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Riflessioni

“DUE COLOMBI”, “DUE SOLI”. A KAROL J. WOJTYLA, PAPA GIOVANNI PAOLO II, in memoriam - di Federico La Sala

lunedì 2 aprile 2007 di Emiliano Morrone
“DUE COLOMBI”,
“DUE SOLI”.
A KAROL J. WOJTYLA
GIOVANNI PAOLO II,
in memoriam
di Federico La Sala *
Mentre tutti i mezzi di informazione hanno cercato e cercano di indurre nell’umanità uno sfrenato “culto della personalità” e una generale e planetaria “papolatria”, Karol Wojtyla - Giovanni Paolo II, di fronte alle difficoltà e alle sofferenze, non si è spaventato affatto: lucidamente e coraggiosamente continua il suo viaggio e lancia (...)

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L’amore per il prossimo: una lezione di Freud (l’ "amico" dell’umanità !)

sabato 10 marzo 2007

Volevo far osservare all’amico Federico che il medico viennese, nel suo tentativo di "purificare" la religione, respinge uno dei principi fondamentali del messaggio evangelico: l’amore per il prossimo !

""Amerai il prossimo tuo come te stesso." È una pretesa nota in tutto il mondo, certamente più antica del cristianesimo che la ostenta come la sua più grandiosa dichiarazione, ma certamente non antichissima; sono esistite perfino epoche storiche in cui era ancora estranea al genere umano. [...] Il mio amore è una cosa preziosa, che non ho diritto di gettar via sconsideratamente. [...] Ma se [l’altro] per me è un estraneo e non può attrarmi per alcun suo merito personale o per alcun significato da lui già acquisito nella mia vita emotiva, amarlo mi sarà difficile. E se ci riuscissi, sarei ingiusto, perché il mio amore è stimato da tutti i miei cari un segno di predilezione; sarebbe un’ingiustizia verso di loro mettere un estraneo sul loro stesso piano. Ma se debbo amarlo di quell’amore universale, semplicemente perché anche lui è un abitante di questa terra, al pari di un insetto, di un verme, di una biscia, allora temo che gli toccherà una porzione d’amore ben piccola e mi sarà impossibile dargli tutto quello che secondo il giudizio della ragione sono autorizzato a serbare per me stesso. A che pro un precetto enunciato tanto solennemente, se il suo adempimento non si raccomanda da sé stesso come razionale?

"Se osservo le cose più da vicino, le difficoltà aumentano. Non solo questo estraneo generalmente non è degno d’amore, ma onestamente devo confessare che avrebbe piuttosto diritto alla mia ostilità e persino al mio odio"

S. Freud, Il disagio della civiltà [1929], vol. 10, pp. 597-598

"La religione sarebbe la nevrosi ossessiva universale dell’umanità; come quella del bambino, essa ha tratto origine dal complesso edipico, dalla relazione paterna. Stando a tale concezione, è da prevedere che l’abbandono della religione debba aver luogo con l’inesorabilità fatale di tutti i processi di crescita, e che ora ci troviamo in pieno proprio in questa fase di sviluppo"

S. Freud, L’avvenire di un’illusione [1927], p. 473

Ricordiamo anche che l’antropologia freudiana riduce l’anima ad una attività psichica e considera l’uomo solamente come un’animale e, quindi, incapace di coglierne la dimensione personale.

Nei due discorsi del 15 e del 29 ottobre 1980, Giovanni Paolo II ha rilevato come la identificazione della natura umana con la concupiscenza corrisponda allo spirito gnostico per il quale la creazione del mondo e la nascita dell’uomo individuale sono opera di un principio malvagio.

La riduzione della natura umana alla sola concupiscenza è caratteristica, secondo il Pontefice, sia della gnosi antica nelle sue versioni ellenistiche e orientali, sia di quella che è stata definita la "gnosi moderna". Giovanni Paolo II riprende da Ricoeur la espressione "maestri del sospetto" per designare i grandi iniziati della gnosi moderna, Freud, Marx e Nietzsche, e nota come ciascuno di essi riduca la natura umana a una delle tre concupiscenze: Nietzsche alla "superbia della vita", Marx alla "concupiscenza degli occhi", Freud alla "concupiscenza della carne"

Cari saluti. Biagio Allevato


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