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Costituzione, Politica e Cultura.. Uscire dalla "logica" del "paradosso del mentitore" istituzionalizzata

L’ITALIA "CONFUSA E AGITATA" E OFFESA !!! PRIMA DELLE ELEZIONI, RIMUOVERE LA TRAPPOLA DEL LOGO DEL PARTITO DI BERLUSCONI. Caro Presidente della Repubblica ... una domanda : ma può un Partito usare come Nome e Bandiera di "parte" il Nome e la Bandiera di TUTTO il Popolo Italiano ?!? Una lettera aperta del 2004 di Federico La Sala.

LA PAROLA RUBATA. Un omaggio agli intellettuali : Sigmund Freud, Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Jacques Lacan, Elvio Fachinelli.
mardi 5 février 2008 par Emiliano Morrone
[...] La situazione politica ormai non è più riconducibile all’interno del ’gioco’ democratico e a un vivace e normale confronto fra i due poli, quello della maggioranza e quello della minoranza. Da tempo, purtroppo, siamo già fuori dall’orizzonte democratico ! Il gioco è truccato ! Cerchiamo di fermare il ’gioco’ e di ristabilire le regole della nostra Costituzione, della nostra Legge e della nostra Giustizia. Ristabiliamo e rifondiamo le regole della democrazia. E siccome la cosa non (...)

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> L’ITALIA "CONFUSA E AGITATA" E OFFESA !!! PRIMA DELLE ELEZIONI, RIMUOVERE LA TRAPPOLA DEL LOGO DEL PARTITO DI BERLUSCONI. .....con il calcolo si può conquistare il potere ; ma una scommessa intelligente può far saltare il banco. E quindi toccherà anche a Berlusconi decidere se vuole vincere una battaglia apparentemente già vinta, ma perciò ovvia, e quindi potenzialmente deludente, e di certo non proprio originale né creativa per i cittadini, oppure se non valga la pena di accettare una sfida, dopo avere rifiutato, per la fretta di vincere, l’ultima occasione di scrivere regole decenti (Tra calcolo e scommessa di EDMONDO BERSELLI).

mardi 5 février 2008

IL COMMENTO

Tra calcolo e scommessa

di EDMONDO BERSELLI *

È FINITA come ormai si era capito che finiva, nonostante gli sforzi di persuasione morale da parte del Quirinale, con il rammarico del presidente del Senato, la disillusione di Walter Veltroni per l’"occasione mancata", la soddisfazione degli inquilini della ristrutturanda Casa delle libertà e di Silvio Berlusconi. Adesso c’è da aspettare soltanto che si compia l’atto obbligato di indire il referendum e che il presidente Napolitano sciolga le Camere per convocare le elezioni. Ma il tentativo di Franco Marini, per quanto silurato a priori dal niet del centrodestra, non è stato del tutto inutile.

Nello stilare un bilancio della crisi, occorre innanzitutto mettere a fuoco la linearità dell’asse fra i vertici istituzionali : Napolitano e Marini condividevano l’idea che occorresse praticare ogni ragionevole tentativo per evitare di andare alle urne con una formula elettorale già rivelatasi infausta, e insieme hanno tentato di venire a capo del rebus. Il capo dello Stato ha esercitato la sua autorevolezza, nell’auspicio che la razionalità delle preoccupazioni più volte manifestate potesse convincere una parte del centrodestra a impegnarsi nella riforma del sistema elettorale. Il presidente del Senato ha allargato la platea delle consultazioni alle parti sociali, allestendo una specie di "concertazione di scopo" e cercando di fare avvertire alla politica l’opinione praticamente unanime del sindacato e delle imprese.

Non è servito a niente. Ha prevalso il "sacro egoismo" del centrodestra, convinto di poter vincere a mani basse le prossime elezioni, a dispetto delle trappole di cui è disseminato il sistema elettorale del Senato.

Berlusconi e i suoi alleati faranno il possibile per respingere l’etichetta di sfasciacarrozze, cioè di gente che per pura voracità elettorale ha rifiutato la chance di modificare utilmente le regole della politica. Tuttavia è chiaro che il centrodestra ha sabotato il tentativo di Marini praticamente all’unanimità (fatto salvo qualche tenue distinguo di Pier Ferdinando Casini) : Berlusconi con qualche generico rilancio sugli accordi costituenti da fare nella prossima legislatura, An con la durezza che Gianfranco Fini rispolvera quando sente odore di interesse personale e di partito, al punto di dimenticarsi di avere sostenuto il referendum Segni-Guzzetta ; e la Lega addirittura con una sgrammaticatura volgare, rifiutando il confronto con il presidente del Senato.

Tutto questo per poter condurre una campagna contro "il migliore avversario possibile", Romano Prodi, contando sull’impopolarità del governo, senza avere mai indicato, in venti mesi, una proposta politica che non fosse la famosa "spallata" per mandare a casa il centrosinistra. Il calcolo è elementare, ma che sia esatto è tutto da vedere. Perché sul campo politico si è già vista una realtà nuova : al calcolo di Berlusconi, si contrappone la scommessa di Veltroni. Vale a dire che la decisione del segretario del Partito democratico di correre da solo, e comunque di stringere alleanze soltanto con chi condivide il programma del Pd, rappresenta una novità in grado di scompaginare molte previsioni.

In pratica : fra qualche tempo Berlusconi e il centrodestra potrebbero anche accorgersi di combattere una battaglia immaginaria. Perché la scommessa solitaria di Veltroni e del Pd rappresenta una innovazione politica radicale, con una fortissima assunzione di responsabilità anche personale. È una specie di rupture nella strategia bipolare, discutibile e discussa anche all’interno del partito, rischiosa negli esiti ma anche rigorosamente impegnativa sul piano politico, e quindi presumibilmente di impatto ancora imprevedibile sull’opinione pubblica. E dunque non va sottovalutato che fin da oggi si pone sul tappeto una questione che investe la credibilità delle proposte politiche : perché è probabile che gli elettori dovranno scegliere fra uno schieramento e un partito.

Come conseguenza c’è un’asimmetria vistosa fra quello che sarà lo schieramento di centrodestra, un’alleanza verosimilmente composta da qualsiasi formazione in grado di portare voti, e invece il Partito democratico, orientato a presentarsi nella competizione elettorale con un’identità precisa e a presentare un programma stringente per chi vorrà accettarlo. La novità è così spettacolare che potrebbe avere riflessi importanti nell’elettorato, e potrebbe anche imporre al centrodestra qualche forma di razionalizzazione della propria offerta politica.

Perché con il calcolo si può conquistare il potere ; ma una scommessa intelligente può far saltare il banco. E quindi toccherà anche a Berlusconi decidere se vuole vincere una battaglia apparentemente già vinta, ma perciò ovvia, e quindi potenzialmente deludente, e di certo non proprio originale né creativa per i cittadini, oppure se non valga la pena di accettare una sfida, dopo avere rifiutato, per la fretta di vincere, l’ultima occasione di scrivere regole decenti.

* la Repubblica, 5 febbraio 2008.


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