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BANALITA’ DEL MALE. J. Roth, prima di Hannah Arendt, denunciò Hitler come “banale Medusa” e intuì che trasgredire il rispetto per gli altri non è solo crudele, ma volgare

JOSEPH ROTH E IL SUO "BUON COMBATTIMENTO" CONTRO L’ANTICRISTO. Un omaggio di Claudio Magris, al nemico di ogni totalitarismo - a cura di Federico La Sala

L’Anticristo, uscito nel 1934 (ora ripubblicato da Editori Riuniti), è un guanto gettato in faccia al mondo intero e soprattutto alla modernità, un Giudizio universale che coinvolge e travolge l’autore stesso.
mercoledì 22 dicembre 2010 di Federico La Sala
[...] La buona battaglia di Roth è pervasa dal sentimento sacro e fraterno dell’uguaglianza di dignità e di diritti di tutti gli uomini, contro ogni razzismo, esplicitamente condannato nell’Anticristo, e contro ogni aristocrazia - di sangue, di denaro e anche di cultura[...]
KANT E L’ANTICRISTO. DISTRUGGERE IL CRISTIANESIMO: IL PROGRAMMA DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. LA LEZIONE CRITICA DI KANT. Alcune luminose pagine da "La fine di tutte le cose"
ANTONIO GRAMSCI, SULLA "ZATTERA DELLA (...)

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>L’ANTICRISTO --- Una figura centrale dell’immaginario apocalittico, oggi dimenticata in Europa, dopo la Riforma si è trasferita nel Nuovo Mondo. Dov’è tuttora viva e vegeta (di Marco Rizzi).

domenica 13 novembre 2011

L’Anticristo abita in America

-  Una figura centrale dell’immaginario apocalittico, oggi dimenticata in Europa, dopo la Riforma si è trasferita nel Nuovo Mondo.
-  Dov’è tuttora viva e vegeta

di Marco Rizzi (Corriere della Sera/La Lettura, 13.11.2011)

«Gesù Cristo è Dio, Obama è l’Anticristo». In Europa, un simile slogan farebbe ridere. In America, il presidente ha sorriso, ma ha ribattuto serio: «Concordo che Gesù è il Signore». La risposta non è banale: nelle Lettere di Giovanni, Anticristo è chi nega che Gesù sia il Signore. Non deve sorprendere la precisione di Obama: negli Stati Uniti, Bibbia ed escatologia sono molto presenti nel dibattito pubblico, a differenza di quanto accade in Europa. Per indagare le ragioni di questa divaricazione, occorre dunque seguire l’Anticristo nelle sue migrazioni.

Intorno al 170 d.C., ad opera di Ireneo di Lione, l’Anticristo assunse il volto del persecutore dei tempi finali, che dopo aver ricostruito il tempio di Gerusalemme sarebbe stato annientato dal ritorno di Cristo. Ireneo fuse in una sola le varie figure apocalittiche: il drago, l’empio, la bestia. Gli autori successivi moltiplicarono i dettagli del ritratto, aggiornandolo al mutare dei tempi.

Nel XII secolo, Gioachino da Fiore slegò la geografia dell’Anticristo da Gerusalemme, collocandone le gesta nel cuore della cristianità: a Roma. Voleva forgiare monaci che sostenessero il Papa nel vicino scontro con l’Anticristo, identificato con l’imperatore o il Saladino o i catari, e impedissero l’inaudito: che l’Anticristo non solo insidiasse il Papa, ma si insediasse al suo posto, attuando il più terribile inganno. Pochi decenni dopo, Federico II rovesciò la prospettiva; gli eruditi della sua corte decifrarono il numero della bestia: il 666 dell’Apocalisse indicava Innocencius papa, (Innocenzo III, avversario dell’imperatore). Un’arma polemica era pronta per tutti gli avversari del papato sino a Lutero, quando, ancora una volta, sembrava giunto il tempo ultimo: bisognava smascherare e combattere il nemico finale, il Papa e la Babilonia romana o Lutero e i suoi sgherri, a seconda del punto di vista.

Le rivolte contadine e anabattiste imposero cautela nel maneggiare un immaginario rivelatosi esplosivo. Calvino commentò tutta la Bibbia, non l’Apocalisse; la Chiesa romana al Concilio di Trento eliminò l’Anticristo dal suo vocabolario. La vicenda europea si consumò in Inghilterra; per motivare l’esecuzione di Carlo I nel 1649, William Aspinwall lo definì il «piccolo corno della bestia» del libro di Daniele; ma il rifiuto di Cromwell di seguirne il radicalismo apocalittico mostrò che il futuro dell’Anticristo era altrove.

Già i primi frati missionari in America Latina avevano rinnovato la topografia degli ultimi giorni: Francisco de la Cruz annunciò l’imminente castigo dell’Europa e la fuga del pontefice a Lima, la nuova Gerusalemme. Fu però l’America settentrionale a offrire stabile dimora all’Anticristo. Esuli dall’Inghilterra, i puritani vi portarono il loro afflato escatologico, avviando un’ininterrotta indagine sui segni della sua venuta dalla nuova prospettiva storico-geografica.

Nel 1793, David Austin identificò nei neonati Stati Uniti la «pietra staccatasi dalla montagna» che atterra la statua del sogno di Nabucodonosor nel libro di Daniele: a breve, il ritorno di Cristo avrebbe inaugurato il regno universale, non più di Dio, bensì degli Usa, portatori di libertà e giustizia.

Lì, non si è mai interrotta l’attesa della fine: nuove rivelazioni si aggiungono alle antiche profezie, indifferenti alle puntuali smentite, sino all’identificazione del marchio della bestia nel codice a barre dei supermercati. Ne risente la cultura di massa, da Rosemary’s Baby di Polanski alla trilogia anticristologica inaugurata nel 1976 da The Omen, al rovesciamento del racconto biblico in 2012 di Emmerich, dove i salvati non sono i giusti, bensì altrettanti anticristi che hanno tenuto all’oscuro dell’imminente fine del mondo il resto dell’umanità.

Nel 1927, Oswald Smith pubblicò a New York Is the Antichrist at Hand?, in cui si domandava se Mussolini fosse l’Anticristo o solo un precursore, ma annunciava la fine per il 1933. In quell’anno sinistro, alla domanda se Hitler fosse l’Anticristo, Dietrich Bonhoeffer rispose che era cosa troppo seria per riferirla ad un politico, fosse pure Hitler. Nel 1931, era apparso il romanzo Gog di Giovanni Papini: qui l’ultima incarnazione dell’Anticristo è un meticcio americano, nato alle Hawaii. Curiosamente, un personaggio che assomiglia a Obama.


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