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MESSAGGIO EVANGELICO ("CHARITAS") E "FAMILISMO CATTOLICO" PER L’AMORE DI MAMMONA ("CARITAS"). Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus!!! O, meglio, che progetto!!!

IL TIMBRO DEL VATICANO SULLA "SAGRADA FAMILIA" DI GAUDI’. La visita del Papa: laici e cattolici dialogo tra sordi? Chi provoca chi?! Una nota del Centro Studi Teologici di Milano

ZAPATERO destina alla famiglia in genere, anche alla famiglia tradizionale, molte pi¨ risorse economiche che non Berlusconi o i governi cattolici della DC che si sono succeduti in Italia, ma questo non Ŕ cosa che interessi al Papa e ai suoi massimalisti vaticani (...)
domenica 7 novembre 2010 di Federico La Sala
[...] lo scopo della crociata papale Ŕ un altro, distruggere e contrastare una cultura laica delle relazioni umane, del matrimonio moderno e della stessa bioetica, scevra da pregiudizi e tab¨ arcaici, tra l’altro nemmeno esegeticamente presenti nel Vangelo di Cristo,(un discorso a parte riguarda i testi dell’Antico Testamento dentro il quadro della cultura ebraica) ma soltanto nella dottrina romano cattolica di questi ultimi quattro secoli seguiti al Concilio di Trento [...]
DONNE E (...)

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> IL TIMBRO DEL VATICANO SULLA "SAGRADA FAMILIA" DI GAUDI’. --- La Sagrada Familia e l’ "apoteosi mistica". Il 25 giugno 1852 nasceva il celebre architetto catalano (di Samantha De Martin).

lunedì 22 giugno 2020

Il 25 giugno 1852 nasceva il celebre architetto catalano

Nasceva 168 anni fa Antoni GaudÝ, il padre della Sagrada Familia

di Samantha De Martin

Mondo - L’ex dandy divenuto "asceta", di salute cagionevole sin da bambino, condusse uno stile di vita frugale tra restrizioni che quasi lo costrinsero al totale isolamento, rapito solo da quelle grandiose opere plasmate, secondo alcuni, da un’estasi mistica frutto di un’ispirazione divina.

Il 25 giugno di 168 anni fa nasceva Antoni GaudÝ, l’artista dal temperamento sanguigno e recalcitrante, considerato da Le Corbusier il "plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro", di cui sette opere realizzate a Barcellona figurano giÓ dal 1984 nella lista del Patrimonio dell’umanitÓ dell’UNESCO.

Il bambino prodigio che “sbalordiva chi gli stava intorno con sorprendenti lampi di genio” non poteva che lasciare il posto al genio, insofferente di fronte al rigido accademismo degli studi di architettura intrapresi a Barcellona.
-  “Non so se abbiamo conferito il titolo a un pazzo o ad un genio, con il tempo si vedrÓ” si era lasciato sfuggire Elies Rogent, direttore della scuola di architettura frequentata dall’eclettico maestro, di fronte al progetto di fine corso presentato da GaudÝ alla commissione d’esame, un portale di un cimitero che colpiva soprattutto per la sua scenografica espressivitÓ.

Con il sostegno dell’industriale Eusebi GŘell, divenuto presto suo mecenate, GaudÝ realizz˛ molte delle opere che lo resero pi¨ celebre, i Padiglioni GŘell, il Palau GŘell e il Parco GŘell, progetti frutto dell’intreccio tra natura, architettura, scultura, attraverso una grande maestria artigianale nell’uso dei materiali.

Era il 1926 quando Parco GŘell veniva inaugurato come parco pubblico, con le sue forme ispirate alle dinamiche evolutive della natura, tra linee ondulate, quasi magmatiche, che si fondono con una vegetazione mediterranea, con i bizzarri padiglioni di ingresso simili alle case delle fiabe, con la pietra rustica che incontra le maioliche colorate, in un trionfo di luce e una policromia visiva che lascia senza fiato.

Ad eccezione di qualche committenza pubblica - come quella relativa alla progettazione di alcuni lampioni per la Plaša Reial di Barcellona - la crescita professionale dell’artista si Ŕ compiuta nell’edilizia privata, dove ha conseguito i risultati pi¨ brillanti.

Casa Batllˇ e la "Pedrera"

La genialitÓ si percepisce lasciandosi ipnotizzare dallo scintillio del mosaico in pietre di vetro colorate della di Casa Batllˇ, a Barcellona, dalla facciata scolpita in pietra arenaria di Montju´c, con i suoi balconi dalla forma bizzarra, che ricordano le maschere teatrali, talora pipistrelli o persino crani umani (da cui il popolare soprannome di "casa de los huesos", “delle ossa”) e dall’eclettico tetto ondeggiante simile alle squame di un rettile primitivo.

Straordinaria anche Casa MilÓ, l’ultima opera civile dell’architetto, con la sua plastica facciata in pietra (che ha dato origine all’ironico soprannome di "Pedrera").

Artista camaleontico, sperimentatore caparbio, GaudÝ fu in preda a una continua odissea stilistica che lo vide attraversare periodi ora moreschi ora gotici, fino ad appropriarsi di una personalissima cifra creativa che fonde all’architettura modernista formule architettoniche disparate, rese vive dalla sua straripante esuberanza creativa.

A fare da spartiacque esistenziale nella vita e nella carriera dell’architetto fu tuttavia la Sagrada Familia, l’opera monumentale (rimasta tuttavia incompleta per l’improvvisa morte del suo autore) simbolo di Barcellona.

La Sagrada Familia e l’ "apoteosi mistica"

Uno strano scherzo del destino vuole che l’architettura gaudiana raggiungesse l’acme parallelamente a una personale decisione dell’architetto che risuona come una scelta di vita: il ritiro graduale dalle apparizioni pubbliche.

L’artista che in giovent¨ aveva trascorso buona parte della sua vita tra teatri, concerti, incontri pubblici, il dandy scanzonato dai raffinati gusti culinari lasci˛ lentamente spazio a una sorta ascetismo che lo indusse a trascurare il proprio aspetto personale e a rifuggire la vita sociale per dedicarsi con fervore a un sentimento mistico e religioso.

Nel 1883 a GaudÝ veniva commissionata una chiesa, iniziata in stile neogotico giÓ dall’architetto Francisco de Paula del Villar y Lozano, denominata BasÝlica i Temple Expiatori de la Sagrada FamÝlia o Sagrada FamÝlia. Questa costruzione monumentale assorbý GaudÝ negli ultimi 15 anni della sua vita, portando a compimento quell’incrocio tra arte, architettura e vita che caratterizza l’intensa opera del maestro catalano.

Per il cantiere della Sagrada FamÝlia l’allora trentunenne Gaudý fu agitato da una vera e propria apoteosi mistica, considerando infatti quest’opera come quella della sua vita, seguendola in ogni minimo passaggio.

Per lavorare a questo che rappresenta oggi uno degli edifici pi¨ celebri al mondo l’architetto rinunci˛ agli atteggiamenti da dandy che ne avevano caratterizzato il passato per ritirarsi totalmente a vita privata. Man mano che la costruzione si innalzava verso il cielo, lo stile si fece sempre sempre pi¨ fantastico, con le quattro torri affusolate, simili ai castelli di sabbia dei bambini. Pur trattandosi di forme ereditate dall’architettura neogotica, secondo i cui canoni la chiesa era stata inizialmente concepita, erano sempre pi¨ rivolte a forme naturali.

GaudÝ progett˛ l’interno della sua chiesa pensando alla struttura di un bosco, con le colonne simili a tronchi di alberi che si dividono in modo da formare rami che ne sostengono la struttura.

Per la sua adorata chiesa arriv˛ persino a chiedere l’elemosina ai passanti al suono di "un centesimo, per amore di Dio".

Era il 1910 e inarrestabili disgrazie si sarebbero abbattute di lý a poco sulla vita dello sfortunato architetto, funestata prima dalla morte della nipote Rosa e poi da quella del suo mecenate Eusebi GŘell. “I miei cari amici sono morti: non ho nÚ famiglia nÚ clienti, nÚ fortuna ... nÚ niente” scriveva.

E nulla in effetti possedeva, nemmeno i documenti, quando, la sera del 7 giugno 1926, un tram di passaggio lo investý lasciandolo tramortito sul selciato. Nessuno lo riconobbe e nessuno soccorse quel pover’uomo, indigente e trasandato, morto, a tre giorni dall’incidente, dopo ore di agonia.

L’architetto che imparava dalla natura

L’architetto che considerava la natura la propria maestra e che impar˛ “dall’albero” vicino al suo studio, rinunci˛ alla linea retta degli uomini a favore di mezzi espressivi pi¨ sinuosi e fiabeschi.
-  “Spariranno gli angoli e la materia si manifesterÓ abbondantemente nelle sue rotonditÓ astrali: il sole vi penetrerÓ per i quattro lati e sarÓ come un’immagine del paradiso. Si potrÓ trar partito dai contrasti e cosý il mio palazzo sarÓ pi¨ luminoso della luce” scriveva. D’altronde - essendo obbligato da bambino a trascorrere lunghi periodi di riposo nelle montagne di Riudoms per via della sua salute cagionevole - aveva imparato a contemplare e fare propri i segreti della natura, che considerava la sua pi¨ alta fonte della conoscenza, in quanto opera del Creatore.
-  Non si trattava di copiare o di imitarla, ma di seguire il suo corso per fare della sua architettura l’opera pi¨ bella ed efficace possibile. Motivo per cui GaudÝ era del parere che l’originalitÓ consistesse nel ritorno alle origini.

Pur appartenendo alla corrente dell’architettura modernista speriment˛ con irrefrenabile irrequietezza linguaggi stilistici differenti, sempre a caccia di nuove espressivitÓ, riuscendo a fondere le arti orientali e il modello neogotico con un’attenzione particolare allo stile moresco o alle soluzioni dell’arte mudÚjar.

Considerando lo stile gotico “imperfetto”, adottava diversi accorgimenti tecnici per migliorarlo, aprendo a una serie di sperimentazioni che sarebbero sfociate nell’eliminazione di contrafforti e archi rampanti giudicati "stampelle" accessorie. Essendo per GaudÝ il mestiere dell’architetto un’attivitÓ a tutto tondo, che comprendeva anche il design, il maestro catalano si occupava con estremo rigore di ogni singolo elemento delle sue creazioni, dagli arredi, all’illuminazione o persino alle decorazioni in ferro battuto. Decoratore, scultore, progettista di interni, convinto sostenitore della luce come materiale, il maestro non ottenne subito la fama che meritava.

Era una mente estremamente brillante e la critica del tempo, anzichÚ comprenderlo, mal digeriva l’eccentrica cifra stilistica di una personalitÓ cosý sfavillante e immaginativa.

Nel 1936 un gruppo di anticlericali attivi nell’ambito della guerra civile spagnola diede addirittura alle fiamme la cripta della Sagrada FamÝlia che accoglieva il laboratorio del maestro, mandando in fumo parte degli schizzi, gli appunti e i modelli in scala dell’architetto.

Nel 2011 un piromane - subito arrestato - appicc˛ un incendio all’interno della cripta della navata centrale della basilica, annnerendo 40 metri di parete, ma risparmiando per fortuna le opere di GaudÝ.

Verso le celebrazioni del 2026

E adesso si guarda al 2026 quando, a 144 anni dalla posa della prima pietra, e a un secolo esatto dall’improvvisa morte del suo autore, la Sagrada Familia potrebbe essere completata, nonostante il procedere dei lavori sia discontinuo, fortemente legato all’afflusso delle donazioni.

La popolaritÓ raggiunta oggi dall’architetto Ŕ facilmente riassumibile nell’iniziativa recentemente promossa da un comitato di ecclesiastici, accademici, designer ed architetti, per proporre la beatificazione e la canonizzazione dell’architetto catalano. Ad avviare, nel 1998, il processo di canonizzazione Ŕ stato l’arcivescovo di Barcellona, che ha definito GaudÝ un "laico mistico". -Nel 1984 e nel 2005 sette architetture hanno fatto il loro ingresso nel patrimonio mondiale dell’UNESCO, considerate testimoni dell “eccezionale contributo creativo allo sviluppo della architettura e della tecnologia edilizia alla fine del Ottocento e l’inizio del Novecento”.

* ARTE.IT, 19 giugno 2020 (ripresa parziale - senza immagini).


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