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CON LA FIOM A ROMA, PER IL LAVORO E I DIRITTI, Due i cortei, da piazza della Repubblica e piazzale dei Partigiani ...

LAVORO, COSTITUZIONE, E DIGNITA’ UMANA: A ROMA, CON LA FIOM, PER LA DEMOCRAZIA E LA NONVIOLENZA. Sul tema, un’intervista al segretario Maurizio Landini, note di don Enzo Mazzi e Moni Ovadia, e informazioni - a cura di Federico La Sala

L’attacco ai diritti dei lavoratori condotto in nome delle ragioni della prepotenza mercantile non è più questione politica, né sindacale o socio economica. È molto, molto di più. È questione che attiene al senso stesso della vita, alla dimensione etica e spirituale dell’esistenza umana.
domenica 17 ottobre 2010 di Federico La Sala
[...] La mondializzazione crea un mercato aggressivo? I finanzieri provocano la crisi che devasta le economie e le vite di milioni manipolando algoritmi separati dall’economia reale? Utilizzano i soldi pubblici per ricominciare i loro traffici di devastazione? Non c’è che una soluzione. I lavoratori scelgano: o il lavoro sottopagato con ritmi bestiali o i diritti. E se il mercato diventasse ancora più aggressivo quale alternativa verrebbe posta ai lavoratori, lavoro (...)

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> LAVORO, COSTITUZIONE, E DIGNITA’ UMANA: A ROMA, CON LA FIOM, PER LA DEMOCRAZIA E LA NONVIOLENZA. ---- CENTINAIA DI MIGLIAIA ALLA MANIFESTAZIONE. I cortei senza incidenti. Landini: "Numeri? Contate voi". Epifani: "Adesso lo sciopero generale".

domenica 17 ottobre 2010

Le tute blu della Fiom invadono Roma Epifani: "Adesso lo sciopero generale"

-  Decine di migliaia in piazza con la Cgil.
-  I cortei senza incidenti.
-  Landini: "Numeri? Contate voi"
*

ROMA La pacifica invasione delle tute blu a Roma si conclude che è quasi sera. Sfuma il timore di incidenti, paventato anche dal ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Sono arrivati da tutta Italia e tornando a casa si sentiranno meno soli, e forse quel lungo striscione che recitava «l’indifferenza uccide, gli operai producono per tutti, rispettateli», portato da lavoratori e studenti, ha davvero reso l’idea dello spirito della manifestazione.

Una manifestazione che ha sfilato, con due cortei, nel cuore della capitale, con slogan e striscioni ma anche con pupazzi che che hanno preso di mira governo e imprenditori. E quando nel pomeriggio la testa del corteo è arrivata in piazza S.Giovanni e l’ha letteralmente colorata di rosso con le bandiere dei metalmeccanici, molti manifestanti dovevano ancora partire da piazza della Repubblica. Nessun dato ufficiale dagli organizzatori. «Contateci voi», dice il leader Fiom, Maurizio Landini dal palco. Parla solo un sindacalista di lungo corso come Giorgio Cremaschi che stima «circa un milione di persone».

Qualcuno azzarda stime più modeste, ma si parla sempre di centinaia di migliaia di manifestanti, forse di 300 mila. Difficile un conto. Da Piazza della Repubblica è partita la parte più consistente del corteo con in testa gli operai di Pomigliano, studenti, docenti e rappresentanti delle associazioni di volontariato, oltre ai centri sociali. Ma anche le tute blu della Fiat giunte nella Capitale dallo stabilimento campano e quelle arrivate da Termini Imerese. E i tre operai della Fiat di Melfi, licenziati e reintegrati da un giudice. Durante il corteo non sono mancate le critiche al segretario della Cgil; su un cartello si leggeva «Epifani con Cisl e Uil lascia stare. C’è bisogno di lottare». Mentre sul palco dietro la scritta «Il lavoro è un bene comune», slogan della manifestazione, alcuni operai hanno sorretto pannelli su cui erano riportate le parole Legalità, Democrazia, Diritti, Lavoro.

E durante i due cortei che hanno sfilato senza incidenti si sono incontrati i finti Bossi o Berlusconi con cartelli che recitavano «la crisi per me non c’è» o «l’appetito vien mangiando». Poi un finto Marchionne che frusta gli operai. E false banconote da 50 euro che raffigurano il volto del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, sono state lanciate in aria da alcuni manifestanti. A sfilare anche decine di infermieri dietro lo striscione "Ci avete tolto l’ultima goccia di sangue" e con al braccio dei lacci emostatici. E tra i cartelli esposti dagli operai anche qualcuno contro la Cisl e il suo segretario: in uno Raffaele Bonanni viene raffigurato con sotto la scritta «infame maggiordomo», mentre in un altro è disegnato un operaio con la tessera della Cisl definita «il sindacato dei paraculi». Ed è sera quando si arrotolano striscioni e portano via fischietti e cartelloni, la giornata è stata "discretamente sorvegliata" dalle forze dell’ordine e in piazza rimangono i cartelloni con le cinque parole d’ordine della manifestazione: diritti, democrazia, legalità, lavoro, contratto.

In piazza con le tute blu anche molti volti della politica - da Nichi Vendola (Sel) ad Antonio Di Pietro (Idv) - e poi associazioni, movimenti e centri sociali. Sul palco sembra tornare anche la sintonia tra Cgil e Fiom. Il numero uno dei metalmeccanici, Maurizio Landini, chiede lo sciopero generale. La piazza incalza il leader della confederazione di Corso d’Italia, Guglielmo Epifani, che dice di sì: «In assenza di risposte» lo faremo. Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, attacca invece una piazza che è un «retaggio di questi maledetti anni Settanta». È «pacifica, democratica e non violenta», replicano Landini ed Epifani. «Sì ai diritti, no ai ricatti. Il lavoro è un bene comune», lo slofan dela manifestazione con le cinque parole d’ordine: diritti, democrazia, legalità, lavoro, contratto. «Siamo in piazza per difenderli», dice dal palco Landini. Parla del contratto nazionale e dell’ «attacco» venuto dall’accordo separato sullo stabilimento Fiat di Pomigliano e sulle deroghe (entrambi non firmati dalla Fiom); chiede, come Epifani, una politica diversa per uscire dalla crisi, insiste su nuove regole per la democrazia sindacale.

«Il Paese sta rotolando, da mesi è lasciato a se stesso», incalza Epifani, che parla di un governo «debole» e difende la scelta della Fiom di non accettare le deroghe. «Abbiamo il dovere di continuare questa battaglie e per continuarla si deve arrivare alla programmazione dello sciopero generale», dice Landini nel suo intervento. Dopo la manifestazione della Cgil del 27 novembre, «in assenza di risposte, continueremo la nostra iniziativa anche con lo sciopero generale. È una delle armi che può essere utilizzata, anche se non l’unica», risponde Epifani, tra gli applausi della piazza. Per lui è l’ultima manifestazione, l’ultimo comizio; il 3 novembre lascerà la guida della Cgil a Susanna Camusso.

Nella piazza ci sono anche gli operai degli stabilimenti Fiat di Pomigliano, di Termini Imerese, di Melfi (a partire dai tre licenziati dall’azienda e reintegrati dal giudice del lavoro). Il "bersaglio" è la Fiat, è Federmeccanica. A loro «abbiamo detto di no» e «diremo sempre di no quando si vogliono cancellare i diritti ed il contratto», afferma Landini. È il governo: «Ha fatto poco e male, ha diviso i sindacati e questo è un rimprovero che io farò sempre», ripete Epifani, sostenendo che «la Cgil non è isolata. Semmai è qualcun altro che deve interrogarsi perchè in Europa si battono e scioperano tutti e qualcuno da noi non lo fa».

* La Stampa, 16/10/2010


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