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USCIRE DALLA PREISTORIA. Al di là dell’ordine simbolico della madre, dell’alleanza edipica della Madre con il Figlio. Facciamola finita con il Cuore e la Politica del "Partito dell’Amore"!!!

"AMORE E VIOLENZA" E POPULISMO. Contro e oltre Hegel, Lea Melandri rilancia la necessità di proseguire sulla via critica della pratica dell’autocoscienza. La prefazione del suo nuovo saggio, una nota di Anna Bravo, e una scheda di Stefania Rossini - a c. di Federico La Sala

La femminilizzazione della sfera pubblica ammorbidisce il conflitto tra i sessi e (...) fa balenare la possibilità di una «tregua». Ma, proprio come per l’amore, lascia aperto il dubbio che sia invece (...) «la forma suprema, perché la più sottile, la più invisibile» del potere dell’uomo sulla donna.
martedì 8 marzo 2011 di Federico La Sala
[...] Per chi ha alle spalle un percorso ininterrotto di cultura e pratica femminista, è irritante sentir parlare di «silenzio delle donne», ma bisogna anche avere il coraggio di porsi interrogativi scomodi e imbarazzanti su quella che oggi appare vistosamente come una contraddizione [...]
[...] "Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà" propone risposte scomode. Il protagonismo delle donne nella vita pubblica che ha fatto immaginare il tramonto del patriarcato potrebbe segnare (...)

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> "AMORE E VIOLENZA" E POPULISMO --- Perché ha ancora senso dirsi ‘femministe’ (di Lea Melandri).

venerdì 3 aprile 2015


Ha ancora senso dirsi ‘femministe’

di Lea Melandri*

Perché ha ancora senso dirsi ‘femministe’

► Perché il salto della coscienza storica prodotto dal femminismo non si esaurisce con una generazione. Tutti sappiamo cosa vuol dire essere maschi o femmine, ma è come se ognuno/a singolarmente dovesse scoprirlo, partendo da una domanda che nasce dentro di sé, per rendersi conto che i ruoli e le identità di genere, il rapporto di potere tra i sessi, non appartengono alle leggi immutabili della natura, ma alla storia, alla cultura, alla politica, e come tali possono essere modificate.

► Perché il femminismo non è un’ideologia, legata a una fase storica particolare, ma un cambiamento nella consapevolezza che si ha di sé e del mondo, un modo diverso di pensare e agire nella vita privata e pubblica, un processo di liberazione da pregiudizi, schemi mentali, costruzioni immaginarie che abbiamo inconsapevolmente ereditato dalla cultura dominante.

► Perché è stato il primo e finora l’unico movimento di donne che ha mostrato l’inganno del dilemma, proprio dell’emancipazionismo, “uguaglianza/differenza”: omologazione al maschile o tutela/valorizzazione della differenza femminile, un dualismo conseguente alla divisione sessuale del lavoro, all’identificazione della donna con la madre e con gli interessi della famiglia. Da qui viene l’attualità del femminismo in quanto interprete dei cambiamenti a cui stiamo assistendo: presenza sempre più incisiva e critica delle donne nella sfera pubblica; la cura vista come responsabilità collettiva di donne e uomini; riscoperta del tempo di vita come valore rispetto alle logiche produttive e di mercato.

► Perché ha portato la riflessione e la presa di coscienza sul corpo, sulla sessualità, sulla violenza che si annida nei rapporti più intimi, sulla maternità, cioè sulle esperienze che, lasciate per secoli fuori dalla storia, conservano più a lungo l’eredità del passato.

► Perché ha legittimato le donne a ‘vivere per sé’, a riconoscersi come persone, individui e non solo ruoli funzionali al benessere di altri.

► Perché ha fatto scoprire che era possibile una socialità tra donne non segnata dallo sguardo maschile che le ha tenute per secoli divise -madri di, mogli di, figlie di-, un’amicizia produttrice di intelligenza e creatività individuale e collettiva.

► Perché nonostante sia stato osteggiato, messo sotto silenzio, temuto e fatto oggetto di scherno, ha mantenuto la sua forza, la capacità di produrre pensiero, iniziativa, conflitti, di alimentare passioni durature, che ricompaiono di generazione in generazione.

► Perché dopo mezzo secolo, la generazione che vi ha dato avvio negli anni ’70, si è sentita dire, al convegno di Paestum (ottobre 2012) dalle donne venute dopo, alcune delle quali molto più giovani: “siamo coetanee”, “se siamo qui con voi è perché ci avete trasmesso molto”.

* Dopo aver insegnato alle scuole medie e alle superiori, da più di vent’anni tiene corsi presso l’Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano, di cui è tra le fondatrici. Saggista, scrittrice e giornalista, Lea Melandri ha diretto per molti anni la rivista “L’erba voglio” ed è un punto di riferimento del movimento delle donne. Ha scritto diversi libri, l’ultimo è “Amore e violenza.Il fattore molesto della civiltà” (Bollati Boringhieri 2011).

* FONTE. COMUNE-INFO: L’articolo di questa pagina è apparso sulla pagina fb dell’autrice. La pubblicazione in questo sito è stata autorizzata da Lea Melandri, che scrive: “Comune mi piace”. (1 aprile 2015).


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