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LA QUESTIONE MORALE, QUELLA VERA - EPOCALE. AL GOVERNO DELLA CHIESA UN PAPA CHE PREDICA CHE GESU’ E’ IL FIGLIO DEL DIO "MAMMONA" ("Deus caritas est") E AL GOVERNO DELL’ **ITALIA** UN PRESIDENTE DI UN PARTITO (che si camuffa da "Presidente della Repubblica") e canta "Forza Italia", con il suo "Popolo della libertà" (1994-2010)

"ERODE" E LE GERARCHIE CATTOLICO-ROMANE CONTRO CRISTO E "CONTRO CESARE. Cristianesimo e totalitarismo nell’epoca dei fascismi". Il lavoro di Emilio Gentile, recensito da Riccardo Chiaberge - a c. di Federico La Sala

(...) la lunga Storia di sottomissione del clero al regime fascista e le inquietanti analogie con l’Italia di oggi
sabato 25 dicembre 2010 di Federico La Sala
[...] Mi limito a osservare che a quei tempi, almeno, papi e vescovi avevano qualche fondato motivo per essere prudenti. Adesso che non rischiano di finire in un lager o di essere manganellati, recitano un Te Deum al giorno per il Cesare di Arcore, senza nemmeno aspettare il Tartaglia di turno che gli tiri il duomo in faccia. Viene da domandarsi cosa ci voglia ancora, perché i monsignori aprano finalmente gli occhi e la bocca. Magari che Cesare rottami la Costituzione e trasformi il (...)

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> "ERODE" E LE GERARCHIE CATTOLICO-ROMANE ---- Avesse proclamato che non era giusto esprimersi sulla moralità di Erode, San Giovanni avrebbe ancora la testa al suo posto (di Marco Politi - Il vangelo di Ruini)..

giovedì 30 dicembre 2010

Il Vangelo secondo Ruini

di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 28.12.2010)

Per Natale il cardinale Ruini porta la buona novella che la “stabilità è un bene”. Sottinteso: i cattolici dell’Udc appoggino Berlusconi. La cometa indica un governo per le riforme. Colpisce nell’ampia intervista del cardinale, apparsa sul Corriere della Sera, l’impronta tutta politica senza il minimo guizzo di un’ispirazione proveniente dall’annuncio evangelico di un Dio, incarnato per portare all’umanità il messaggio delle Beatitudini. Un messaggio inquieto, che non lascia le cose al loro posto ma sovverte tutto ciò che è ingiusto, disumano, dis-amore.

Spiega il cardinale, di nuovo molto ascoltato da Benedetto XVI, che quanto dice la Chiesa spesso è controcorrente. Non lo si avverte nei suoi input politici. La stabilità è auspicata per un governo che, con la maggioranza più schiacciante della storia repubblicana, non ha messo mano alla ricostruzione de L’Aquila, non ha avviato misure contro la disoccupazione, lascia alla deriva le famiglie, ignora il dilagante precariato che devasta le giovani generazioni.

In questa Italia che marcisce, che si sfascia sotto i colpi di un federalismo raffazzonato ed egoista, in cui (come avverte De Rita) sono morti i desideri, l’ex presidente della Cei non invita ad allargare l’orizzonte, a superare una leadership inefficiente e immorale. Non ricorda - lo fa papa Ratzinger nell’enciclica Deus Caritas Est - che per sant’Agostino uno Stato non retto secondo giustizia “si ridurrebbe a una grande banda di ladri” (molto si è già fatto nell’era berlusconiana). No. Il cardinale si augura che ognuno contribuisca a questa stabilità, “che è un bene per il Paese”. In questo patto ecclesiastico con l’Esistente non risuona la grande tradizione cattolico democratica di De Gasperi e di Sturzo, che ben altre scosse sapevano imprimere al Paese per aiutarlo a risollevarsi. Ritorna, però, il mantra che non ha senso parlare di berlusconismo o antiberlusconismo e meno che mai “dare giudizi sui comportamenti privati di singole persone”.

Avesse proclamato che non era giusto esprimersi sulla moralità di Erode, San Giovanni avrebbe ancora la testa al suo posto. Ma eravamo agli inizi dei Vangeli.


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