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LA PAROLA, LA GIUSTIZIA E LA CARITA’, CONTRO LA VIOLENZA E LA MENZOGNA. ORA E SEMPRE RERSITENZA ...

QUESTA LOTTA VI RIGUARDA : LA LEZIONE DI ALBERT CAMUS. Corrispondenze per ’Combat’ 1944-1947. Una nota di Francesco Tomatis - a c. di Federico La Sala

(...) confessa Tarrou ne La peste , « ho capito come tutte le disgrazie degli uomini derivino dal non tenere un linguaggio chiaro » : al­lora « basta dire la verità perché la menzogna stessa si sgonfi ».
vendredi 24 décembre 2010
[...] « Attraverso i cinque conti­nenti, negli anni a veni­re, verrà ingaggiata una lotta senza quartiere tra la violenza e la parola. È vero che le possibilità di vittoria della prima sono mille volte superiori a quelle della seconda. Ma ho sempre pensato che se chi spera nella condizione umana è un pazzo, chi dispera degli eventi è un vile. E or­mai l’unico motivo d’onore sarà ingaggiare quella formidabile scom­messa che deciderà una buona volta se le parole sono più forti delle (...)

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> LA LEZIONE DI ALBERT CAMUS. ---ATENE, 1955. Tesi profetiche e attualissime : il documento dello scrittore sul futuro del Continente (di Anna Tito)..

lundi 25 février 2013


-  Albert Camus l’europeista
-  Il documento dello scrittore sul futuro del Continente
-  Nel 1955 l’intellettuale francese intervenne ad Atene sulle speranze del « puzzle » politico e geografico
-  Tesi profetiche e attualissime

di Anna Tito (l’Unità, 25.02.2013)

IL FUTURO DELLA CIVILTÀ EUROPEA È UN TEMA DI STRAORDINARIA ATTUALITÀ, E SEMBRA CHE SOLTANTO SI PONGANO DETERMINATI INTERROGATIVI, MA NON È COSÌ : il 28 aprile del 1955, a dieci anni dalla fine del secondo conflitto mondiale l’Unione culturale greco-francese organizzò ad Atene un incontro proprio su Il futuro della civiltà europea, e quel confronto intellettuale ebbe una risonanza particolare perché invitato a parlare di Europa fra antiche ferite e nuove speranze era lo scrittore francese, nonché filosofo, uomo di teatro, giornalista, militante politico Albert Camus (1913 - 1960), autore di Lo straniero che due anni dopo gli valse il Premio Nobel, e di altri capolavori quali La Peste e Il mito di Sisifo.

L’editore Castelvecchi propone ora il testo della conferenza (Albert Camus, Il futuro della civiltà europea, pagine 54, euro 7,00), tradotto e curato da Alessandro Bresolin, saggista e specialista di Camus. Il volume ci permette di apprezzare l’approccio di un intellettuale in grado di affrontare, come nessun altro, i nodi cruciali del suo tempo e che, attingendo al proprio patrimonio culturale di « uomo europeo », parla a un’Europa che ancora stenta a risollevarsi dalla distruzione bellica.

Questa civiltà - a suo avviso - si fonda in primo luogo sul pluralismo, in quanto essa « è il luogo della diversità delle opinioni, delle contrapposizioni, dei valori contrastanti e della dialettica che non arriva a una sintesi ».

Lo scrittore ci appare interessato al presente, inteso come « qualcosa che va al di là del giorno o dell’anno in cui siamo », alla sopravvivenza della civiltà europea, prima ancora che al suo futuro. Constata infatti, dopo due guerre mondiali, « la strana sconfitta morale di questa civiltà », e ritiene che si debba comprendere da dove proviene questa sconfitta, curare le ferite ancora aperte, prima di guardare oltre.

Fin dai tempi della guerra e della Resistenza cui aveva preso parte attiva, Camus concepiva l’Europa come un’unità geografica e culturale. Persisteva pertanto nel dichiararsi contrario alla divisione del continente in aree di influenza, pur consapevole del fatto che la storia stava andando in direzione opposta.

Da autentico socialista libertario, nutriva un’immensa fiducia nel federalismo europeo e mondiale, convinto che, per giungere alla pace, l’Europa dovesse da subito unirsi in un forte modello federale e non in una « tiepida » confederazione di Stati che avrebbe lasciato inalterato quell’anacronismo rappresentato dalle sovranità nazionali, specie in un contesto mondiale segnato dall’internazionalizzazione dell’economia.

Per sopravvivere, una società deve rispettare l’individuo, e di conseguenza difendere il pluralismo, elemento essenziale di un’unità rispettosa delle diversità. L’unificazione europea, per lui, andava pertanto subito realizzata, e constatava che nel decennio seguito alla Liberazione nel 1945, gli Stati non avevano fatto « altro che ristrutturarsi e organizzarsi, accordandosi solo per una blanda unione economica ». Forse anche per questo motivo, dopo gli entusiasmi federalisti del 1944 - 1948, Camus si allontanò in seguito dalla politica europea, evitando qualsiasi commento sulla notizia della firma del Trattato di Roma nel 1957.

Da allora si sono compiuti molti passi in avanti, ma di fatto l’Europa è rimasta quella confederazione di Stati sovrani in cui ciascuno porta vanti « la propria politica e il proprio sterile patriottismo ». In quest’ottica le parole di Camus appaiono di una stupefacente attualità : « L’Europa è costretta in una ventina di lacci in un quadro rigido all’interno del quale non riesce a respirare ».


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