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Monsignor Bregantini, da Locri: "Scomunica per chi uccide" - selezione a cura del prof. Federico La Sala

"Scomunica per chi spara e uccide". Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, una delle zone a più alta densità di omicidi d’Italia ha preso carta e penna ed ha inviato una lettera a tutti i parroci della diocesi
sabato 1 aprile 2006 di Emiliano Morrone
Monsignor Bregantini invia una lettera ai sacerdoti della sua diocesi
"Condanno questa ripetuta violazione della sacralità della vita"
Il vescovo di Locri ai parroci
"SCOMUNICA PER CHI UCCIDE"
(www.repubblica.it, 31 marzo 2006)
LOCRI - "Scomunica per chi spara e uccide". Monsignor Giancarlo Maria Bregantini, vescovo di Locri-Gerace, una delle zone a più alta densità di omicidi d’Italia ha preso carta e penna ed ha inviato una lettera a tutti i parroci della diocesi con la quale caccia (...)

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> Monsignor Bregantini, da Locri: "Scomunica per chi uccide" ---- -"Denunciamo i mafiosi per nome". Da Bregantini a Crociata, la nuova strategia della Cei nella lotta ai clan mafiosi (di Giacomo Galeazzi).

domenica 28 febbraio 2010


-  Da Bregantini a Crociata, la nuova strategia della Cei nella lotta ai clan mafiosi

-  "Denunciamo i mafiosi per nome"

-  La Chiesa italiana,di fronte alla «globalizzazione» della mafia, deve avere il coraggio di denunciare «nomi, cognomi e fatti precisi", afferma Radio Vaticana

di GIACOMO GALEAZZI *

«La solidarietà insieme alla sussidarietà sono principi della dottrina sociale della Chiesa da cui non si può prescindere nella vita civile», spiega il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, a Milano per le celebrazioni del 54/o anniversario della morte del beato Don Carlo Gnocchi, tornando a riflettere sul documento ’Chiesa e mezzogiornò, pubblicato mercoledì scorso. «In questo senso - ha affermato Crociata conversando con i giornalisti poco priferma dell’inizio della cerimonia eucaristica al centro Don Gnocchi - è opportuno alimentare e coltivare di più lo scambio tra chiese delle varie parti del Paese», soprattutto tra nord e sud, e «far accrescere di più l’interazione civile e sociale insieme». Nel corso dell’omelia il segretario generale della Cei ha ricordato la figura di Don Gnocchi, beatificato lo scorso 25 ottobre, capace - ha detto - di «porre al centro la dignità della persona umana e, là dove essa è ferita, la sua più piena restaurazione possibile». Al termine della cerimonia, reliquie del Beato sono state presentate alle delegazioni dei 28 centri della Fondazione Don Gnocchi che in diverse regioni italiane si occupano della riabilitazione e della cura di anziani e disabili.

La Chiesa, di fronte alla «globalizzazione» della mafia, deve avere il coraggio di denunciare «nomi, cognomi e fatti precisi», mentre lo Stato deve rendersi conto che il fenomeno non è ormai più ristretto al sud d’Italia, e se vincerà nel Meridione, vincerà anche al nord, evidenzia il vescovo di Campobasso-Bojano, Giancarlo Bregantini, in una intervista alla Radio Vaticana. Il recente documento della Cei su Chiesa e Mezzogiorno ha messo in luce una situazione nuova, che chiama anche la Chiesa -ha osservato mons.Bregantini - a fare di più. Dire che «la mafia è un cancro, che va estirpato e quindi che va combattuto», come affermato nel documento . «E’ già stata - ha osservato il presule - una cosa molto chiara. Non c’è nessuna giustificazione né autogiustificazione».

Poi il vescovo ha ribadito che la mafia non è più un problema solo del Sud, ma dell’Italia intera. «Se il mondo culturale, spirituale e politico non coglie che la mafia è un problema di tutti e lo relega alle regioni del Sud - ha concluso mons.Bregantini - la mafia sarà ancora una volta vincente, perché non è più relegata o chiusa dentro schemi localistici. Ormai è purtroppo e tristemente globalizzata. Con tale ottica va, quindi, letta e se l’Italia intera aiuta il Sud a vincere la mafia, la vincerà anche al Nord; altrimenti il Nord se lo ritroverà tristemente accresciuto sotto casa».

Il documento della Conferenza episcopale - spiega il presule a Radio vaticana- si pone in linea perfetta con tutto il cammino magisteriale di questi vent`anni.La cosa che,oggi nel documento appare è che la mafia non è più un problema solo del Sud. E forse questa è la chiave di lettura e alla parola intitolazione per un Paese solidale, può essere aggiunto "reciprocamente solidale": La parola reciprocità appare nettissima nel capitolo terzo. Questa è la lettura nuova rispetto a vent`anni fa».

* La Stampa, 28/2/2010


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