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ILLUMINISMO, CRISTIANESIMO, E PLATONISMO CATTOLICO. ALLA RADICE DEI SOGNI E DEI DELIRI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA

LA VIA DI KANT: USCIRE DALLA CAVERNA, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI “DIO” CONCEPITO COME “UOMO SUPREMO”. Note per una rilettura della “Storia universale della natura e teoria del cielo” - di Federico La Sala

Kant, sapeva - come e più di Nietzsche - che bisogna perdere “la fede in Dio, nella libertà e nell’immortalità [...] come si perdono i primi denti”, scendere all’Averno (come scrive Kant) o, che è lo stesso, all’inferno (...) Molti filosofi sono andati all’inferno, ma non ne sono più usciti; qualcuno è riuscito a venirne fuori, ma non sa nemmeno come e perché, e si illude e sogna ancora, alla Swedenborg (...)
giovedì 31 dicembre 2015
[...] Alla base della ricerca e del discorso di Kant, c’è la chiara consapevolezza di come e quanto sia urgente e necessario andare - con Newton - oltre Newton: egli si è “arreso troppo presto di fronte a ciò che giudicava il limite delle cause meccaniche, e troppo alla lesta” e - cosa ancor più grave - formulando un’ipotesi (tutta interna al vecchio platonismo), “era ricorso all’intervento di un Padreterno creatore di stelle e pianeti”(cfr. Giacomo Scarpelli, (...)

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> LA VIA DI KANT: USCIRE DALLA CAVERNA, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI “DIO” CONCEPITO COME “UOMO SUPREMO”. -- L’Universo è una simulazione? torna il più radicale dei dubbi (di Roberto Paura)

martedì 24 gennaio 2017

L’Universo è una simulazione?

Teorizzato dai filosofi, studiato dai fisici, preso sul serio dai titani della Silicon Valley: torna il più radicale dei dubbi.

di Roberto Paura (il Tascabile, 23.01.2017)

      • Roberto Paura è dottorando di ricerca in comunicazione della fisica all’Università di Perugia. Giornalista scientifico, ha lavorato per Città della Scienza e Fanpage.it e ha fondato la rivista Futuri. È redattore della rivista di studi culturali Quaderni d’altri tempi.

Nell’aprile scorso l’American Museum of Natural History di New York ha ospitato l’annuale “Isaac Asimov Memorial Debate” e ha invitato alcuni ospiti illustri a discutere del quesito “Il nostro universo è una simulazione?”. Per l’esattezza si trattava del filosofo David Chalmers, autore di Che cos’è la coscienza?; e dei fisici teorici Zohreh Davoudi, James Gates Lisa Randall e Max Tegmark. A moderare l’incontro c’era l’astrofisico Neil deGrasse Tyson, il volto più noto della divulgazione scientifica americana. Tanta concentrazione d’intelligenza per una domanda così bizzarra sembrerebbe una perdita di tempo. Se non che tutti i relatori, con l’eccezione di Lisa Randall, sono sostenitori più o meno convinti del cosiddetto simulation argument: l’ipotesi secondo cui l’universo sarebbe una simulazione informatica programmata da una super-intelligenza esterna alla nostra realtà.
-  Specificità tecnologiche a parte, non si tratta di un’idea nuova. Dal velo di Maya alla caverna di Platone, dal dubbio metodico di Al-Ghazali al genio maligno di Cartesio, per finire con l’esperimento mentale del cervello nella vasca di Putnam; lo scetticismo circa l’autentica natura della realtà ha attraversato tutte le epoche e le latitudini del pensiero.

A rimetterlo in circolo nella sua formalizzazione più contemporanea è stato il filosofo analitico svedese Nick Bostrom. Direttore dell’Institute for the future of humanity di Oxford, nel 2003 Bostrom ha pubblicato su Philosphical Quarterly un paper dal titolo “Are you Living in a Computer Simulation?”. Dopo aver riepilogato le tesi a favore della nostra futura capacità di creare al computer menti dotate di consapevolezza, nel testo Bostrom speculava sulla possibilità che una civiltà super evoluta fosse in grado di sviluppare non solo una simulazione della realtà così ricca di informazione da essere indistinguibile dalla realtà stessa ma addirittura “un numero astronomico” di tali simulazioni. Da ciò desumeva, su basi probabilistiche, l’esistenza di forti indizi per ritenere che anche la nostra realtà non sia altro che una di queste simulazioni, realizzata da un’altra civiltà super intelligente ed esterna al nostro mondo.

A ciò aggiungeva un’altra congettura: se una civiltà simulata raggiungesse, grazie al progresso tecnologico, lo stadio post-umano, sarebbe a sua volta in grado di realizzare una simulazione dell’universo dotata di esseri coscienti. Se una simile eventualità si verificasse nel futuro della nostra civiltà, essa non solo dimostrerebbe che è possibile programmare simulazioni ma, ipso facto, aumenterebbe le nostre probabilità di vivere all’interno di una di esse. E non solo: una simulazione all’interno di una simulazione (una nested simulation, come la chiama Bostrom) richiederebbe un dispendio di calcolo, per i computer su cui gira la prima simulazione, tale che i programmatori di questa dovrebbero impedire questa possibilità o terminare il programma. Per questo motivo, sostiene Bostrom, il simulation argument non è solo un affascinante passatempo intellettuale ma un’ipotesi da prendere con la massima serietà dato che potrebbe rappresentare il principale e più sottovalutato existential risk per la prosecuzione della nostra civiltà.

Partito un po’ in sordina, con il passare degli anni, l’argomento di Bostrom ha attirato una crescente attenzione negli ambienti filosofici, scientifici e tecnologici ed è diventato uno dei più discussi all’interno delle élite imprenditoriali della Silicon Valley. Non stupisce quindi che a sdoganarlo definitivamente presso il grande pubblico ci abbia pensato proprio un esponente di quelle élite: Elon Musk. Il quale, nel giugno 2016, ha dichiarato che, a suo parere, la possibilità che il nostro universo non sia una simulazione sia di appena una su un miliardo. Dato il pedigree del CEO di Tesla e Space X, la dichiarazione ha fatto presto il giro del mondo e destato immenso scalpore.

Una congettura fantascientifica

E dire che, per non farsi cogliere impreparati, sarebbe bastato leggere della buona fantascienza. È da tempi non sospetti infatti che questo genere si confronta con storie che attingono dalla stessa tradizione scettica a cui si è abbeverato Bostrom. Il tunnel sotto il mondo, per esempio, è un racconto scritto nel 1955 da Frederik Pohl. Il protagonista, Guy Burckhardt, vive in una tipica cittadina americana, Tylerton, dove la tranquillità è continuamente scossa da insistenti slogan commerciali urlati dagli altoparlanti di furgoncini che girano per le strade proponendo l’ultimo modello di frigorifero o l’ultima marca di sigarette. Una serie di stranezze, però, suggeriscono a Burckhardt che qualcosa non va come dovrebbe. Prima scopre che a Tylerton ogni giorno è sempre il 15 giugno; poi, che le persone intorno a lui sono tutte robot. Infine - nelle ultime, agghiaccianti righe del racconto - che la sua città è stata distrutta da un’esplosione e ricostruita in miniatura su un tavolo: Buckhardt stesso non è che una replica robotica in miniatura del vero Buckhardt. Il suo mondo finisce, alla lettera, sull’orlo di un tavolo di laboratorio.

Quattro anni dopo Philip Dick avrebbe ripreso questi temi nel suo celebre Tempo fuor di sesto, dove Ragle Gumm, il protagonista, impegnato quotidianamente a risolvere il gioco a premi di un giornale, inizia a dubitare della realtà che lo circonda a seguito di una serie di coincidenze, che partono dal momento in cui cerca senza successo di accendere la lampadina del bagno tirando una cordicella che non c’è mai stata. Gradualmente scopre l’amara verità: la sua città è una finzione creata tutta intorno a lui, per ricordargli la sua infanzia negli anni Cinquanta e permettergli di risolvere con tranquillità il gioco a premi che nasconde in realtà una posta molto più grande di quanto sospetti, ossia la possibilità di prevedere la traiettoria dei missili balistici lanciati dal nemico nel corso di una lunga guerra nucleare.

Nel 1964 Daniel Galouye fa un passo più avanti e in Simulacron-3 (recentemente riproposto dall’editrice Atlantide con il titolo Il mondo sul filo) fa entrare finalmente in scena il potere della simulazione informatica. Douglas Hall, il protagonista del romanzo, uno dei capo-progettisti della simulazione “Simulacron-3”, in grado di replicare alla perfezione il mondo reale, scopre che il suo collega Fuller si è tolto la vita dopo aver fatto una scoperta spaventosa: il loro universo è in realtà una simulazione, creata con gli stessi scopi di Simulacron-3 (raccogliere e analizzare i feedback degli utenti sulle loro preferenze di consumo per orientare le strategie aziendali e le politiche pubbliche). Il romanzo di Galouye introduce per primo l’idea che, attraverso la capacità dei nostri computer di realizzare simulazioni sociali sempre più sofisticate, si possa arrivare a scoprire che anche il nostro mondo sia, a sua volta, creato al computer.

Se ai tempi di Galouye l’idea di simulare un intero universo al computer pareva una remotissima fantasia, l’anno scorso un videogioco come No Man’s Sky ha dimostrato che, almeno in parte, già oggi potrebbe non essere più così. Realizzato da un piccolo team indipendente, NMS è infatti in grado di creare fino a diciotto quintilioni di mondi alieni grazie a uno speciale algoritmo che, per ciascun pianeta, genera una fauna, una flora e una geografia peculiare e unica. “La fisica di ogni altro gioco è finta”, ha dichiarato il suo capo-progettista, Sean Murray.

      • Quando sei su un pianeta, sei circondato da un fondale tridimensionale, un cubo su cui qualcuno ha dipinto stelle o nuvole. Se c’è un ciclo giorno-notte, è perché ci sono graduali transizioni tra una serie di fondali diversi. Con noi, quando sei su un pianeta, puoi spingere lo sguardo fino alla curvatura di quel pianeta. Se cammini per anni, potresti fare il giro del mondo e tornare esattamente allo stesso punto in cui sei partito. Il nostro ciclo giorno-notte avviene perché il pianeta sta ruotando sul suo asse e ruota intorno al sole. È fisica reale. Abbiamo persone che scendono da una stazione spaziale su un pianeta e quando ripartono, la stazione non è più lì; il pianeta è ruotato. I giocatori lo hanno segnalato come bug.

Certo, per quanto tutto questo sia impressionante, No Man’s Sky resta comunque un universo intangibile e vuoto, in termini di intelligenza: non ci sono esseri viventi con una propria coscienza, per cui non è una vera simulazione. Ma se abbiamo fatto così tanti passi avanti da quando la fisica dei videogiochi si limitava a simulare il lancio di una pallina contro un muro di mattoni virtuali, cosa ci riserva il futuro?

Verso la superintelligenza?

Nel suo libro La realtà nascosta, il fisico e matematico Brian Greene ha calcolato che un computer quantistico “non più grande di un portatile ha la capacità di eseguire l’equivalente di tutto il pensiero umano sin dagli albori della nostra specie in una piccola frazione di secondo”. Stiamo inoltre investendo grosse cifre nella capacità di simulare il cervello umano per carpire il segreto della coscienza umana. L’obiettivo originario dell’Human Brain Project di Henry Markram, già coordinatore del Blue Brain Project, era proprio questo: grazie a un finanziamento di un miliardo di euro dalla Commissione Europea, e massicci investimenti di aziende private come la IBM, lo Human Brain Project intendeva creare entro il 2023 una simulazione completa del cervello umano su un supercomputer: possibile preludio allo sviluppo di una vera e propria superintelligenza artificiale, anche se il progetto sembre essere stato ridimensionato negli ultimi tempi.

Personalità come Stephen Hawking, Bill Gates e lo stesso Elon Musk hanno tuttavia recentemente messo in guardia da simili sviluppi, che, a loro giudizio, potrebbero rivelarsi un vicolo cieco per la civiltà umana. Le ragioni sono diverse, ma una di esse ha a che fare proprio con la congettura della simulazione: come nel film Matrix, infatti, è possibile che delle superintelligenze artificiali decidano di perseguire obiettivi completamente diversi da quelli che vorremmo assegnare loro, giungendo alla conclusione che la nostra esistenza possa compromettere la loro. Di conseguenza, esse potrebbero ridurci in schiavitù e proiettare le nostre coscienze in una perfetta simulazione del nostro mondo per non farci rendere conto del vero stato in cui siamo stati costretti. Questo scenario è stato suggerito proprio da Bostrom nel suo influente Superintelligence (2014), il libro che ha convinto Musk a destinare alcuni milioni di dollari al Future of Life Institute di Boston per ricerche destinate a minimizzare i rischi connessi allo sviluppo di intelligenze artificiali (tra i destinatari del finanziamento c’è lo stesso Bostrom, per lo sviluppo a Oxford di uno Strategic Artificial Intelligence Research Center).

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      • CONTINUAZIONE NEL POST SUCCESSIVO


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