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DIO, NATURA, TECNICA COMUNICATIVA, E DEMOCRAZIA. IL "CHARISMA" DELL’ITALIA E IL "CHARISMA" DEGLI ITALIANI E DELLE ITALIANE.

CARISMA, COSTITUZIONE, E POLITICA: AL DI LA’ DELLA TRAPPOLA ATEA E DEVOTA. Una importante provocatoria riflessione di Lidia Ravera - con una nota di Federico La Sala

(...) si è aperta la caccia al “carisma”. Ci si chiede ininterrottamente chi ce l’ha e chi non ce l’ha. Si accavallano conversazioni affannose (...)
lunedì 18 ottobre 2010 di Federico La Sala
LA CACCIA AL CARISMA E LA COSTITUZIONE IN AGONIA
UN OMAGGIO A LIDIA RAVERA. Ciò che qui è ripresa è una ironica e brillante nota di Lidia Ravera, intitolata "AAA carisma cercasi". Per essere apprezzata a pieno, credo però che siano necessarie alcune precisazioni a margine, sia che intendiamo per "carisma" un dono della Natura, sia che lo intendiamo come un dono di Dio, sia che lo intendiamo come un dono della Tecnica Comunicativa (l’Arte della Persuasione, la Retorica).
Innanzitutto, è (...)

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> CARISMA, COSTITUZIONE, E POLITICA: AL DI LA’ DELLA TRAPPOLA ATEA E DEVOTA. ---- L’insano bisogno di un leader (di Vittorio Cristelli).

venerdì 20 maggio 2011

L’insano bisogno di un leader

di Vittorio Cristelli ("vita trentina”, 22 maggio 2011)

Si sa che i sintomi sono importanti per individuare una malattia. Ma si sa anche che per curarla e per guarire non basta prendere di mira i sintomi. Negli ultimi tempi si parla sempre più di leader. Anche nella provincia di Trento il governatore Dellai guardando alle elezioni del 2013 ha detto che deve emergere un leader nel centro sinistra perché non ci siano pericolosi scombussolamenti. Non così il centrodestra perché un leader nazionale, regionale e comunale unico ce l’ha già in Silvio Berlusconi. Anche nei dibattiti televisivi una delle deficienze che il centro-destra imputa al centrosinistra è quella di non avere un leader unico e indiscutibile.

Bisogna verificare però se questo bisogno di un leader è il sintomo di una malattia o è la malattia stessa. Del leader Silvio Berlusconi è stata fatta una diagnosi accurata nel documentario di Roberto Faenza e ne è uscita questa descrizione: l’amore di sé anima il personaggio e ne guida i comportamenti nel conseguimento degli obiettivi. Quando li raggiunge la sfera si allarga e il successo da attingere si estende: dal potere del denaro alla dominanza mediatica e poi a quella politica. Più sale in atto e più cresce

L’amore di sé fino alla megalomania e all’egolatria.

L’ultima meta in ordine di tempo se l’è posta l’altro giorno quando da capo del governo ha prospettato una diminuzione del potere del Presidente della Repubblica in favore appunto dell’esecutivo. Una leadership che è tutto tranne che carismatica, se è vero che il carisma è quel dono che uno riceve non a proprio vantaggio ma a beneficio degli altri e della comunità.

Basterebbero le leggi "ad personam" già ottenute o richieste per dimostrare che il carisma è completamente assente. Una leadership invadente e universale nel senso che la sua faccia fa da trainer in tutte le elezioni siano esse politiche nazionali o regionali, provinciali o comunali.

E’ interessante e istruttivo rilevare come questo leaderismo si sia fatto avanti a causa della crisi dei partiti e questo è avvenuto proprio nel momento in cui una legge elettorale, definita dagli stessi inventori una "porcata", dà alle segreterie dei partiti la facoltà di scegliere i candidati. Così il leader riconosciuto non rappresenta solo il partito ma può pure scegliere anche chi entrerà nelle assemblee legislative e chi ricoprirà cariche nelle giunte e nei governi.

Intendiamoci, dei leader devono esprimerne anche i partiti e se non lo fanno è segno che sono malati di gerontocrazia, preludio al loro tramonto. Ma in democrazia sono leadership che si qualificano per la loro capacità di promuovere e volere il bene comune e non il proprio, peggio se solo personale. E vuoi vedere che a questa personalizzazione del potere ha contribuito visivamente anche il fatto che sui manifesti non appare solo il nome e il cognome dei leader, ma anche la loro fotografia! Ma non è persa ogni speranza e lo dimostra la crescita esponenziale della stima nel popolo italiano per il presidente della Repubblica. Anche quello è un leader, ma in quanto garante della Costituzione.

Proprio l’indebolimento dei vecchi partiti, la nascita di tante nuove formazioni politiche e le scorribande che contrappongono i vari poteri dello Stato con conati di criminalizzazione hanno fatto sì che gli interventi del Capo dello Stato siano diventati pressoché quotidiani. E non più solo formali come in passato ma sostanziali. Con tutto ciò, se la popolarità e la stima per la sua leadership cresce in tutti gli schieramenti è segno di patriottismo e di attualità della Costituzione repubblicana.

L’esito delle elezioni a Milano conferma queste considerazioni ed è uno spiraglio di speranza offerto dal basso. Dice infatti che il popolo non sa che farsene di un leader che guarda solo a se stesso e argomenta con la serie di problemi della città offerti come sfida e criterio per l’affidamento della propria sovranità sancita dalla Costituzione.


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