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SCIENZA, RELIGIONE, E POLITICA. "C’è una fondamentale differenza tra la religione, che è basata sull’autorità, e la scienza, che è basata su osservazione e ragionamento" (S. Hawking).

KANT, NEWTON, E POPE. Note (di avvio) per una rilettura della “Storia universale della natura e teoria del cielo” - di Federico La Sala

lunedì 27 settembre 2010 di Federico La Sala
[...] Il messaggio è abbastanza chiaro. Chi scrive, parla da uomo a uomo e da sovrano a sovrano e invita (se stesso e) il suo stimato “Signore / Federico / Re di Prussia” ad andare avanti e oltre sulla strada della scienza (Newton) e della saggezza (Pope) - con Newton e con Pope, senza separarli e senza assoggettare l’uno all’altro! L’indicazione di Galilei (se pure mai citato) è tra le righe ed è al fondamento del discorso di Kant: non confondiamo i “due” (...)

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> KANT, NEWTON, E POPE. ---- La parrucca di Newton, romanzo dell’astrofisico francese Jean-Pierre Luminet (rec. di Vittorio Pellegrini)

venerdì 4 novembre 2011

Isaac Newton. Un genio depresso

di Vittorio Pellegrini (il Fatto Saturno, 4.11.2011)

RICORDO LA MIA prima volta all’Università di Cambridge. Ricordo il refettorio del Trinity College, uno dei collegi più prestigiosi dell’Università, la mia stanza con un pavimento di legno antico e il letto a baldacchino. Ricordo soprattutto quel cartello davanti al prato verdissimo del Trinity che diceva: “Vietato calpestare l’erba se non accompagnati da un membro anziano del College”. Un’atmosfera sobria e stimolante. E fu proprio questo il luogo che accolse nel 1660 un giovane di origini modeste, un campagnolo con la capigliatura rossa proveniente da una fattoria del Lincolnshire; un ragazzino, dicevano, dalla mente straordinariamente acuta.

Isaac Newton varcò le soglie del Trinity nell’anno in cui Carlo II fu proclamato re d’Inghilterra. In pochi anni dimostrò qualità straordinarie diventando nel 1669 il secondo titolare della cattedra lucasiana di matematica (oggi occupata dal fisico matematico Stephen Hawkins) e in quelle mura identificò il vero scopo della sua vita.

Distruggere Descartes e la sua fredda meccanica della materia e scoprire, attraverso la filosofia della natura, l’armonia dell’universo creato da Dio. Come poi ripeteva in vecchiaia, uscito vittorioso dalla scontro a distanza con Descartes: «Se ho visto più lontano degli altri è perché sono salito sulle spalle dei giganti». Ma non si riferiva a Galilei o Keplero, bensì a Mosè e Gesù Cristo. Perché lui, Isaac Newton, era venuto al mondo con una missione divina: formulare un modello matematico dell’universo in pieno accordo con le osservazioni sperimentali come quelle raccolte dall’astronomo John Flamsteed nell’osservatorio di Greenwitch, fatto costruire proprio da Carlo II.

E Isaac Newton, la sua vita affascinante e contraddittoria, culminata con la stesura dei Principia e la spiegazione dei moti dei pianeti attraverso la legge della gravitazione universale, è il protagonista del romanzo La parrucca di Newton, scritto dall’astrofisico francese Jean-Pierre Luminet. Un romanzo che è innanzitutto bello, e che riesce a coinvolgere nella narrazione della storia di un uomo geniale ma allo stesso tempo ambizioso e invidioso, capace di dirigere con maestria la prestigiosa “Royal Society” e la zecca dello stato e allo stesso tempo preda di forti stati depressivi che lo portavano a isolarsi per mesi. Un uomo che è considerato il padre della scienza moderna, ma che passava gran parte del suo tempo a cercare di decifrare improbabili leggi nascoste nella Bibbia e a effettuare pericolosi esperimenti alchemici.

Ma ciò che trasforma il libro di Luminet in un prezioso manuale storico e di divulgazione scientifica è l’attenzione ai personaggi incontrati da Newton nel corso della sua vita. Dal “nemico” Robert Hooke, noto in particolare per la legge sull’elasticità, a Edmund Halley di cui si ricorda oggi la cometa che porta il suo nome. Fino a John Locke, filosofo empirista, padre del pensiero liberale, che fu uno dei pochissimi amici sinceri di Isaac Newton al quale offrì il terreno filosofico su cui collocare la grande costruzione matematica dei Principia.

Il libro di Luminet è il frutto di un serio lavoro di ricerca tradotto in una storia romanzata, avvincente e dai ritmi serrati. Avvincente quando Luminet ci porta dentro la casa del giovane Newton intento a risolvere la luce del sole nelle sue componenti fondamentali; interessante quando Luminet si sofferma sui dialoghi spigolosi tra Newton, Fatio, Halley e Hook durante le riunioni della “Royal Society” o su quelli a distanza con Leibniz sulla paternità del calcolo infinitesimale e inquietante quando Luminet ci descrive un Newton quasi folle nella convinzione di essere il migliore fra tutti. Rimane forte la tensione nel libro che culmina nell’immenso bagliore della legge della gravitazione universale: la mela che cade dall’albero. È emozione che si propaga al lettore fino alle ultime pagine, quando Luminet ci racconta il funerale di Isaac Newton e quando ci propone l’ultimo personaggio del suo libro, un giovanotto francese dalle idee un po’ strane, tale Voltaire. Jean-Pierre Luminet, La parrucca Di Newton, La Lepre, pagg. 384, • 24,00


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