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RIPENSARE L’EUROPA. PER IL "RISCHIARAMENTO" ("AUFKLARUNG") NECESSARIO. ANCORA NON SAPPIAMO DISTINGUERE L’UNO DI PLATONE DALL’UNO DI KANT, E L’IMPERATIVO CATEGORICO DI KANT DALL’IMPERATIVO DI HEIDEGGER E DI EICHMANN !!!

FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. ALLA RADICE DEI SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA. Un breve saggio di Federico La Sala, con prefazione di Riccardo Pozzo.

In questa lezione incontriamo un altro Kant (...) Foucault scopre in Kant il contemporaneo che trasforma la filosofia esoterica in una critica del presente che replica alla provocazione del momento storico (...)
lundi 30 novembre 2020
Foto. Frontespizio dell’opera di Thomas Hobbes Leviatano.
SIGMUND FREUD E LA LEZIONE DI IMMANUEL KANT : L’UOMO MOSE’, L’ UOMO SUPREMO, E LA BANALITÀ DEL MALE. I SOGNI DELLA TEOLOGIA POLITICA ATEA E DEVOTA E LA RIVOLUZIONE COPERNICANA. NOTE PER UNA RI-LETTURA
QUESTO L’INDICE (il testo completo è allegato - qui in fondo - in pdf) :
I
PRIMA PARTE :
SIGMUND FREUD, I DIRITTI UMANI, E IL PROBLEMA DELL’ (...)

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> FREUD, KANT, E L’IDEOLOGIA DEL SUPERUOMO. --- FILOSOFIA E FILOLOGIA. IL PRINCIPIO DI CARITÀ, "UNA GUIDA RIMASTA FINORA COL CAPO COPERTO" (Francesco Gandellini, 2016).

dimanche 19 janvier 2020

FILOSOFIA E FILOLOGIA. IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS : CHARITAS....

      • LA CARITÀ dal GRECO (χάρις - χάριτος : "chàris" - "chàritos" ; accusativo pl. : " χάριτας" - “chàritas” - dono, grazia), NON dal LATINO (“Caritas” - da “carus”, che - come nell’ italiano, "caro" - ha il doppio senso di “affetto” e "caro-prezzo" ... e richiama le "carenze" affettive ed economiche e la "carestia" - e non l’eu-charis-tia" !!!) *


Tesi di Laurea

IL PRINCIPIO DI CARITÀ [2016]

Definizione e analisi critica tra ermeneutica e logica

a cura di Francesco Gandellini **

      • La tesi si preoccupa di analizzare l’origine e il decorso storico del principio di carità o benevolenza, con particolare riferimento alla linea etico-ermeneutica e alla linea logico-ontologica, al fine di metterne in luce gli aspetti significativi che lo identificano e ne caratterizzano l’uso nella storia della filosofia.

SOMMARIO Introduzione .................................................................................................................
-  1 Sezione 1 : il versante ermeneutico ....................................................................... 5
-  1.1 La genesi agostiniana del principio .................................................................... 7
-  1.2 L’illuminismo tedesco e il nesso linguaggio-mondo ................................. 23
-  1.2.1 Wilhelm von Humboldt : “Sprachansicht als Weltansicht” ................................................................... 27 -APPENDICE Georg Friedrich Meier e il “Versuch einer allgemeinen Auslegungkunst” .................................. 43
-  1.3 La linea ontologica dell’ermeneutica contemporanea .............................. 53
-  1.3.1 Martin Heidegger e l’analitica esistenziale di “Sein und Zeit” ................................................ 55
-  1.3.2 Hans-Georg Gadamer e l’ermeneutica ontologica di “Warheit und Methode“ ........................ 69
-  Sezione 2 : la riflessione logica .............................................................................. 85
-  2.1 Fondamenti teorici della carità in logica ....................................................... 87
-  α ) La riflessione filosofica di Ludwig Wittgenstein ......................................... 89
-  β) L’ipotesi della relatività linguistica............................................................ 100
-  2.2 Willard van Orman Quine e l’argomento di “traduzione radicale” ............................................................... 113
-  2.3 Donald Davidson e l’interpretazione radicale ..................................................................................... 137
-  Conclusione .............................................................................................................. 157
-  Bibliografia ............................................................................................................... 161 -Sitografia................................................................................................................... 163

***

INTRODUZIONE

Il termine “carità” deriva etimologicamente dal latino caritas (acc. caritatem, « benevolenza », « amore », questo da carus, « caro », « costoso », « diletto », « amato »), e a sua volta dal greco χάρις, « grazia ». Dal punto di vista dell’etimo, la parola cattura l’idea dell’amore disinteressato ma prezioso verso qualcuno, della benevolenza gratuitamente concessa al destinatario, senza riserve rispetto alla sua condizione.
-  Gli etimologisti latini derivavano il lemma carus dalla prima persona singolare del presente del verbo carēre, ovverocareo, « manco », « sono privo di », e ritenevano di giustificare il valore di una cosa sul metro della mancanza della cosa stessa, in modo tale che tanto più se ne avverte l’assenza, tanto più essa acquista valore e pregio.
-  Passando per il greco χάρις e dal verbo χαίρω, « rallegrarsi », « provare piacere », si arriva alla radice sanscrita ka = ca (sscr. ka, kan, kam), presente in parole quali kâma, « amore », kamana, « desiderabile », « bello »,kamara, « amoroso », kam-e, « desiderò », « amò ». Si possono, inoltre, trovare affinità nel lettone kahrs, « cupido », nel gotico hors, da cui il tedesco Hure, « meretrice », ma che si riallaccia al latino quaero, « cercare », « ricercare », « bramare » ciò che è desiderato. Il termine “carità” afferisce, dunque, anche alla sfera dell’amore desiderato, del richiesto perché bramosamente bello e capace di dare piacere e rallegrare.
-  Il principio di carità rappresenta un criterio prezioso, disinteressato ma richiesto nella logica del dialogo. Esso fornisce una norma fondante, sebbene implicita, per la costruzione di un confronto fecondo e esente da appropriazioni o strumentalizzazioni di qualunque sorta. Il valore apportato dal principio di carità consiste, forse banalmente, nel rendersi disponibile all’ascolto dell’altro e nell’attribuire pregnanza di senso alle sue parole, almeno fino a un evidente punto di non ritorno.
-  La scelta di trattare il principio di carità come argomento di tesi va incontro alla necessità di indagare l’implicito, il sottinteso, il banale che sovente viene trascurato e passato sotto silenzio, col rischio di dimenticarne la validità e l’utilità concreta e portante nell’ambito dell’umano. Si tratta, perciò, di far riermegere agli occhi della coscienza i fondamenti troppo spesso dati per scontato e, proprio per questo, dimenticati, abbandonati e relegati a relitti a margine dell’edificio del sapere.
-  È compito primario della filosofia conferire dignità conoscitiva a quanto viene accolto come evidente, ovvio, lapalissiano perché in ciò, e nel suo oblio, si possono rinvenire “proprio quei problemi che sono i più scottanti per l’uomo, il quale, nei nostri tempi tormentati, si sente in balìa del destino”1, ossia quegli interrogativi umani centrali in cui ne va della quotidianità tanto quanto dell’esistenza intera, oltre che di una convivenza pacifica. Spingendo la riflessione in direzione di ciò che pare assodato e fuori di dubbio ai fini della riflessione stessa, si giunge a capire e a rendere ragione di una complessità nuova, nella quale si gioca qualcosa come la comprensione o il fraintendimento tra gli individui.
-  Il principio di carità è una guida rimasta finora col capo coperto. Esso ha condotto e conduce gli uomini nei meandri tortuosi della comunicazione, del rapporto dialogante e dell’interpretazione reciproca. Può pregiudicare il buon andamento di una discussione, rimanendo nell’anonimato e nell’ombra. Determina e garantisce lo spazio minimo per l’intesa e l’accordo, ma può anche sancirne il definitivo naufragio.
-  Lo scopo della presente trattazione è di portarne alla luce, in un percorso storico e tematico, le caratteristiche principali, in modo da scoprirne il capo e segnalarne i lineamenti distintivi. La filosofia, nel suo decorso storico, si è raramente rivolta in modo esplicito al principio di carità. Fatta eccezione per Agostino, per il caso isolato dell’illuminista tedesco Georg Meier (che lo chiama principio di equità ermeneutica) e per la riflessione dei logici contemporanei (Wilson, Quine, Davidson), esso non viene pressoché mai menzionato o, almeno, non con questo appellativo con cui, soprattutto recentemente, è tornato alla ribalta.
-  Si tratta, quindi, e questo è l’intento del lavoro, di rimarcarne gli aspetti costituivi, laddove il criterio sia stato suggerito dagli autori, oppure di ricercare ed enucleare possibili edizioni, implicitamente consegnate dai filosofi alla riflessione sul principio in questione. Per questo la tesi potrebbe soffrire di discontinuità più o meno consistenti, dettate appunto dall’esigenza di scandagliare le profondità del pensiero filosofico, anche mediante salti temporali e concettuali rilevanti, in quei punti ritenuti significativi per una trattazione ampia e pregnante, ma filtrata sempre nel setaccio della carità ermeneutica e logica.

1 E. HUSSERL, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, Milano, il Saggiatore 2008, pag. 35

** UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI TRENTO
-  Dipartimento Lettere e Filosofia
-  Corso di Laurea in FILOSOFIA. Supervisore : Prof. Varzi Achille Carlo, Co-Supervisore : Prof. Ghia Francesco, Laureando : GANDELLINI Francesco.


* SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR. :

SANT’AGOSTINO, DOTTORE DELLA GRAZIA ("CHARIS") : "ECCO DA DOVE COMINCIA L’AMORE" ("ECCE UNDE INCIPIT CHARITAS").

IL NOME DI DIO, SENZA GRAZIA ("CHARIS") ! L’ERRORE FILOLOGICO E TEOLOGICO DI PAPA BENEDETTO XVI, NEL TITOLO DELLA SUA PRIMA ENCICLICA. Nel nome della "Tradizione"

GUARIRE LA NOSTRA TERRA : VERITÀ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo"

Federico La Sala


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