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CANNES (2010) E CHI OFFENDE L’ITALIA (1994-2010). Jack Lang: "Com’è possibile che il Pdl si chiami Popolo della Libertà?".

"DRAQUILA", IL GOVERNO "ITALIANO", E LO SCORAMENTO DI JACK LANG. "La Francia è molto triste che lo Stato italiano non sia rappresentato al Festival" - a cura di Federico La Sala

Insorge, il governo italiano, per Draquila di Sabina Guzzanti, il docufilm - efficace nello stile, fortissimo nei contenuti - che parla del post-terremoto abruzzese (...)
domenica 9 maggio 2010 di Federico La Sala
[...] Ad aprire il fuoco di fila contro Draquila, era stato, qualche giorno fa, uno dei grandi protagonisti della pellicola: Guido Bertolaso. Il 4 maggio, 24 ore dopo l’anteprima in cui i cronisti avevano visto il film, il capo della Protezione civile si era espresso così: "Portandolo a Cannes credo che l’Italia non farà una bella figura. Presto, prestissimo, si parlerà di noi e dell’Aquila, a un festival del cinema si presenterà una verità che non è ’la’ verità ma, appunto ’una parte’ di (...)

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> "DRAQUILA" ---- La presentazione al festival di Cannes contenuta nel catalogo ufficiale che accompagna le proiezioni (di Maria Pia Fusco - "Draquila, la Guzzanti denuncia la deriva autoritaria d’Italia").

mercoledì 12 maggio 2010

"Draquila, la Guzzanti denuncia la deriva autoritaria d’Italia"

Le frasi-choc del catalogo ufficiale sul film

di Maria Pia Fusco (la Repubblica, 12.05.10)

CANNES. Se l’ignaro spettatore, senza nessuna conoscenza del nostro paese, leggesse la presentazione di Draquila-L’Italia che trema al festival di Cannes contenuta nel catalogo ufficiale che accompagna le proiezioni, avrebbe l’impressione di un’Italia sull’orlo della dittatura. «Perché gli italiani votano Berlusconi? La virulenza della propaganda, l’impotenza dei cittadini, un sistema economico precario, giochi di potere illegali, una città devastata dal terremoto: sono questi - si legge nel catalogo nella presentazione del film in programma domani - i fattori che, combinati insieme, possono spiegare come la giovane democrazia italiana sia stata assoggettata».

E ancora «la caricatura di Berlusconi - una delle imitazioni più celebri dell’attrice - passeggia nella tendopoli dell’Aquila e vaga nella città deserta, come un imperatore alla fine di un regno... «. Perfino più pesanti le considerazioni della rivista Le film français: l’Aquila, devastata dal terremoto - si legge - «diventa lo spazio ideale per raccontare la deriva autoritaria dell’Italia, l’imbroglio dei ricatti, gli scandali, la corruzione e l’inerzia di una classe politica, dei media, degli abitanti e di tutto ciò che paralizza il paese».

Parole forti, che gettano benzina sul fuoco delle polemiche che in Italia hanno già reso il film un "caso", già infuocate dopo la decisione del ministro Bondi di prendere le distanze dal film rinunciando a una visita al festival. Secondo la rivista Le film français, Draquila risponde non solo alla domanda sulle ragioni del voto a Berlusconi, ma anche al «perché gli italiani non considerano la democrazia un sistema adatto al governo della nazione» o «perché credono di più a quello che dice la televisione piuttosto che alla realtà di quello che vedono». E ancora: «Perché gli abitanti dell’Aquila hanno scambiato ciò che avevano di più prezioso, la loro comunità, una città dinamica piena di studenti e di opere d’arte, con un piccolo appartamento fornito da Berlusconi nelle periferie?».

Anche le recensioni del film non vanno per il sottile: Screen International, analizzando le tesi della Guzzanti, sottolinea che «in nome dell’emergenza, si è permesso alla Protezione civile di agire senza controllo e al di fuori della legge». E secondo Screen questo fatto «dovrebbe avere come conseguenza processi ed arresti».

Altrettanto partecipe la critica di Variety: «Un tragico terremoto, scioccante corruzione e gigantesco abuso di potere. Anche per gli italiani abituati agli scandali del loro paese Draquila è un pugno nello stomaco». La rivista riconosce alla Guzzanti il merito di essere «scrupolosamente corretta. Non ignora i fan di Berlusconi ed è pronta a denunciare l’inefficienza dell’opposizione. Tuttavia il ritratto di questo disastro e il modo in cui Berlusconi ha convinto la maggioranza degli italiani del suo benevolo paternalismo, suscita un profondo disturbo. E soprattutto, dando voce all’Aquila, suggerisce che le sofferenze della città dopo il terremoto siano il risultato di una deliberata politica di disinformazione».


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