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IN PRINCIPIO LA BENEDIZIONE ORIGINALE ("ORIGINAL BLESSING"), NON IL "PECCATO ORIGINALE"!!! «Tutto questo libro, in realtà, non è altro che l’esposizione della spiritualità degli anawim , degli oppressi» (Matthew Fox).

ESSERE COME DIO, NON "COME DIO". AVANTI CON GIUDIZIO: BENEDIRE NON INCOLPARE. Sul libro di Matthew Fox, una nota di Gianni Vattimo - a c. di Federico La Sala

Il libro di Matthew Fox In principio era la gioia inaugura degnamente la nuova collana di teologia diretta da Vito Mancuso e Elido Fazi, che ne è l’editore
martedì 5 aprile 2011 di Federico La Sala
[...] sul piano della dottrina accettata e insegnata il discorso era ed è ancora molto più rigido. Ognuno di noi, e Fox stesso e i suoi discepoli, può (dovrebbe anzi) praticare in privato la propria religione con questo spirito di benedizione dimenticando la cupa idea della colpa collettiva.
Ma da questa idea dipendono troppe «discipline», rapporti di potere, veri e propri privilegi della casta (!) sacerdotale perché una proposta di rinnovamento teologico e spirituale come questa non si (...)

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> ESSERE COME DIO, NON "COME DIO". AVANTI CON GIUDIZIO ---- Dio benedica don Gallo (di Bruno Gambardella)

domenica 3 aprile 2011

Dio benedica don Gallo

di Bruno Gambardella *

Venerdì sera, dopo tanto tempo, ho avuto occasione di seguire in televisione su La7 Le invasione barbariche, il programma di Daria Bignardi che molti commentatori trovano un po’ troppo radicalchic, un salotto buono della sinistra ricca, elegante e paciona. Non so quanto siano ingenerose (o invidiose) certe critiche: a me il programma piace anche perché ospita spesso personaggi che non trovano quasi mai spazio nei programmi d’informazione più tradizionali.

Ho potuto ascoltare dopo un bel po’ di tempo don Gallo, uno dei pochi preti che mi fanno quasi arrossire per il mio acceso anticlericalismo. Don Andrea, a dire il vero, del prete cattolico "tradizionale" ha ben poco. Se pensiamo a quei sacerdoti arraffoni e affaristi che popolano il nostro Paese, tutti presi a fare la morale agli altri parlando da un pulpito personale fondato su ipocrisia e menzogna, l’uomo che di notte gira nei vicoli di Genova per tendere una mano a quelli che per altri sono rifiuti della società appare decisamente fatto di tutt’altra pasta.

Avevo comprato qualche mese fa il suo libro (Sono venuto per servire) e l’avevo letto tutto in poche ore, letteralmente preso dalla storia di quest’uomo che chiama i suoi ragazzi "drogati di merda" ma che poi li aiuta a ritrovare la dignità perduta e persino un lavoro. Vederlo e ascoltarlo però, sinceramente, fa tutto un altro effetto. Le sue parole, scandite con il tipico accento genovese, aprivano squarci nel cuore di chi, come me, non ama il cattolicesimo romano e i suoi vertici. Sentire dire a don Andrea "Io amo la mia chiesa, è casa mia, ma io devo portare il messaggio evangelico agli ultimi" mi ha fatto riflettere sulla possibilità che ci sia ancora qualcuno che, andando oltre il disgusto o la sofferenza per le incrostazioni del potere che soffocano il Vaticano, riusce a portare Cristo ai disperati pur continuando a sentirsi parte di quella comunità.

E’ stato commovente il ricordo di monsignor Romero, il vescovo di El Salvador ucciso dagli squadroni della morte fascisti mentre celebrava la messa in cattedrale. Don Gallo parteciperà alla celebrazione della beatificazione di Giovanni Paolo II solo se, contemporaneamente, sarà conclusa la procedura per innalzare alla gloria degli altari anche il vescovo che si era schierato con i poveri e aveva denunciato i loro aguzzini.

Avendo già letto il libro non mi hanno sorpreso le parole spese da don Andrea a difesa della Costituzione repubblicana, un testo che, come cittadino di uno stato laico, egli considera ancora più importante del Vangelo. Solo ascoltandolo, però, ho potuto percepire con nettezza l’amore per la libertà di coscienza, il desiderio di una maggiore giustizia sociale, la voglia di combattere ancora perché il testo base della nostra democrazia torni ad essere carne e sangue dell’Italia intera. La sua forza e il suo coraggio hanno lasciato il segno. In conclusione ha ricordato quel celebre verso del poeta-cantautore genovese Fabrizio De André: dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior..

Uno come me ,che la pensa in un certo modo, dopo quei pochi minuti di intervista, ha potuto ritrovare una qualche fiducia negli uomini (persino in quelli che indossano un abito talare) e, con emozione, ha pensato: don Andrea, che Dio ti benedica!

* Il Dialogo, Domenica 03 Aprile,2011 Ore: 00:51: www.ildialogo.org


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