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CHE LA DEA "GIUSTIZIA" ("MAAT") SOSTENGA IL POPOLO EGIZIANO NEL SUO CAMMINO ...

L’EGITTO E LA NOSTRA VERGOGNA: ROMA TACE. "L’occasione che perderemo": una nota di Lucio Caracciolo - con aggiornamenti (nel forum), a cura di Federico La Sala

Mentre tutto il mondo si preoccupa del dopo-Mubarak, noi ci dilaniamo sulla "nipote" (...)
venerdì 11 febbraio 2011 di Federico La Sala
[...] Nell’Egitto khedivale l’italiano era lingua franca, usata nell’amministrazione pubblica. Un tipografo di origine livornese, Pietro Michele Meratti, vi fondò nel 1828 il primo servizio di corrieri privati, la Posta Europea, poi assurto a monopolio pubblico. Le diciture delle prime serie di francobolli egiziani erano in italiano. Decine di migliaia di italiani, tra cui molti ebrei, abitavano il Cairo e Alessandria, dove i segni del "liberty alessandrino" sono ancora visibili. La nostra (...)

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> EGITTO - Dopo le dimissioni di Mubarak, "il mondo non sarà più lo stesso". Da Obama all’Unione europea la consapevolezza dello "storico evento".

venerdì 11 febbraio 2011

EGITTO

-  Dopo le dimissioni di Mubarak
-  "il mondo non sarà più lo stesso"

-  Da Obama all’Unione europea la consapevolezza dello "storico evento". Washington chiede il rispetto degli accordi di pace con Israele e promette: "Aiuteremo in ogni modo". Esultano Teheran e Hamas: "Una grande vittoria" *

ROMA - Le dimissioni di Hosni Mubarak 1 rappresentano un evento "storico" che muta lo scenario del Medio Oriente e più in generale quello planetario. Questo il senso dei commenti all’uscita di scena del rais egiziano, spodestato dalla piazza dopo 30 anni di potere incontrastato, come già era accaduto quattro settimane fa al tunisino Zine al-Abidine Ben Ali.

La portata storica della svolta è stata sottolineata in modo molto netto dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama: da oggi non solo l’Egitto "non sarà più lo stesso", ma anche "il mondo intero". Per questo il popolo americano "guarda commosso" a quanto ottenuto con la non violenza dal popolo d’Egitto, e dice "grazie", citando Martin Luther King, facendo riferimento a Gandhi e a quella "forza dell’anima" che ha abbattuto il Muro di Berlino. "La giornata di oggi appartiene al popolo egiziano - ha affermato il capo della Casa Bianca - e il popolo americano è commosso dalle scene di piazza Tahrir. La parola ’tahrir’ significa liberazione. E’ una parola che, come diceva Martin Luther King, arriva direttamente all’anima. Per sempre ricorderà agli egiziani di come loro hanno cambiato il loro Paese, e il mondo".

Quanto avvenuto in Egitto è una lezione per il mondo intero, che rafforza tutti coloro che credono nella pace, tanto in Medio Oriente quanto nel mondo intero, ha proseguito Obama. Per questo gli Stati Uniti sono pronti "ad aiutare l’Egitto in ogni modo" e continueranno ad essere un "alleato forte". Consapevoli, però, che la transizione "è solo all’inizio". Spetta ora all’esercito assicurare che il passaggio di poteri avvenga in modo "credibile" e "pacifico": "L’esercito ha il dovere di tutelare i diritti dei propri cittadini".

Nella sua dichiarazione, il presidente americano ha utilizzato alcuni passaggi identici a quelli del discorso che lui stesso pronunciò all’Università del Cairo il 4 giugno del 2009: "Nell’arco della vita ci sono pochi momenti in cui possiamo avere il privilegio di essere testimoni della storia nel suo svolgersi. Questo è uno di quei momenti. Questa è una di quelle volte. L’Egitto non sarà mai più lo stesso".

La Casa Bianca, tramite il portavoce Robert Gibbs, ha quindi rivolto un appello ai militari che hanno assunto il potere affinché rispettino gli accordi di pace con Israele.

E questa è la principale preoccupazione del governo israeliano che teme l’affermarsi di forze integraliste. Negli ambienti politici di Gerusalemme c’è una atmosfera di apprensione e la consegna del silenzio. Fonti governative, dietro anonimato, si limitano ad auspicare che il passaggio di potere si svolga nella stabilità e che non vi siano ripercussioni negative per gli accordi di pace. Per 30 anni Mubarak ne ha garantito il rispetto meticoloso e anche oggi Israele prova, nei suoi confronti, un profondo senso di gratitudine. Mentre i dirigenti israeliani si trincerano dietro il silenzio obbligato del ’riposo sabbatico’, l’ex ambasciatore israeliano al Cairo Zvi Mazel ha espresso ciò che molti ministri sembrano pensare: "Gli Stati Uniti hanno perso oggi la maggior parte della loro influenza nella regione".

Nella Striscia di Gaza Hamas ha festeggiato "l’inizio della vittoria della rivoluzione" chiedendo alla nuova leadership egiziana di "disporre immediatamente la revoca dell’assedio di Gaza e l’apertura del terminal egiziano". In Cisgiordania centinaia di persone hanno festeggiato in strada le dimissioni di Mubarak, mentre l’Autorità nazionale palestinese del presidente laico-moderato Abu Mazen, che ha perso un alleato di lunga data, si è limitata ad augurarsi "stabilità e sicurezza per l’Egitto" e soprattutto "continuità nel sostegno alla causa palestinese".

La tv di stato siriana ha interrotto le trasmissioni per mostrare in diretta le immagini di Al Jazeera da piazza Tahrir, al Cairo. "Con le dimissioni di Mubarak cade il regime traditore di Camp David", ha detto l’annunciatrice della tv del regime di Damasco, da anni ai ferri corti con la dirigenza del Cairo e da sempre contrario a ogni accordo di pace incondizionato con Israele.

Di "grande vittoria" del popolo egiziano ha parlato il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehman-Parast.

L’Unione europea guarda ai nuovi scenari con speranza. Dimettendosi, Mubarak "ha ascoltato la voce del popolo egiziano", ha dichiarato il capo della diplomazia europea Catherine Ashton, e ha "aperto la strada a riforme più rapide e più profonde". Dopo aver elogiato sia la scelta del vecchio presidente sia il coraggio delle migliaia e migliaia di egiziani, soprattutto giovani, che hanno manifestato pacificamente ma con grande determinazione e alla fine "hanno ottenuto ciò che chiedevano", Ashton ha affermato: "Ora è importante che il dialogo venga accelerato verso la costituzione di un governo di ampio consenso che rispetti e dia risposte alle aspirazioni del popolo". "Una transizione ordinata e irreversibile verso libere e giuste elezioni è l’obiettivo condiviso della Ue e del popolo egiziano", ha proseguito auspicando che l’esercito "mostri che vuole veramente portare a buon fine la transizione democratica".

Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha parlato di "uno sviluppo importante per il popolo egiziano e le sue legittime aspirazioni democratiche". "Auspico che attraverso il dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile, la transizione continui in maniera pacifica, ordinata, per un nuovo assetto democratico e nel rispetto degli impegni internazionali dell’Egitto il cui ruolo per la stabilità regionale l’Italia considera cruciale", ha aggiunto.

Per il cancelliere tedesco Angela Merkel le dimissioni di Mubarak rappresentano un "cambiamento storico" e ora bisogna sperare che i futuri governi egiziani rispettino "la sicurezza di Israele" e "osservino" il trattato di pace.

Secondo il premier britannico David Cameron, l’uscita di scena di Mubarak è "solo il primo passo" e"quelli che oggi governano l’Egitto hanno il dovere di riflettere sui desideri del popolo egiziano". Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che la "Francia desidera ardentemente che le nuove autorità egiziane facciano i passi necessari che conducano a stabilire istituzioni democratiche attraverso elezioni libere e trasparenti".

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha espresso la sua soddisfazione, rilevando che "la voce dei cittadini egiziani, specialmente i giovani, è stata ascoltata: spetta a loro determinare il futuro dell’Egitto" e ha chiesto alle autorità egiziane ora al potere "di tracciare un cammino chiaro su quello che accadrà adesso". "Sarà vitale che i diritti umani e le libertà civili siano pienamente rispettati", ha aggiunto.

Di "momento storico per il popolo egiziano" ha parlato anche il nunzio apostolico al Cairo, monsignor Michael Fitzgerald. "Speriamo e preghiamo che tutto questo porti frutti per il Paese", ha detto.

* la Repubblica, 11 febbraio 2011


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