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CHE LA DEA "GIUSTIZIA" ("MAAT") SOSTENGA IL POPOLO EGIZIANO NEL SUO CAMMINO ...

L’EGITTO E LA NOSTRA VERGOGNA: ROMA TACE. "L’occasione che perderemo": una nota di Lucio Caracciolo - con aggiornamenti (nel forum), a cura di Federico La Sala

Mentre tutto il mondo si preoccupa del dopo-Mubarak, noi ci dilaniamo sulla "nipote" (...)
venerdì 11 febbraio 2011 di Federico La Sala
[...] Nell’Egitto khedivale l’italiano era lingua franca, usata nell’amministrazione pubblica. Un tipografo di origine livornese, Pietro Michele Meratti, vi fond˛ nel 1828 il primo servizio di corrieri privati, la Posta Europea, poi assurto a monopolio pubblico. Le diciture delle prime serie di francobolli egiziani erano in italiano. Decine di migliaia di italiani, tra cui molti ebrei, abitavano il Cairo e Alessandria, dove i segni del "liberty alessandrino" sono ancora visibili. La nostra (...)

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> L’EGITTO E LA NOSTRA VERGOGNA: ROMA TACE. --- L’OCCIDENTE CIECO. LA SUA UNIVERSALITA’ E LA SUA STUPIDITA’: UN ERRORE DI PROSPETTIVA CULTURALE (di Pino Arlacchi).

martedì 22 febbraio 2011

Occidente cieco

di Pino Arlacchi (l’UnitÓ, 22.02.2011)

Dalla Libia giungono notizie drammatiche e contraddittorie. Il dittatore ha deciso di concludere nel sangue la sua avventura quarantennale e, mentre scrivo, il quadro cambia di ora in ora. Ma quali che siano i tempi e gli esiti della rivolta del popolo libico, Ŕ chiara e consolidata la direzione dei processi in atto nel mondo arabo: siamo in presenza di un’ondata paragonabile a quella che, negli anni Ottanta, port˛ la democrazia in America latina e, negli anni Novanta, nell’Europa dell’Est. Siamo in presenza di eventi di portata storica.

Come Occidente ci siamo arrivati impreparati. Alcuni governi attribuiscono la responsabilitÓ di ci˛ agli organismi di intelligence. In effetti i precedenti non mancano. ╚ noto che la Cia non riuscý a vedere il crollo del comunismo e che non si Ŕ stati capaci di avvertire lo shock petrolifero, l’ascesa della Cina, l’odierna virata a sinistra dell’America Latina. Potremmo compilare una lista molto lunga.

Ma non includeremmo la sorpresa di queste ultime settimane. No, questa volta la colpa non Ŕ di 007 incapaci, ma di un errore di prospettiva culturale. Abbiamo vissuto nell’idea dello scontro di civiltÓ con l’Islam e col suo inevitabile corollario: l’incompatibilitÓ tra l’Islam e la democrazia. Ci siamo cullati nella presuntuosa convinzione d’essere, noi occidentali, i monopolisti della democrazia fino a escludere, nelle scelte di politica internazionale, quella che continuavamo a predicare: la sua universalitÓ. E ora siamo qua, a bocca aperta, a guardare eventi enormi che, in realtÓ, non sono affatto sorprendenti.

E non Ŕ finita. PerchÚ un po’ per cinismo, ma probabilmente anche per stupiditÓ, c’Ŕ chi si ostina a trasferire quel pregiudizio di “incompatibilitÓ” tra democrazia e Islam al presente: minimizza quanto Ŕ accaduto in Tunisia, in Egitto, e sta accadendo in Libia, e sostiene che questi processi alla fine consegneranno quei paesi ai Fratelli musulmani e al fondamentalismo islamico.

╚ la parola d’ordine della destra internazionale adottata con passiva disciplina dal nostro governo che fa breccia anche tra commentatori prudenti e moderati. Alcuni giorni fa sul Corriere della sera c’era chi si domandava se in fondo non era meglio la “stabilitÓ” garantita dai governi autoritari di queste potenziali “democrazie estremiste” governate da partiti islamici.

C’Ŕ da chiedersi di quale “stabilitÓ” parlino. Il Medio Oriente Ŕ da cinquant’anni l’area pi¨ instabile e conflittuale del mondo. La guerra internazionale pi¨ sanguinosa degli ultimi trent’anni si Ŕ combattuta tra Iran e Iraq con un milione di morti. E abbiamo forse dimenticato gli eventi tragici che si sono prodotti in Iran prima sotto lo Shah e poi sotto Komeini? E le ripetute invasioni del Libano? E le guerre in Afghanistan e in Iraq con l’annessa invasione del Kuwait?

Dobbiamo opporci con fermezza a questo mix di cecitÓ e colpevole oblio che produce alla fine gli imbarazzanti balbettii del ministro Frattini, ancora una volta l’ultimo a capire. La democrazia Ŕ il piu grande fattore di stabilitÓ e di pace di lungo periodo. Le democrazie riducono i budget militari, cioŔ gli strumenti della guerra. Sono il metodo della non violenza applicato ai rapporti interni e internazionali. ╚ stato cosý in passato e sarÓ cosý anche nel mondo arabo.


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