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EBRAISMO E DEMOCRAZIA. PER LA PACE E PER IL DIALOGO, QUELLO VERO, PER "NEGARE A HITLER LA VITTORIA POSTUMA" (Emil L. Fackenheim, "Tiqqun. Riparare il mondo")

ISRAELE E IL NODO ANCORA NON SCIOLTO DI ADOLF EICHMANN. FARE CHIAREZZA : RESTITUIRE L’ONORE A KANT E RICONCILIARSI CON FREUD. Alcune note - di Federico La Sala

A EMIL L. FACKENHEIM. (...) il merito di aver ri-proposto la domanda decisiva : “come fu possibile la hitlerizzazione dell’Imperativo Categorico di Kant ? E perché è ancora attuale oggi ?”
samedi 2 août 2014
[...] La prima volta che Eichmann mostrò di rendersi vagamente conto che il suo caso era un po’ diverso da quello del soldato che esegue ordini criminosi per natura e per intenti, fu durante l’istruttoria, quando improvvisamente dichiarò con gran foga di aver sempre vissuto secondo i principî dell’etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere.
L’affermazione era veramente enorme, e anche incomprensibile, poiché l’etica di Kant si fonda soprattutto (...)

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> ISRAELE E IL NODO ANCORA NON SCIOLTO DI ADOLF EICHMANN. ---- « Il muro israeliano a Gerusalemme come quello del ghetto di Varsavia ». Il sociologo Bauman riapre la polemica sullo sterminio degli ebrei.

dimanche 4 septembre 2011

« Il muro israeliano a Gerusalemme come quello del ghetto di Varsavia »

Il sociologo Bauman riapre la polemica sullo sterminio degli ebrei

di Francesco Battistini (Corriere della Sera, 02.09.2011)

GERUSALEMME - Com’è malmessa, la Terra Promessa. E bellicosa. E senza pace, perché timorosa della pace. E quanto specula sulla Shoah. E quel muro che divide Israele e la Cisgiordania, poi : roba da nazisti, altroché, niente da invidiare alla muraglia che chiuse il Ghetto di Varsavia... Quante volte li avete sentiti, questi argomenti ? Cose già dette, già lette. Già proclamate, già contestate. Così ripetute che nemmeno ci finiscono più, sui giornali israeliani, quando arrivano da chi se l’aspettano.

Diverso, però, se a dirle è Zygmunt Bauman, uno dei più grandi sociologi viventi, ebreo di Poznan che da bimbo visse le persecuzioni hitleriane e da adulto le purghe comuniste, che trovò rifugio a Tel Aviv per preferire poi l’Inghilterra. E che in un’intervista a un settimanale polacco, Politika, ha rovesciato sui politici di Gerusalemme la più urticante delle accuse : di fare ai palestinesi quel che fecero le Ss. « Parole inaccettabili - ha protestato formalmente il governo Netanyahu, in una lettera al giornale del suo ambasciatore in Polonia -. Sgradevoli, ingiuste e senza alcuna base di verità ».

Il muro di Betlemme come il muro di Varsavia : si può paragonare l’orribile barriera antiterrorismo all’orrore che fece morire mezzo milione d’ebrei ? Bauman, premio Adorno, critico dei totalitarismi e del negazionismo, a 85 anni si permette di rompere il tabù : « Israele sta traendo vantaggio dall’Olocausto per legittimare azioni inconcepibili ». Pugno, ergo sum : combatto, quindi esisto ? Bauman ne è stracerto : « I politici israeliani sono terrorizzati dalla pace. Tremano, col terrore della possibilità d’una pace. Perché senza guerra e senza una mobilitazione generale, non sanno come vivere. Israele non vede come un male i missili che cadono sulle cittadine lungo i confini. Al contrario : i politici sarebbero preoccupati, perfino allarmati, se non piovesse questo fuoco ». E ancora, citando un suo articolo pubblicato su Haaretz, lo stesso giornale israeliano che giorni fa ha ospitato lo scrittore Günter Grass e il suo parallelo fra le vittime della Shoah e le vittime tedesche della Seconda guerra mondiale : « Sono preoccupato - dice il sociologo polacco - del fatto che gl’israeliani più giovani crescano nella convinzione che lo stato di guerra e l’allerta militare siano naturali e inevitabili ».

Vite di scarto : sulle opinioni di Bauman, l’opinione pubblica israeliana ha meno certezze della classe politica. Basta leggere i commenti Web all’intervista : « Sono d’accordo, questa destra ci porta alla rovina », scrive Linda, ebrea newyorkese ; « è come paragonare le mele alle arance », è perplesso Bobin, di Tel Aviv ; « dategli una casa gratis a Sderot - boccia Moshe - e vada là a prendersi i missili da Gaza ». Il dibattito finisce anche in tv : un po’ perché è di questi giorni la storia delle scuole francesi che cancellano la Shoah dai libri di testo, e questi veleni qui fanno sempre impressione ; un po’ perché Bauman, atteso da oggi a Sarzana per la sua lectio al Festival della Mente, è molto conosciuto (per tre anni insegnò all’università, i suoi libri sono tradotti in ebraico) e ha posizioni che a molti ricordano un’altra bestia nera della destra, lo storico israeliano Ilan Pappé.

« Io ammiro molto il professor Bauman e la sua storia - dice al Corriere l’ambasciatore israeliano a Varsavia, Zvi Rav-Ner, 61 anni, origini polacche -. Lui è stato un esempio : dovette andarsene dalla Polonia nel ’68, per i pogrom contro gli ebrei. Perciò siamo molto stupiti che abbia detto cose d’un odio così cieco. Dal ’71, il professore è tornato in Israele solo tre volte : forse non sa bene che oggi è uno Stato democratico, dov’è ammessa qualsiasi critica, anche la più aspra. Ma dove queste parole sono considerate da antisemita. Le stesse che dicevano i comunisti polacchi dopo la guerra dei Sei giorni : quelli che cacciarono Bauman ».


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