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CRISI POLITICA E "SACRA FAMIGLIA [UNITA]"!!! NON SOLO LA TEOLOGIA (E LA FILOSOFIA), MA NEMMENO LA SOCIOLOGIA SA DISTINGUERE TRA FAMIGLIA DEMOCRATICA E FAMIGLIA DI "MAMMASANTISSIMA" E DI "MAMMONA"...

"FAMILISMO AMORALE" E SOCIETÀ. LA FAMIGLIA CHE UCCIDE: IL LATO OSCURO DELLA FAMIGLIA. Una nota di Chiara Saraceno - a cura di Federico La Sala

(...) l’enfasi un po’ asfissiante sulla famiglia come panacea universale rende più muti e ciechi quando le cose non vanno (...)
giovedì 12 agosto 2010
[...] questa cecità al lato oscuro della famiglia, alle piccole o grandi
violenze che si producono al suo interno non solo quando c’è trascuratezza o abbandono, ma quando
l’intimità diviene mancanza - o non riconoscimento - di confini tra le persone e il senso di
appartenenza diventa pretesa di possesso, lascia particolarmente indifese le vittime di violenze
famigliari. Per vergogna, indicibilità, speranza che le cose cambino, malinteso senso di pudore, esse
spesso faticano a denunciarle e (...)

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> "FAMILISMO AMORALE" E SOCIETA’. ---Mai più figli e figliastri. Modi nuovi di essere madri e padri. Cancellate tante parole inutili

mercoledì 28 novembre 2012

Uno su quattro da coppie non sposate, identikit di un fenomeno

Modi nuovi di essere madri e padri

di Rosaria Talarico (La Stampa 28.11.2012)

L’Italia sarà pure un Paese cattolico, ma il numero di bimbi nati da coppie non sposate è in aumento. Un fenomeno che si avverte meno nel Sud tradizionalista, mentre il vero boom negli ultimi anni si è verificato proprio al Centro-Nord, dove i nati da genitori non coniugati sono attualmente quasi il 30%. Secondo l’Istat appartengono a questa categoria di «famiglie di fatto» circa 134 mila neonati. Il dato è relativo al 2011 e l’ultimo report su natalità e fecondità rileva come il numero sia in linea con l’anno precedente. L’incidenza del fenomeno è triplicata rispetto al 1995, quando soltanto l’8,1% delle nascite avveniva al di fuori del matrimonio. Nella geografia al contrario non si registrano variazioni, con valori decrescenti man mano che si procede da Nord verso Sud. Alle regioni in cui tradizionalmente la propensione ad avere figli al di fuori del matrimonio era già più elevata (47% nella Provincia Autonoma di Bolzano, 37% in Emilia-Romagna e Valle d’Aosta, 35% in Liguria, 34% in Toscana e 32% in Piemonte) si sono aggiunte tutte le altre.

Il fenomeno si è diffuso con rapidità anche nelle aree caratterizzate storicamente da comportamenti familiari più tradizionali come il Veneto, regione in cui l’incidenza dei nati fuori dal vincolo matrimoniale è più che triplicata (dal 6,8% del 1995 al 26,3% del 2011). Al Centro hanno raggiunto percentuali paragonabili a quelle del Nord Toscana (32,3%) e Lazio (28,6%). Alle Marche spetta il primato dell’incremento più sostenuto: la percentuale dei nati da genitori non coniugati è quintuplicata, passando dal 5,3% del 1995 al 26,2% del 2011. Tutt’altra la tendenza del Sud e delle isole, che presentano incidenze molto più basse: dal 1995 al 2011 sono passate rispettivamente dal 5,2% al 15,3% e dall’8,7% al 20,3%.

Spetta alla Basilicata il livello minimo (10,3%) e alla Sicilia l’incremento minore (dall’8,7% al 18,0%). Nel caso di coppie miste italiano-stranieri, circa il 38% dei bambini nasce al di fuori del matrimonio. Trattasi spesso di una seconda unione, in cui è meno frequente il fenomeno delle seconde nozze. Figlio sì, recidiva matrimoniale no.

Mai più figli e figliastri. Ora anche in Italia i figli naturali sono equiparati ai figli legittimi, nati all’interno del matrimonio. Sì della Camera alla nuova legge.


Cancellate tante parole inutili

di Elena Loewenthal (La Stampa, 28.11.2012)

La Camera ha approvato in via definitiva l’equiparazione dei figli «legittimi» a quelli «naturali». La prima giustizia di questo provvedimento è di ordine semantico: il «figlio naturale», nato fuori dal matrimonio, era infatti una definizione tanto ovvia quanto assurda nel suo presupporre, per opposizione, l’esistenza di figli «artificiali». Ma l’aggettivo «naturale» era comparso nel 1975 in sostituzione del drastico «illegittimo», che sanciva la venuta al mondo di un bambino i cui genitori non erano sposati.

Naturale, come a dire spontaneo (scappato fuori...) o illegittimo (dunque carico di una colpa congenita), questo bambino subiva fino a ieri una serie minuziosa di limitazioni. Innocue e trascurabili, se viste nell’ottica gioiosa di una nascita, ma pesanti magari al momento di una successione. A incominciare dall’inizio, perché il figlio «legittimo» è automaticamente riconosciuto da entrambi i genitori, mentre quello naturale va attestato con una firma, che al di là del suo valore simbolico significa avviare in modo diverso la genitorialità. D’ora in poi, un figlio potrà essere riconosciuto anche da genitori sposati con «terza persona» al momento del concepimento: in sostanza, a discrezione di chi lo mette al mondo, sparisce la figura del bastardo.

La modifica è importante soprattutto sul piano della famiglia, dentro la quale non ci saranno più d’ora in poi differenze fra figli di matrimonio e figli di convivenza. Spariscono i casi limite di nonni cui non possono essere affidati bambini orfani perché per legge non sono parenti, in quanto i genitori non erano sposati. Sparisce soprattutto il diverso trattamento in merito all’eredità che nel contesto della successione all’interno di una famiglia era riservato al figlio nato fuori da un «regolare» regime matrimoniale.

Ma questa discriminazione era innanzitutto anacronistica, in un’Italia di oggi in cui ci si sposa sempre meno ma si convive sempre più, costruendo famiglie di fatto non meno stabili e degne di tale nome. In un’Italia sempre più piena di quei cosiddetti figli naturali che, a guardarsi intorno, popolano le classi di scuole, si affacciano al mondo del lavoro, piangono parenti morti, costruiscono a loro volta una famiglia. Non sono dei fantasmi, ma una realtà viva e indistinguibile dall’altra che vanta lo status di legittimità.

Questa legge non viene a gratificare una marginale minoranza di cittadini italiani: rispecchia invece una realtà sociale che da tempo esigeva un aggiustamento giuridico. Con un auspicio che dovrebbe essere la diretta conseguenza di questa doverosa «modernizzazione» del nostro diritto di famiglia: che questa modifica del codice civile sia il preludio a una legislazione in merito alle coppie di fatto quelle cioè che stanno «a monte» dei figli naturali: che li hanno voluti, concepiti, messi al mondo, riconosciuti. E cui prodigano amore e cura in misura non diversa da quella che ricevono i figli nati nel matrimonio.


-  I figli diventano tutti uguali. I naturali equiparati ai legittimi
-  Novità estesa anche ai nati da incesto e violenza: è polemica

-  di M. Antonietta Calabrò (Corriere della Sera, 28.11.12)

ROMA - Riforma epocale, con forte polemica. I figli sono tutti uguali, anche quando sono frutto di violenza o di incesto. L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva una riforma del diritto di famiglia che equipara i figli naturali a quelli legittimi (i primi sono stati 134 mila nel nostro Paese nel 2011, il 24,5 per cento di tutti i bambini). Nonostante sia un fenomeno di cui si parla sui media quasi esclusivamente quando si tratta di personaggi da copertina, come è accaduto, per citare un caso su tutti, anni fa con il figlio naturale di Diego Armando Maradona.

Le norme approvate ieri però si estendono anche ai figli nati da violenza o incesto, una possibilità che ha visto un duro scontro a Montecitorio. Un fronte parlamentare guidato dall’Udc (Paola Binetti, ma anche Alfredo Mantovano del Pdl) ha infatti cercato di bloccare questa possibilità rivendicata dal centrosinistra e in particolare dai deputati del Pd (Donatella Ferranti, Maurizio Turco) e di Fli (Giulia Bongiorno, Benedetto Della Vedova) ma alla fine è prevalsa la linea già passata a Palazzo Madama, dove non erano mancate violente polemiche.

L’attuale testo dell’articolo 251 del codice civile vieta infatti che possano essere riconosciuti i figli nati da persone unite da vincolo di parentela in linea retta all’infinito (padre-figlia ecc...), in linea collaterale nel secondo grado (fratello-sorella), e tra affini in linea retta (suocero-nuora). L’eccezione a questa regola è che entrambi i genitori, o almeno uno di essi, all’epoca del concepimento, avessero ignorato il vincolo. La nuova disposizione prevede invece che il figlio nato anche in questi casi può essere riconosciuto sia pure previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitargli qualsiasi pregiudizio. Stessi diritti, insomma, senza distinzioni: sono figli e basta.

Con le nuove norme viene riconosciuto quindi a tutti i figli, anche quelli naturali, un unico status giuridico e i bambini nati fuori dal matrimonio potranno avere nonni, zii, fratelli, e più in generale vincoli parentali che prima erano loro negati in assenza di legittimazione. Assicurato per tutti i figli, dunque, il vincolo di parentela, come stabilito dall’articolo 1 della legge, nel quale si stabilisce che «la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo». Il figlio nato fuori del matrimonio può essere adesso riconosciuto dalla madre e dal padre «anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento» e il riconoscimento «può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente».

Inoltre, con l’uniformazione del vincolo di parentela, si stabilisce che tutti i figli «hanno lo stesso stato giuridico» e che, in caso di riconoscimento in un secondo momento, da parte del padre, il cognome della madre non sarà mai cancellato, ma il figlio potrà affiancargli quello paterno. L’articolo 1 introduce infine i «diritti e i doveri del figlio».

Uno dei decreti attuativi che dovranno essere emanati dal governo riguarderà la disciplina delle successioni e delle donazioni, ai fini dell’eredità.


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