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ILLUMINISMO, CRISTIANESIMO, E PLATONISMO CATTOLICO. ALLA RADICE DEI SOGNI E DEI DELIRI DELLA TEOLOGIA POLITICA EUROPEA ATEA E DEVOTA

LA VIA DI KANT: USCIRE DALLA CAVERNA, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI “DIO” CONCEPITO COME “UOMO SUPREMO”. Note per una rilettura della “Storia universale della natura e teoria del cielo” - di Federico La Sala

Kant, sapeva - come e più di Nietzsche - che bisogna perdere “la fede in Dio, nella libertà e nell’immortalità [...] come si perdono i primi denti”, scendere all’Averno (come scrive Kant) o, che è lo stesso, all’inferno (...) Molti filosofi sono andati all’inferno, ma non ne sono più usciti; qualcuno è riuscito a venirne fuori, ma non sa nemmeno come e perché, e si illude e sogna ancora, alla Swedenborg (...)
giovedì 31 dicembre 2015
[...] Alla base della ricerca e del discorso di Kant, c’è la chiara consapevolezza di come e quanto sia urgente e necessario andare - con Newton - oltre Newton: egli si è “arreso troppo presto di fronte a ciò che giudicava il limite delle cause meccaniche, e troppo alla lesta” e - cosa ancor più grave - formulando un’ipotesi (tutta interna al vecchio platonismo), “era ricorso all’intervento di un Padreterno creatore di stelle e pianeti”(cfr. Giacomo Scarpelli, (...)

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> LA VIA DI KANT: USCIRE DALLA CAVERNA, E NON RICADERE NELL’ILLUSIONE DI “DIO” CONCEPITO COME “UOMO SUPREMO”. ---- «Pregate per far tornare la pioggia!». È questo l’invito che il cardinale Giuseppe Betori, vescovo di Firenze, ha rivolto a tutti i parroci (di Sandro Fazi)

martedì 1 maggio 2012

«Pregate per far tornare la pioggia! »

di Sandro Fazi ("Notam” - Lettera agli amici del Gallo di Milano, 30 aprile 2012)

È questo l’invito che il cardinale Giuseppe Betori, vescovo di Firenze, ha rivolto a tutti i parroci per «pregare e far pregare per chiedere il dono della pioggia» (Repubblica, 30 marzo).

Mi è sembrata una allocuzione di altri tempi, che suscita un sorriso di qualche immodesta sufficienza. Pensavamo che fosse finito quel lungo periodo della storia durante il quale venivano attribuiti a potenze trascendenti i fenomeni della natura quali i tuoni, la pioggia, i fulmini, i terremoti, e così via. La scienza ha tolto ormai agli eventi ogni carattere sacro e ha eliminato ogni riferimento trascendente con quel movimento di emancipazione, di desacralizzazione. Questo processo è ben tratteggiato da Carlo Molari anche in un articolo pubblicato su Rocca (numero 20 del 2010).

L’invito che oggi ritroviamo ci sorprende (o ci dovrebbe sorprendere) quindi non poco. La nostra generazione si è formata e si è trovata ad attraversare quel movimento di secolarizzazione che ci ha invitato a essere adulti, autonomi, con quell’atteggiamento ben riassunto nel programma «con Dio e davanti a Dio noi dobbiamo vivere senza Dio, etsi Deus non daretur, come se Dio non fosse» ripreso nei nostri giorni da Bonhoeffer. Abbiamo lentamente imparato ad amare un Dio che alimenta le dinamiche della evoluzione dell’uomo e del mondo, senza mai sostituirsi alle forze che operano questa maturazione. Secondo quella famosa espressione di Theilard de Chardin: «Dio non fa le cose, ma fa che le cose si facciano».

Con il lento distacco della società moderna dalle ipotesi religiose, la secolarizzazione ha portato l’uomo a essere adulto nel senso di non contare nella soluzione degli impegni del suo vivere su di un Dio sostitutivo. Tutte riflessioni che dovrebbero ormai far parte del bagaglio culturale dei cristiani e non possono essere facilmente coordinate con quell’invito cardinalizio a «pregare per la pioggia».

Alla luce di queste considerazioni, pur così elementari, quale credibilità siamo disposti a riconoscere a queste figure istituzionali, pastori preposti teoricamente alla nostra istruzione e guida? Forse, la risposta è: scarsa, pregiudizialmente, tutta da conquistare, da verificare con onesto spirito critico.

Personalmente, ritengo che la ricerca e la formazione spirituale siano responsabilità individuali che ciascuno deve portare avanti con un processo autonomo, indipendente, anche comunitario, ma non solo: si appoggerà quando possibile anche a strutture ecclesiali, naturalmente non necessariamente cattoliche e tantomeno istituzionalizzate, con carattere di veracità e di concretezza.

Allora forse nascerà anche una preghiera con un taglio diverso: perdonami Signore; aumenta la mia fede; tempra la determinazione nella scelta; aiutami a capire; fammi essere capace di amore vero; fammi eliminare gli inquinamenti che rendono fiacca la mia vita spirituale; fammi progredire speditamente verso la evoluzione, verso il compimento finale; e cosi via come Tu sai. Aiutaci anche a non dimenticare mai di ringraziarti. E perdonaci se qualche volta ti chiediamo anche di regolare la pioggia, tutto sommato siamo sempre poveri uomini con tante necessità e tante paure!


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