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Costituzione, Politica e Cultura.. Uscire dalla "logica" del "paradosso del mentitore" istituzionalizzata

L’ITALIA "CONFUSA E AGITATA" E OFFESA!!! PRIMA DELLE ELEZIONI, RIMUOVERE LA TRAPPOLA DEL LOGO DEL PARTITO DI BERLUSCONI. Caro Presidente della Repubblica ... una domanda: ma può un Partito usare come Nome e Bandiera di "parte" il Nome e la Bandiera di TUTTO il Popolo Italiano?!? Una lettera aperta del 2004 di Federico La Sala.

LA PAROLA RUBATA. Un omaggio agli intellettuali: Sigmund Freud, Gregory Bateson, Paul Watzlawick, Jacques Lacan, Elvio Fachinelli.
martedì 5 febbraio 2008 di Emiliano Morrone
[...] La situazione politica ormai non è più riconducibile all’interno del ’gioco’ democratico e a un vivace e normale confronto fra i due poli, quello della maggioranza e quello della minoranza. Da tempo, purtroppo, siamo già fuori dall’orizzonte democratico! Il gioco è truccato! Cerchiamo di fermare il ’gioco’ e di ristabilire le regole della nostra Costituzione, della nostra Legge e della nostra Giustizia. Ristabiliamo e rifondiamo le regole della democrazia. E siccome la cosa non (...)

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> "LA PAROLA RUBATA" E L’ITALIA ............ L’Italia di Berlusconi (di Franco Cassano).

martedì 15 aprile 2008

L’Italia di Berlusconi

Autore: Cassano, Franco *

Se si dovesse ridurre ad un nucleo essenziale la filosofia politica del governo Berlusconi, potremmo trovare una sintesi accettabile nella formula « dismissione dei beni pubblici». Precisando però subito dopo che tale espressione, che a prima vista sembrerebbe collocare il governo nel quadro del liberismo internazionale, va intesa ed interpretata con una serie di connotazioni molto particolari e molto italiane.

Infatti, più che ad una liberalizzazione selvaggia ci troviamo di fronte ad un più generale processo di riduzione di tutti i controlli pubblici, alla progressiva, ma continua erosione dell’autorità di ogni soggetto capace di rappresentare gli interessi collettivi e quindi di dettare le regole comuni a tutti. L’erosione dei beni pubblici non è solo una dimensione economico-patrimoniale: essa significa il declino della classe dirigente di un paese, la perdita della sua capacità d’immaginazione politica e di pensare una nozione d’interesse generale e di lungo periodo. Un’idea d’interesse generale vuol dire progettare il futuro, spingere la politica verso una dimensione in cui essa non è semplice riflesso e mediazione degli interessi, ma qualcosa di più, costruzione delle condizioni del progresso dell’intera collettività. Un’idea d’interesse generale del paese vuol dire per esempio non svenderne l’autonomia della politica estera, evitare vassallaggi che si rischia di pagare a caro prezzo.

Quando la politica non è più lo strumento attraverso il quale si dirige un paese in base ad un’idea forte delle sue prospettive future, ma un navigare sulle sue debolezze, lusingandole e cercando di volgerle a proprio vantaggio, rispecchiandole ed accentuandole, un paese va incontro al suo declino. Il governo Berlusconi, in modo talvolta furbo e talvolta arrogante, non solo rispecchia tutte le debolezze del paese, ma pensa di usarle a proprio favore, offrendo a drammatici problemi strutturali risposte e rimedi parziali e di breve periodo. Da un certo punto di vista la coalizione che lo rappresenta, pur eterogenea e qualitativamente non di alto profilo, rappresenta in qualche modo il paese. Ma questo rispecchiare il paese (cercheremo di portare qualche esempio) è un rappresentarlo in modo perverso e coincide con la rinuncia a qualsiasi capacità di migliorarlo, con una sorta di resa di fronte ai vizi nazionali e l’abbandono di qualsiasi capacità progettuale.

L’effetto di questo tipo di «governo» è quindi tale da spingere il paese verso un declino forte e drammatico, specialmente se si pensa che, a livello internazionale, il vuoto lasciato da tali debolezze viene riempito dall’iniziativa altrui. 1 momenti migliori dell’era democristiana sono stati quelli in cui quel partito riuscì ad esprimere un’idea d’interesse generale, anche entrando in urto con i settori più chiusi ed arretrati delle classi dirigenti. Ovviamente anche allora questa progettualità spesso finiva per esaurirsi, trasformandosi nella semplice mediazione degli interessi. Ma oggi siamo di fronte ad un dato nuovo, perché si tratta di ben di più che di debolezza dell’azione politica rispetto agli interessi particolari: siamo di fronte ad un’inversione della gerarchia tra essi. Al posto di una politica alta, capace di indicare una strada, gli interessi parziali hanno preso il sopravvento, facendo della dimensione pubblica un luogo che ospita e tutela la loro parzialità.

Il conflitto d’interessi di cui è portatore il presidente del Consiglio non è quindi un incidente, ma una gigantesca metafora della politica del suo governo. Non dallo Stato al mercato, ma dallo Stato al privato, e soprattutto ad un privato ben poco competitivo, molto protetto e spesso clientelare. [...]

* Ecco chi ci governa, più forte di prima, in un lucido ritratto di quattro anni fa. Da Homo civicus, Edizioni Dedalo, Roma 2004 (www.eddyburg.it, 15.04.2008)


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