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KANT, ETICA ED EBRAISMO. SEGUENDO ACRITICAMENTE LEVINAS, BUBER, ROSENZWEIG, WITTGENSTEIN ....

PER RINNOVARE LA FILOSOFIA, HILARY PUTNAM INTERPRETA KANT COME EICHMANN. E PROPONE COME "UNA GUIDA DI VITA" LA SUA "FILOSOFIA EBRAICA". Una pagina dal suo libro, con note - a cura di Federico La Sala

Armando Massarenti: (...) mentre in Svezia gli viene assegnata quella sorta di Nobel per la filosofia che è il Rolf Schock Prize, in Italia esce uno dei suoi libri più sorprendenti (...)
giovedì 24 marzo 2011 di Federico La Sala
[...] l’etica non deve essere ricavata da una qualche metafisica, nemmeno una metafisica "ontica" (ossia "anti-ontologica") come quella di Heidegger, ma anche che l’intera riflessione su ciò che vuol dire essere un essere umano deve iniziare con una simile etica "non fondata". Ciò non significa che Levinas vuole negare la validità, per esempio, dell’«imperativo categorico»: quel che rifiuta è ogni formula come «comportati in questo e quest’altro modo perché...». In molti e diversi modi (...)

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> PER RINNOVARE LA FILOSOFIA, HILARY PUTNAM INTERPRETA KANT ..... j. LACAN INTERPRETA "KANT CON SADE", E j. LACAN SI AUTO-INTERPRETA CON "L’ORIGINE DEL MONDO".

lunedì 21 marzo 2011


-  LACAN CON FREUD E "KANT CON SADE": "Che l’opera di Sade anticipi Freud, foss’anche solo riguardo al catalogo delle perversioni, è una sciocchezza detta e ridetta nelle lettere, la cui colpa, come sempre, va agli specialisti". Così inizia il testo di J. Lacan, Kant con Sade, (Scritti, Einaudi, Torino 1974, p. 762).
-  Sulla "kantizzazione" di Sade e sulla "sadizzazione" di Kant da parte di Lacan, cfr.: E, Fachinelli, "Lacan e la Cosa", La Mente estatica, Adelphi, Milano 1989, pp. 181-195; e, sulla più generale "hitlerizzazione" di Kant, si cfr.: F. La Sala, Sigmund Freud, i diritti umani, e il problema dell’"Uno")

-  LACAN E "L’ORIGINE DEL MONDO" (G. Courbet, 1866): "(...) Jacques Lacan conservava L’ origine del mondo nascosta dietro un pannello, nello studio della sua casa di campagna, non rivelandone il segreto che agli ospiti d’ élite: Dora Maar, Marguerite Duras, Claude Lévi-Strauss... E quando finalmente svelava il dipinto, Lacan concentrava il proprio sguardo non sul monte di Venere, ma sullo sguardo dello spettatore. Si divertiva a farsi voyeur del voyeur" (Sergio Luzzatto).


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