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USCIRE DALLA PREISTORIA. Al di là dell’ordine simbolico della madre, dell’alleanza edipica della Madre con il Figlio. Facciamola finita con il Cuore e la Politica del "Partito dell’Amore"!!!

"AMORE E VIOLENZA" E POPULISMO. Contro e oltre Hegel, Lea Melandri rilancia la necessità di proseguire sulla via critica della pratica dell’autocoscienza. La prefazione del suo nuovo saggio, una nota di Anna Bravo, e una scheda di Stefania Rossini - a c. di Federico La Sala

La femminilizzazione della sfera pubblica ammorbidisce il conflitto tra i sessi e (...) fa balenare la possibilità di una «tregua». Ma, proprio come per l’amore, lascia aperto il dubbio che sia invece (...) «la forma suprema, perché la più sottile, la più invisibile» del potere dell’uomo sulla donna.
martedì 8 marzo 2011 di Federico La Sala
[...] Per chi ha alle spalle un percorso ininterrotto di cultura e pratica femminista, è irritante sentir parlare di «silenzio delle donne», ma bisogna anche avere il coraggio di porsi interrogativi scomodi e imbarazzanti su quella che oggi appare vistosamente come una contraddizione [...]
[...] "Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà" propone risposte scomode. Il protagonismo delle donne nella vita pubblica che ha fatto immaginare il tramonto del patriarcato potrebbe segnare (...)

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> "AMORE E VIOLENZA" E POPULISMO. ---- Questioni di genere. non sarebbe male ricominciare dalla questione «chi siamo?», per una volta unendo le forze (di Franca D’Agostino - Ma oggi i sessi sono diventati più di due).

sabato 5 marzo 2011

Questioni di genere

Perché il fatto biologico non ci basta per individuare l’essere umano

Ma oggi i sessi sono diventati più di due

“Come la «Filosofia della sessualità» definisce «chi siamo» nel contesto sociale, politico, antropologico”

di Franca D’Agostini (La Stampa/Tuttolibri, 05.03.2011)

Un uomo di Sydney cambia sesso, e viene iscritto all’anagrafe come donna. Dopo dieci anni si rende conto di non trovarsi bene nel nuovo sesso, e chiede e ottiene di essere dichiarato di genere neutro. Una donna dell’Oregon inizia una terapia ormonale e assume un’identità maschile. La sua compagna non può avere figli, dunque la donna interrompe l’uso di ormoni, rimane incinta, dà alla luce un bambino: chiede però di essere riconosciuta come padre e non come madre del neonato.

Di fronte a questi fatti, come si giustifica, per esempio, la decisione della Chiesa cattolica di escludere le donne dal sacerdozio? Donne? Siamo sicuri di sapere che cosa si intende con questo termine? D’altra parte: il 13 febbraio le donne italiane sono scese in piazza. Donne? Chi erano? A parte il fatto che nella protesta c’erano molti uomini, la questione di fondo è: come si configura il discorso femminista, di fronte alle mutazioni della specie e della conoscenza di sé, che spingono a riconsiderare ciò che intendiamo con donna, uomo, maschio, femmina?

La filosofia contemporanea ha fornito importanti aggiornamenti su questo punto, e il merito di Filosofia della sessualità di Vera Tripodi è mettere a disposizione dei lettori, in una sintesi estremamente chiara e accurata, i risultati di una teorizzazione che dura almeno da una ventina d’anni su questi temi di base.

Il punto di partenza del libro è la questione sesso-genere, o meglio: la metafisica dei generi. Le domande sono ben note. Che cosa caratterizza l’essere donna di una donna? Può bastare il fatto biologico di possedere certi caratteri sessuali primari e secondari, e la famosa coppia cromosomica xx?

Il «genere», ossia la determinazione «donna» che isola gli individui dotati di certe caratteristiche fisiche ma, nota assennatamente Tripodi: «nella vita di tutti i giorni assegniamo un sesso a un individuo senza alcuna ispezione delle sue parti intime» e impone ad essi certi comportamenti, è solo una «costruzione sociale»?

La seconda sezione del libro riguarda la domanda «Perché due sessi non sono più sufficienti?», e qui l’analisi si apre a considerazioni biologiche e antropologiche. Sono interessanti in particolare le discussioni sulla proposta di riconoscere cinque sessi diversi. La terza sezione riguarda la questione del rapporto sesso-razza, e la quarta ricostruisce il famoso dibattito sulla pornografia, avviato negli Anni 80 da Catherine MacKinnon e Andrea Dworkin, e introduce le più recenti acquisizioni sul tema. Il lavoro di Tripodi non ha obiettivi politici. La dominante nel testo è metafisica. Ma vale la pena riflettere sulle ricadute che una ricognizione di questo tipo potrebbe avere sul piano politico.

In effetti, la teorizzazione femminista ha registrato divergenze profonde, proprio nella messa a punto del soggetto «donne». Nella ricostruzione di Sally Haslanger ed Elizabeth Hackett (nell’importante raccolta del 2006 Theorizing Feminism ), abbiamo: un femminismo in largo senso egualitarista, che mira a ridurre la differenza tra maschile e femminile; un femminismo ginocentrico o differenzialista, che mira a rivendicare valori femminili; un femminismo detto della dominanza (alla Catherine MacKinnon) che non si pone il problema di chi siano le donne e che cosa le renda tali, ma mira solo a lottare contestualmente contro la sopraffazione e la discriminazione.

Tuttavia sappiamo che la politica pura, senza basi teoriche, lascia aperti molti problemi. Per esempio: Pieranna Garavaso e Nicla Vassallo, nella loro sintesi del 2007 sulla Filosofia delle donne (Laterza) notavano che la storia della filosofia è dominata da uomini, «e forse per questo sembra che la musica non cambi mai». Già: ma come dovrebbe cambiare? C’è davvero qualcosa di diverso nel pensare come donna, o no? Le differenzialiste dicono di sì, e alcune di loro, per esempio Luisa Muraro, ritengono che il pensiero femminile sia meglio. Ma siamo sicuri che quel meglio di cui parla Muraro sia proprio delle donne, come soggetti biologici e/o sociali, o non piuttosto di un ideale antropologico, che si può chiamare «pensiero femminile», ma che è condiviso da molti uomini (e oscuro a molte donne)?

Il problema è che il femminismo ha vissuto del pensiero «maschile» (se esiste una cosa di questo tipo), dunque ne condivide perfettamente l’attuale incertezza teorica e politica. Da questo punto di vista non sarebbe male ricominciare dalla questione «chi siamo?», per una volta unendo le forze.


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