i servi hanno raccolto di tutto: «Trovarono cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì». Non era mai stato così! E non vuole esserlo veramente nemmeno adesso: dentro i buoni, ma fuori i cattivi. Qui no. Nella sala del banchetto nuziale del Figlio di Dio con l’umanità, nella Messa dunque, tutti. E neanche buoni e cattivi, ma prima i più numerosi: cattivi e buoni (infatti, dove mai saranno i buoni?). Un nuovo criterio morale per la partecipazione alle nozze. Nozze dove la sposa non è nominata, perché la sposa è tutta questa povera umanità di povera gente.

Che bella la parabola di Matteo 22. Solo lui tra gli evangelisti la ricorda così! Un banchetto per i poveri. Un banchetto per i peccatori. Una sorpresa per gente che non era stata invitata. Ma noi sappiamo che allo Sposo la Sposa piace così. Se si continua a selezionare e a prendere solo i buoni, tra un po’ basterà una saletta piccola piccola. Ma soprattutto non sarà contento lo Sposo, e nemmeno suo Padre.

Ma allora, perché rovini tutto con la faccenda dell’abito nuziale? Qual è il male del commensale che non aveva l’abito adatto? E che cosa vuol dire questo abito? Eravamo arrivati a domenica mattina con molte domande. E anche sant’Agostino non ci aveva convinto. Lui dice che l’abito nuziale è la carità, e che i buoni sono quelli che hanno la carità. E i cattivi? Dunque, quelli che non hanno la carità sono fuori? E poi, ne è stato trovato uno, ma la sala è piena di cattivi. Alla fine, forse con l’aiuto di Luigi dal cielo, s’è pensato così: forse quel pover’uomo pensava di avere il diritto di stare in quel posto. L’abito delle nozze, che ricorda l’abito battesimale, è invece l’umile consapevolezza di un dono immeritato. Forse l’abito nuziale è la consapevolezza che possiamo far festa anche noi proprio perché siamo stati rivestiti della misericordia divina. E questa misericordia è Gesù. Non è un nostro diritto, né un nostro merito. È solo dono.


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