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CYBERFUTURO. «Testimoni digitali. Volti e linguaggi nell’era crossmediale», convegno della Cei a Roma. Verso una civiltà video-cristiana o video-cattolico-romana?!

IL CORPO, IL WEB, E LO SPIRITO. Testimoni digitali dello Spirito - dell’Amore di Dio o di Mammona? Un’intervista a Derrick De Kerckove di Andrea Galli - a cura di Federico La Sala

«La relazione dell’uomo elettrificato con lo spazio è quasi divina - un essere al centro ovunque, senza periferia - però l’uomo non è puro spirito»
venerdì 23 aprile 2010 di Federico La Sala
[...] «Credo sinceramente che la comple­mentarietà tra materiale e virtuale, tra presenza e telepresenza sarà sem­pre necessaria e per tutte le dimen­sioni propriamente umane. Non so­no d’accordo con la teoria dell’’an­gelismo’, benché proposta da M­cLuhan, che prevedeva una smate­rializzazione che ci avrebbe fatto tor­nare alla condizione dell’angelo, a­nima senza corpo. Non è vero e nem­meno possibile lasciare da parte il corpo. Nella grande confusione di media, di reti, di banche dati e (...)

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> IL CORPO, IL WEB, E LO SPIRITO. ---- I TESTIMONI DIGITALI E LA VECCHIA LINGUA BIFORCUTA. Un nuovo umanesimo digitale (di Umberto Folena): «L’amore nella verità» (“Caritas in Veritate”).

sabato 24 aprile 2010

TESTIMONI DIGITALI: IL NUOVO UMANESIMO E IL VECCHIO SPIRITO DELLA MENZOGNA.

Per fortuna che c’è il pensiero... Dopo duemila anni di "vangelizzazione" o "evangelizzazione" di una "chiesa" che ha sempre più identificato "Dio" con "Mammona" e "Cesare" con "Erode", l’"eu-charistia" con l’"eu-carestia", è bene che si torni a riflettere sul comunicare e sulla parola, e sul "discernimento", sulla capacità di "conoscenza approfondita, attenta valutazione critica"!!!

Se no, che ce ne facciamo del "pensiero" di persone dalla coscienza accecata dalla voglia di potere universale ("cattolico") e dalla lingua biforcuta, che contabbandano "anima cattolica" come "anima crsitiana", "cattolicesimo" come "cristianesimo", la grazia ("charis") dell’amore divino ("charitas") come il "caro-prezzo" ("caritas") del Dio Ricchezza ("Deus caritas est": Benedetto, XVI)?!

Solo così, il convegno sui nuovi (e vecchi...) media poteva essere un appuntamento che poteva dimostrare "di avere a cuore sempre e comunque la persona, la sua capacità di vivere una vita consapevole, e quindi libera". Ma così non è stato... e i lavori continuano. Come se non fosse successo niente... (Federico La Sala)


TESTIMONI DIGITALI

Un nuovo umanesimo digitale

di Umberto Folena (Avvenire, 24.04.2010)

«E pensare che c’era il pensiero», cantava sul finire del secolo scorso il profeta laico Giorgio Gaber. Una canzone amara, che denunciava l’egemonia del fare e dell’agire, senza senso e senza scopo. Il dominio di una tecnologia che s fa idolatria. Per fortuna che c’è il pensiero, veniva da pensare ieri alla seconda, densa, densissima giornata di «Testimoni digitali». Per fortuna c’è chi nella rete si mette pure a pensare sul senso della rete stessa, e sui suoi nodi ed intrecci; e non soltanto agisce, inebriato dal potere seduttivo della tecnologia.

Una parola che segni la giornata? Più d’una. La prima è discernimento. La traduciamo: voglia e capacità di osservare, ascoltare, comprendere. Insieme, confrontandosi con chi condivide la stessa passione. E come stile permanente. L’invito al discernimento, in modo esplicito, è di monsignor Claudio Giuliodori, presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, e di padre Antonio Spadaro, gesuita redattore della «Civiltà cattolica». Discernimento, spiega Giuliodori, senza chiusure superficiali né ingenue adesioni. Più nel dettaglio: conoscenza approfondita, attenta valutazione critica del mondo dei media e della loro influenza. Per Spadaro, se internet è «il luogo delle risposte», spesso affastellate senza una logica chiara, il discernimento consiste innanzitutto nel riconoscere le domande vere all’interno del parco delle risposte. Discernimento. C’è una gran voglia di consapevolezza, di intelligenza, di chiarezza. Di conoscere rotte e venti nel mare della crossmedialità.

E al discernimento si rifà il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, quando invita gli animatori della comunicazione e della cultura a impegnarsi «con intelligenza e fiducia, senza assolutismi ingenui e acritici o demonizzazioni apocalittiche».

La seconda parola è in realtà un gruppo di parole tra loro simili e amiche: persona, uomo, antropologia. «Occorre portare una visione piena e integrale dell’uomo - è l’invito di Giuliodori - un uomo chiamato alla piena comunione con Dio e con i fratelli. Anche nella realtà digitale». È il «nuovo umanesimo digitale» di cui parla Chiara Giaccardi, presentando un’accurata ricerca sui giovani e il mondo digitale, con la rete come «luogo antropologico», dove la relazione può essere centrale, il rischio dell’individualismo disinnescato, lo spazio digitale costruito veramente dal basso. I giovani di cui parla Chiara Giaccardi sono diversi dai bamboccioni privi di sugo emergenti da altre rappresentazioni frettolose, superficiali e facilone, ma di maggiore appeal...

Un’altra parola è anima. Anima cristiana. E si trova al centro dell’intervento di Bagnasco, quando indica «le strade possibili di un’anima cristiana per il mondo digitale». E subito collegata a questa ci sono relazione e comunità, perché «dare un’anima - è sempre Bagnasco - significa restituire densità alle relazioni leggere della rete». Comunità: i mass media, la loro comprensione, la competenza nel saperli leggere e interpretare e «usare» spetta a tutti, non a una minoranza di addetti ai lavori. Il sociologo Guido Gili è netto: «Nell’ambiente globalizzato spetta a tutti comunicare. A tutti darsi una formazione adeguata. A tutti essere comunicatori allenati». Spetta a tutti essere testimoni in quello che Gili definisce «un campo di battaglia, di tensioni, di conflitti». E Spadaro ricorda: è necessaria la testimonianza di tutti, tutti i naviganti del Web. Tutti surfisti, chiamati a domare le onde dei media.

Il convegno sui nuovi (e vecchi...) media si rivela così un appuntamento che dimostra di avere a cuore sempre e comunque la persona, la sua capacità di vivere una vita consapevole, e quindi libera. È un convegno che si rivela un continuo invito alla creatività e alla fantasia, come emerge dalle testimonianze di lavoro sul campo, dal settimanale diocesano alla sala di comunità, da Tv2000 lanciata sul digitale terrestre al quindicinale aquilano risorto nella redazione container, dal neonato servizio parrocchie.map al Portaparola, fino al Consorzio editoria cattolica.

È un convegno che vive in sala e fuori, dove si ritrovano amici antichi e si allacciano amicizie nuove, e la rete si arricchisce di nodi, ed è un continuo scambio di idee, esperienze, valutazioni. I «Testimoni digitali» sono assai reali e amano guardarsi in faccia e parlarsi senza schermi. È un convegno la cui colonna sonora - un brusio fatto di dozzine di voci sottovoce - non è un difetto ma un pregio. Sono comunicatori che amano dialogare.

Umberto Folena


Avvenire, 24.04.2010

-  Il Papa: «Spianare la strada a nuovi incontri»

«Il tempo che viviamo conosce un enorme allargamento delle frontiere della comunicazione, realizza un’inedita convergenza tra i diversi media e rende possibile l’interattività». Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVI, ricevendo in udienza nell’Aula Paolo VI i partecipanti al convegno. La rete manifesta, ha osservato il Papa, «una vocazione aperta, tendenzialmente egualitaria e pluralista, ma nel contempo segna un nuovo fossato: si parla, infatti, di digital divide. Esso separa gli inclusi dagli esclusi e va ad aggiungersi agli altri divari, che già allontanano le nazioni tra loro e anche al loro interno».

Non solo: «Aumentano pure i pericoli di omologazione e di controllo, di relativismo intellettuale e morale, già ben riconoscibili nella flessione dello spirito critico, nella verità ridotta al gioco delle opinioni, nelle molteplici forme di degrado e di umiliazione dell’intimità della persona». Questo convegno, invece, ha sottolineato il Pontefice, «punta proprio a riconoscere i volti, quindi a superare quelle dinamiche collettive che possono farci smarrire la percezione della profondità delle persone e appiattirci sulla loro superficie: quando ciò accade, esse restano corpi senz’anima, oggetti di scambio e di consumo».

«L’amore nella verità» costituisce «una grande sfida per la Chiesa in un mondo in progressiva e pervasiva globalizzazione» e i media possono diventare «fattori di umanizzazione», ha affermato Benedetto XVI, «non solo quando, grazie allo sviluppo tecnologico, offrono maggiori possibilità di comunicazione e di informazione, ma soprattutto quando sono organizzati e orientati alla luce di un’immagine della persona e del bene comune che ne rispetti le valenze universali».

Ciò richiede, ha proseguito il Papa, richiamando la sua enciclica “Caritas in Veritate”, che «essi siano centrati sulla promozione della dignità delle persone e dei popoli, siano espressamente animati dalla carità e siano posti al servizio della verità, del bene e della fraternità naturale e soprannaturale». Solamente a tali condizioni, ha avvertito il Pontefice, «il passaggio epocale che stiamo attraversando può rivelarsi ricco e fecondo di nuove opportunità. Senza timori vogliamo prendere il largo nel mare digitale, affrontando la navigazione aperta con la stessa passione che da duemila anni governa la barca della Chiesa. Più che per le risorse tecniche, pur necessarie, vogliamo qualificarci abitando anche questo universo con un cuore credente, che contribuisca a dare un’anima all’ininterrotto flusso comunicativo della rete».


VATICANO: CEDIMENTO STRUTTURALE DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. Benedetto XVI, il papa teologo, ha gettato via la "pietra" su cui posava l’intera Costruzione.


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