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IL MONOTEISMO DEL "PARTITO DELL’AMORE" E DEL DENARO (Benedetto XVI, "Deus caritas est", 2006) NON E’ IL MONOTEISMO DELL’AMORE ("Deus charitas est" : 1 Gv., 4.8) DEI NOSTRI PADRI E DELLE NOSTRE MADRI E DELLA COSTITUZIONE. E IL "LOGOS" NON E’ UN "LOGO" !

IL VATICANO E IL "BERLUSCONISMO" DELLA PAROLA. BENEDETTO XVI : "L’IDEA DI UGUAGLIANZA DEMOCRATICA E’ FIGLIA DEL MONOTEISMO EVANGELICO". MA - COME SI SA - NON DEL MONOTEISMO CATTOLICO-COSTANTINIANO !!! Il discorso del Papa ai membri della Commissione teologica internazionale - a c. di Federico La Sala

(...) sappiamo bene che la parola « logos » ha un significato molto più largo, che comprende anche il senso di « ratio », « ragione ». E questo fatto ci conduce ad un secondo punto assai importante (...)
dimanche 5 décembre 2010 par Federico La Sala
[...] Contemplazione di Dio rivelato e carità per il prossimo non si possono separare, anche se si vivono secondo diversi carismi. In un mondo che spesso apprezza molti doni del cristianesimo - come per esempio l’idea di uguaglianza democratica senza capire la radice dei propri ideali, è particolarmente importante mostrare che i frutti muoiono se viene tagliata la radice del l’albero. Infatti non c’è giustizia senza verità, e la giustizia non si sviluppa pienamente se il suo orizzonte è (...)

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> IL VATICANO E IL "BERLUSCONISMO" DELLA PAROLA.---- Una sponda dal Vaticano per il Cavaliere (di Francesco Verderami).

samedi 4 décembre 2010

Una sponda dal Vaticano per il Cavaliere

di Francesco Verderami (Corriere della Sera, 04.12.2010)

Le vie del governo per Berlusconi sono infinite. Passano persino dal Kazakistan, da dove il Cavaliere torna con una benedizione che gli tornerà utile nella sfida con Fini e con Casini, semmai dovesse fronteggiare il terzo polo alle elezioni. Più della dichiarazione di Hillary Clinton, a confortare il premier è stata la confidenza di Tarcisio Bertone : il Cavaliere non avrebbe potuto ricevere miglior regalo dal segretario di Stato vaticano, sebbene toccasse a lui farlo, visto che il 2 dicembre il cardinale compiva gli anni.

« Auguri eminenza », ha esordito Berlusconi. E un incontro del tutto casuale, avvenuto in una pausa dei lavori all’assemblea dell’Osce, si è trasformato in un colloquio a cui il capo del governo annette « grande valore ». Così si è espresso con alcuni ministri, ai quali ha raccontato il passaggio a suo avviso più interessante della conversazione : « Quando gli ho chiesto cosa ne pensasse del terzo polo, il cardinale mi ha risposto che non celebra matrimoni fra uomini, soprattutto se si tratta di Casini e di Fini ».

Per il Cavaliere quella battuta è stata la conferma che Oltretevere l’intesa dell’Udc con il Fli non solo è sgradita, ma addirittura osteggiata. È vista come un’inconciliabile unione tra una forza di chiara matrice cattolica con un’altra di evidente impronta laica, guidata da un leader - il presidente della Camera - che negli ultimi anni ha sostenuto le più importanti battaglie politiche e referendarie sui temi etici, schierandosi su posizioni opposte a quelle della Chiesa.

Se così fosse, Casini - che già si candida a essere il capo della nuova coalizione - perderebbe l’appoggio più influente, anche se il leader centrista ritiene il mondo cattolico molto variegato, « spazia da Comunione e Liberazione alla comunità di Sant’Egidio ». Ma il problema c’è, ed è scontato che il terzo polo sia stato uno dei temi affrontati mercoledì scorso da Casini con il presidente della Cei. L’appuntamento con il cardinal Bagnasco ha fatto seguito ad altri incontri con autorevoli uomini di fede, che auspicavano (e tuttora auspicano) una ricomposizione dell’intera area moderata.

Dal cardinal Ruini a monsignor Fisichella, in molti si sono spesi nei giorni della trattativa tra l’Udc e Berlusconi. E non disperano che l’opera di Gianni Letta vada a buon fine, che il sottosegretario alla presidenza riesca - come ha spiegato - nell’estrema mediazione : « Un compromesso va trovato prima che si arrivi al voto di fiducia ». Altrimenti tutto si farebbe, se possibile, ancor più complicato, le urne potrebbero diventare l’epilogo traumatico della crisi, e lo scontro elettorale porterebbe con sé inevitabilmente la nascita del terzo polo. Proprio ciò che non piace in Vaticano. Peraltro quella linea di cesura inizia a intravvedersi anche nel nuovo rassemblement, e le prime dissonanze si manifestano nel gioco di posizionamento per la leadership. La prospettiva che possa essere Casini il capo della coalizione da indicare in caso di voto - così come impone la legge elettorale - ha destato malumore tra i finiani. Per tempo tuttavia i centristi hanno voluto mettere in chiaro le cose, e già una settimana fa il leader dell’Udc l’aveva fatto capire : « Io sono iscritto all’Avis e dono sangue. Ma politicamente - ha sorriso alludendo al Fli - non sono più disposto a versarne una goccia. Abbiamo già dato ».

Nei sondaggi il terzo polo è al momento accreditato del 13%, però non è ancora chiaro se l’unione riuscirà a far la forza, se ci sarà quella « scintilla » - come auspica Rutelli - che tramuterà l’alleanza in una « Kadima italiana », consegnandola così al successo. In passato i partiti che si sono uniti non sono sempre riusciti nelle urne ad addizionare le pere con le mele. Perché c’è un problema di strategia, lo spiega oggi sul Foglio il professor Campi : se è vero che l’ex leader di An lavora a « un nuovo centrodestra », « il terzo polo - secondo il direttore scientifico della fondazione finiana di Farefuturo - non lo è. Ha una funzione tattica parlamentare. Al massimo sarebbe una carta di riserva in caso di elezioni anticipate ».

Insomma, l’alleanza serviva (e serve ancora) a costruire in Parlamento l’era post-berlusconiana. Se il Cavaliere dovesse però resistere, e lo sbocco della crisi fossero le elezioni, il terzo polo sarebbe una sorta di ripiego. Ecco perché il voto di fiducia del 14 dicembre sarà uno spartiacque. Ecco perché il Fli ieri ha aperto a un Berlusconi-bis. E sotto sotto anche l’Udc è disponibile. Sennò Bertone si farebbe sentire : lui quel matrimonio non lo celebrerebbe.


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