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IL GRANDE INCIUCIO ... E L’ALTO TRADIMENTO PIU’ GRANDE. NEL 1994 IL MINISTERO DELL’INTERNO AUTORIZZA E REGISTRA IL SIMBOLO DEL PARTITO "FORZA ITALIA". CHE GRANDE SILENZIO: IL "GIOCO" COMINCIA... E CONTINUA (2014) ANCORA!!!

ESAME DI MATURITÀ, PER POLITICI, INTELLETTUALI, FILOSOFI, E ISTITUZIONI. Una traccia proposta dagli studenti e dalle studentesse, dai e dalle "prof", di tutta l’Italia - a c. di Federico La Sala

QUESTA LA TRACCIA: ***STORIA D’ITALIA (1994-2014). "DUE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA" GRIDANO: FORZA ITALIA!!! LA DOMANDA E’: CHI E’ "PULCINELLA"? CHI IL MENTITORE ISTITUZIONALE?!
mercoledì 25 giugno 2014
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA (ART. 1),
UNA E INDIVISIBILE (ART. 5).
LA SUA BANDIERA E’ IL TRICOLORE (ART. 12) ...
E IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E’ IL CAPO DELLO STATO E RAPPRESENTA L’UNITA’ NAZIONALE (ART. 87)
*** * ***
Per materiali allegati alla traccia, si veda nei due seguenti ’contenitori’ (cliccare sotto, sulle parole evidenziate in rosso):
RIPENSARE L’UNO E I MOLTI ("UNO"), L’IDENTITA’ E LA DIFFERENZA!!!
CONTIAMO ANCORA (...)

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> ESAME DI MATURITA’ 2011, PER POLITICI, INTELLETTUALI, FILOSOFI, E ISTITUZIONI. ---- Ho letto con interesse e partecipazione il “diario” di un anno scolastico di Silvia Dai Pra’, Quelli che però è lo stesso (di Goffredo Fofi - Dietro il disastro della scuola).

domenica 27 febbraio 2011

Dietro il disastro della scuola

di Goffredo Fofi (l’Unità, 27 febbraio 2011)

La scuola è uno di quegli argomenti del quale non ci si stancherà mai di discutere. Anche se troppi lo fanno e molto spesso a vanvera: ministri pedagogisti giornalisti insegnanti genitori, ma anche per fortuna, da poco, i soli autorizzati davvero a lamentarsi, gli studenti. Ahinoi tutti gli adulti, signori e signore (tante le signore, probabilmente perché la maggior parte degli insegnanti è ancora oggi di sesso femminile) non si accontentano di discuterne, e di immaginare soluzioni più o meno sagge o deliranti alla sua crisi, di scuola scrivono anche, tanto, troppo.

È una constatazione ormai diffusa che i giornali parlano poco e male delle cose veramente importanti per un possibile (e ancora lontano) riscatto del paese Italia, della sua cultura e della sua sinistra. E’ una constatazione ormai comune che l’editoria libraria è molto più disponibile al genere inchiesta o denuncia (o sfogo) di quanto non lo siano i giornali, e per di più con una libertà che a quelli difetta, anche quando serve da invito allo sproloquio.

Quando parlano di scuola, i giornali lo fanno con molta superficialità, privi di esperti e competenti e affidandosi semmai per le “opinioni” ai soliti vecchioni, a persone che se ne tengono lontane, agli psicologi selvaggi (una piaga, non solo nella scuola!), e alle solite damine benpensanti di buona famiglia. Una di queste, Paola Mastrocola, è tornata sul tema anche in questi giorni con un nuovo libro. I giornali la considerano chissà perché una super-esperta autorizzata a trattarne all’infinito, e non è che un’insegnante (se lo è ancora) tra mille e mille, anche se rappresenta bene la media. Lo leggerò, o comincerò a leggerlo ma, forte di letture passate, non me ne aspetto molto, anche se si dice che “ha moderato i toni” delle sue prediche di buon senso e di buona vendita.

Ho letto invece con interesse e partecipazione il “diario” di un anno scolastico di Silvia Dai Pra’, Quelli che però è lo stesso, nella diseguale collana laterziana Contromano. L’ambientazione non è diversa da quella di altri libri e film sulla scuola in area romana (scrittori sceneggiatori registi produttori critici romani o romanizzati sono un’altra vistosa piaga della nostra cultura!) e lì per lì il taglio disinvolto della scrittura potrebbe far pensare a un altro Starnone (quello delle cronache scolastiche e delle sceneggiature) o un altro Piccolo eccetera.

Invece no, il suo libro ha uno spessore insolito, è risentito e doloroso e inaccettante, e guarda al mondo con spaventata ma non moralistica capacità di vedere negli allievi il buono che si nasconde dietro la loro volgarità e beceraggine. Oltre il disastro della scuola, oltre le ipocrisie giustificazioniste o rivendicative degli adulti comunque “accettanti”, il disagio dei più giovani non può che commuoverci, spingerci a reagire. Nella scuola c’è una minoranza di insegnati come la Dai Pra’? Se sì, c’è da esserne felici.

Se ci si chiede come mai la Dai Pra’ vede meglio e più a fondo, viene da pensare che sia questione di età, di generazione (si parla, sia chiaro, di minoranze). La Dai Pra’ ha trent’anni e ha affrontato il degrado scolastico o romano molto dopo altri insegnanti-scrittori e sa tenere a bada l’istinto del lamento così come quello un po’ ridanciano o che vede del bello dappertutto, e per quanto cresciuta tutta dentro il trentennio craxi-berlusconiano (e, diciamocelo, veltroniano) riesce però a distinguersene, e la minore età le permette un minor grado di tolleranza verso il mondo così com’è - lo sguardo sconsolato alla Starnone, o quello divertito alla Piccolo.

La scena chiave del diario è la visita che quest’insegnante delle serali a Ostia che si sentiva promessa a miglior carriera ma è stata obbligata a scendere a patti con la realtà per andare avanti, interessata più ai ragazzi del recupero che agli adulti della frustrazione, è la visita che fa con i suoi allievi a Montecitorio. Anche se proprio in quelle pagine ella dice che “le scene troppo emblematiche” non le piacciono, questa è una di esse, una scena da manuale. Un’allieva le dice, alla fine: “Prof, ma li pagano per fare questo?”

Il diario di Silvia Dai Pra’ è fitto di situazioni e personaggi significativi, è a volte ripetitivo ma ripetitiva è per definizione la scuola. Anche se un anno è un anno le trasformazioni sono lente, e quel che può fare una brava insegnate è relativamente poco. Una brava insegnante vuol dire una minoranza assoluta di insegnanti che prendono molto sul serio la propria responsabilità nei confronti degli allievi, che partono anzi da quella. Può far poco, ma può stabilire una relazione vivae vera, utile e produttiva con gli allievi - e assai meno (o niente!) con un mucchio di colleghi vili e rinunciatari - se per gli allievi ha rispetto e attenzione, a qualsiasi grado di “barbarie” abbia potuto trovarli.


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