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FESTA DEL 150° DELL’ UNITA’ D’ITALIA ED EMERGENZA COSTITUZIONALE : RESTITUIRE LA PAROLA "ITALIA" ALL’ITALIA. RICHIESTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI UN INTERVENTO-MESSAGGIO DI CHIARIFICAZIONE ....

A 150 ANNI DALL’UNITA’, UNA "GRANDE" FESTA CON "DUE PRESIDENTI" DELLA REPUBBLICA !!! MA A CHE GIOCO GIOCHIAMO ?! DA TROPPO TEMPO STIAMO DANDO I NUMERI. Non sapppiamo più contare ?! Né distinguere "Uno" da "uno" ?! Note per riflettere sull’Unità e la Molteplicità, a tutti i livelli - a c. di Federico La Sala

PER L’UNITA’ D’ ITALIA E PER LA COSTITUZIONE : BASTA CON IL "BI-PRESIDENZIALISMO" !!! CARO PRESIDENTE NAPOLITANO, CREDO CHE SIA ORA DI FARE CHIAREZZA ...
dimanche 20 mars 2011 par Federico La Sala
LA COSTITUZIONE, LE REGOLE DEL GIOCO, E IL GIOCO SPORCO DEL MENTITORE ISTITUZIONALE - CONTRO L’ITALIA (1994-2011) !!!
25 LUGLIO 2008 : RESTITUZIONE DELLA PAROLA "ITALIA" ALL’ITALIA. RICHIESTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI UN INTERVENTO-MESSAGGIO DI CHIARIFICAZIONE E PACIFICAZIONE AL PARLAMENTO E AL PAESE SUL TEMA : FORZA ITALIA - della Voce di Fiore
FESTA NAZIONALE, IL 17 MARZO. IL CARNEVALE DELLA FOLLIA ISTITUZIONALE (1994-2011). L’UNITA’ D’ITALIA E LA "FOLLIA INCOSTITUZIONALE" DI "DUE (...)

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> A 150 ANNI DALL’UNITA’ --- Gaetano Salvemini : « Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti » (di Mauro Barberis - Opponetevi ai tiranni. L’appello coerente di Benjamin Constant.

mercredi 16 mars 2011

Opponetevi ai tiranni L’appello coerente di Benjamin Constant

Quarant’anni in difesa della libertà

di Mauro Barberis (Corriere della Sera, 16.03.2011)

C’era una volta il liberalismo « puro », la sua Bibbia era "La libertà degli antichi comparata a quella dei moderni", e il suo profeta era Benjamin Constant. Da vecchio, Benjamin aveva rivendicato di aver « difeso per quarant’anni lo stesso principio : libertà in tutto, in religione, filosofia, letteratura, economia, politica » ; e ancora all’inizio degli anni Ottanta Louis Girard poteva chiedere al sottoscritto : c’è ancora qualcosa da dire su Constant ? Il giorno dopo iniziavo la lettura dei manoscritti repubblicani conservati alla Bibliothèque Nazionale di Parigi, riscoperti mezzo secolo fa e dai quali è tratta anche la famosa conferenza del 1819 : ma bastarono poche ore per accorgersi di quanto ancora ci fosse da dire.

Quando pronuncia la conferenza, nel febbraio 1819, in piena campagna elettorale per le elezioni politiche di marzo che lo avrebbero portato alla Camera, Constant aveva già un grande avvenire dietro le spalle. Era ancora il protestante svizzero che all’indomani del Terrore aveva scelto di stabilirsi nella Francia rivoluzionaria, di difendere la fragile repubblica direttoriale e di combattere il regime napoleonico, pagando con l’esilio ; ed era già una delle teste pensanti dell’opposizione ai Borboni restaurati.

Detto altrimenti, 25 anni di sconfitte e di vorticoso cambiamento dei regimi politici non gli avevano fatto cambiare idea : i suoi avversari erano sempre gli ultras monarchici e i notabili opportunisti. Lui stesso, del resto, non era affatto un estremista ; benché da posizioni di minoranza, si era sempre rivolto al pubblico moderato e non aveva mai disperato della ragione. La stessa conferenza, del resto, si sviluppa in tre mosse quasi obbligate, per chi conosca l’autore e il contesto. Prima mossa : in piena Restaurazione, l’oratore rende omaggio alla « nostra felice Rivoluzione » ; la Rivoluzione francese, naturalmente, e quale se no ? Seconda mossa : il conferenziere esalta la libertà dei moderni, o civile, che Isaiah Berlin, oltre un secolo dopo, chiamerà negativa. È la libertà liberale, distinta tanto dalla libertà costituzionale, à la Montesquieu, quanto dalla libertà « positiva » o democratica, à la Tocqueville.

Del resto, ne aveva già parlato il maestro politico di Constant, il rivoluzionario Sieyès : presso i moderni, che popolano nazioni estese e praticano il commercio, la democrazia diretta è destinata a essere sostituita dalla democrazia rappresentativa, e gli individui a essere difesi dal cerchio magico dei diritti. Ma la sorpresa, per chi crede nel luogo comune del liberalismo puro, viene dopo, nella terza mossa, come si legge nella bella traduzione di Giovanni Paoletti : « La libertà individuale, lo ripeto, ecco la vera libertà moderna. La libertà politica ne è la garanzia ; la libertà politica è di conseguenza indispensabile » .

Di qui in poi, si trova solo l’esaltazione della libertà politica, « il mezzo più possente e il più energico di perfezionamento che il cielo ci abbia dato » ; soprattutto, di qui in avanti l’unico pericolo denunciato non sono più i vecchi spauracchi giacobino e monarchico, ma un nuovo dispotismo fatto di « pregiudizi per spaventare gli uomini, egoismo per corromperli, frivolezze per stordirli, rozzi piaceri per degradarli » : rispetto a oggi, manca solo la televisione. Liberalismo puro ?

Ma già don Benedetto (Croce) - senza aver potuto leggere né gli inediti, né i cinquanta volumi delle Oeuvres complètes in corso di pubblicazione presso l’editore tedesco Niemeyer - aveva capito benissimo dove la conferenza volesse condurre l’audience dell’epoca : non chiudetevi in casa, andate a votare contro il governo. La stessa lettura è poi divenuta non maggioritaria, ma pacifica dopo la pubblicazione degli inediti : basta leggersi i libri di Étienne Hofmann, Stephen Holmes, Lucien Jaume, Tzvetan Todorov nonché, in Italia, di Paoletti e del sottoscritto.

Se si può trarre una morale da questa storia è che il liberalismo non è mai stato puro : si è sempre messo dalla parte degli individui e delle minoranze, contro qualsiasi potere. Come ha scritto Gaetano Salvemini : « Noi non possiamo essere imparziali. Possiamo essere soltanto intellettualmente onesti » .


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