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EVANGELO E TEOLOGIA POLITICA DEL "MENTITORE". PER IL "RISCHIARAMENTO" ("AUFKLARUNG") NECESSARIO, CHE GIA’ DANTE SOLLECITAVA ...

KANT E SAN PAOLO. COME IL BUON GIUDIZIO ("SECUNDA PETRI") VIENE (E VENNE) RIDOTTO IN STATO DI MINORITA’ DAL GIUDIZIO FALSO E BUGIARDO ("SECUNDA PAULI"). Una pagina di Kant e una nota di Federico La Sala

sabato 18 gennaio 2014
Foto. Frontespizio dell’opera di Thomas Hobbes Leviatano.
[...] un medico, un giudice, o un uomo politico, può avere in capo molte belle regole patologiche, giuridiche o politiche, al punto da poter diventare egli stesso un profondo insegnante in proposito, e tuttavia cade facilmente in errore nell’applicazione di esse, o perché manca di capacità naturale di giudizio (...) o anche per il fatto che egli non è stato sufficientemente addestrato per questo giudizio, mediante esempi e pratica (...)

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> KANT E SAN PAOLO. --- E LA "PARRESIA DI PAPA FRANCESCO (di don Aldo Antonelli - Papale papale)

martedì 14 aprile 2015


Papale papale

di Don Aldo Antonelli
-  Parroco ad Antrosano *

"Voce di Dio che increspa la superficie piatta del silenzio. Parola che sveglia dal sonno le cose e riempie di respiro la polvere, che mette in movimento la storia e nella storia cammina. A volte è sussurro di brezza che bacia labbra screpolate di nomadi, ma sa essere anche strepito di tuono, urlo d’uragano. A volte è fatta della materia impalpabile dei sogni, altre è ruvida di sabbia. A volte profuma di pane caldo, è piena di tenerezza e di tremore come il primo bacio, come una carezza, come un abbraccio a lungo atteso. Qualche volta, invece, ha pelle di scoglio e lascia la carne ferita. Ma sempre è intrisa d’amore, di desiderio, di voglia d’incontro".

Le parole che Papa Francesco ha pronunciato ieri nella Basilica di San Pietro, durante la solenne Messa per il centenario del martirio armeno, mi hanno richiamato questa che non so se sia più una poesia o una preghiera o tutte e due le cose insieme. In più, Papa Francesco ha sdoganato un termine finora relegato nel vocabolario degli specialisti della filosofia antica e della teologia: parresia.

Dal greco παρρησία, vuol dire "parlare chiaro", con schiettezza e senza infingimenti. I grandi filosofi greci, Socrate, Platone ed Aristotele ritenevano che vi fosse uno strettissimo gollegamento tra "politeia", esercizio politico del potere, e "parresia, il comportamento morale del buon cittadino che parla dicendo la "verità". Il termine è frequente anche nel testo greco del Nuovo Testamento dove indica il "coraggio" e la "sincerità" della "Testimonianza". Ed è stato molto usato nella tradizione cristiana, specie agli inizi, come contrario di "ipocrisia".

Non può che far piacere questa cruda e nuda franchezza da parte di un papa e all’interno di una celebrazione, là dove spesso nel passato si è "confuso" il fumo dell’incenso con i fumi del linguaggio felpato e il sapore agrodolce della diplomazia bugiarda.

"Abbiamo troppo insegnato l’arte di avvolgere ogni affermazione un pò rude nella soavità del linguaggio", lamentava don Giovanni Barra nel 1949 sul giornale di don Mazzolari (Adesso 31 Luglio). E aggiungeva: "Questa mania di non contraddire e di non essere contraddetti, di non far soffrire e di non soffrire, di non urtare e di non essere urtati, è un lento veleno che svirilizza i cuori goccia a goccia". Ed è ancor più significativo che questo recupero di autenticità di linguaggio "sine glossa" avvenga ad opera di un Papa che della Misericordia ha fatto il programma del suo Pontificato al punto di indire un Anno Giubilare. Come a dire che la vera, autentica "Misericordia" non ha nulla a che vedere con la finzione, la piaggeria e l’ipocrisia diplomatica.

* L’HUFFINGTONPOST, 13/04/2015


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