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INDIVIDUO E SOCIETA’ E COSTITUZIONE, IERI COME OGGI. USCIRE DALLO STATO DI MINORITA’, APRIRE GLI OCCHI: C’E’ DIO E "DIO", PATRIA E "PATRIA", E FAMIGLIA E "FAMIGLIA" .....

ROMOLO AUGUSTOLO: L’ITALIA NON E’ NUOVA A QUESTI SCENARI. C’E’ CAPO E "CAPO" E STATO E "STATO": MUSSOLINI E LENIN A CONFRONTO. L’analisi di Gramsci (già contro derive staliniste!), una bussola per non naufragare e una lezione di vita e di libertà - a c. di Federico La Sala

ANTONIO GRAMSCI (1924): "Roma non è nuova a questi scenari polverosi. Ha visto Romolo, ha visto Cesare Augusto e ha visto, al suo tramonto, Romolo Augustolo".
venerdì 21 dicembre 2012
[...] Benito Mussolini ha conquistato il governo e lo mantiene con la repressione piú violenta e
arbitraria. Egli non ha dovuto organizzare una classe, ma solo il personale di una amministrazione.
Ha smontato qualche congegno dello Stato, piú per vedere com’era fatto e impratichirsi del mestiere
che per una necessità originaria. La sua dottrina è tutta nella maschera fisica, nel roteare degli occhi
entro l’orbite, nel pugno chiuso sempre teso alla minaccia... [...]
IMMAGINARIO E (...)

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> ROMOLO AUGUSTOLO: L’ITALIA NON E’ NUOVA A QUESTI SCENARI. ---- Italia, avanza un nuovo regime: il «dispotismo democratico». Esso inquina l’ethos del paese (di Michele Ciliberto).

domenica 17 aprile 2011

Italia, avanza un nuovo regime: il «dispotismo democratico»

La lotta con il potere giudiziario è una questione di vita o di morte: non può essere conclusa da qualche forma di compromesso. Illudersi su questo significa non aver compreso la situazione

Le liste taroccate pro-Formigoni. In un Paese normale si sarebbe preso atto di quanto sta facendo la Procura: qui invece si dà la stura agli attacchi a contro l’opposizione e i magistrati che indagano

di Michele Ciliberto (l’Unità, 17.04.2011)

Si illudevano coloro i quali pensavano che il capo del governo avrebbe ‘mollato’ sulla questione delle intercettazioni telefoniche, su cui è invece immediatamente ritornato, mettendole all’ordine del giorno, dopo aver incassato il ‘processo breve’. Non è, del resto, una questione di carattere personale, di temperamento: il potere, specie quello di tipo dispotico, non ha mai tollerato la dimensione ‘pubblica’, come spiegò a suo tempo Girolamo Savonarola nel suo Trattato sul governo di Firenze: “...el tiranno è pessimo quanto al governo, circa al quale principalmente attende a tre cose. Prima, che li sudditi non intendano cosa alcuna del governo, o pochissime e di poca importanza, perché non si cognoschino le sue malizie...”.

Ad ogni forma di dispotismo il controllo pubblico è strutturalmente estraneo; anzi, gli è antitetico. Il dispotismo può essere combattuto, e anche sconfitto; ma non addomesticato. Specificando i tratti propri del tiranno, Savonarola ne individuava anche un altro, che può essere utile citare, per comprendere qualche tratto del governo dispotico attualmente al potere in Italia: “si trova rare volte, o non forse mai, tiranno che non sia lussurioso e dedito alla delettazione della carne”.

Come si vede, alcuni comportamenti propri della figura di Berlusconi erano stati già illustrati alcuni secoli fa, come pure era stato messo a fuoco, sempre da Savonarola nel Trattato, il rapporto del tiranno con la legge. Dal punto di vista del potere dispotico, la lotta con il potere giudiziario è una questione di vita o di morte; né può essere conclusa da qualche forma di tregua o di compromesso.

Stupisce leggere ogni tanto commenti politici nei quali si depreca questa situazione, auspicando una sorta di tregua, se non di pacificazione. E’ un auspicio giusto e comprensibile. Chi non vorrebbe che si uscisse da questa guerra quotidiana tra potere esecutivo e magistratura? Ma illudersi su questo significa non aver compreso la situazione attuale dell’Italia, la conformazione dispotica che ha assunto il nostro tempo storico. Il ‘dispotismo democratico’ è fondato sul rifiuto della moderna distinzione dei poteri.

Quello che distingue il moderno ‘dispotismo democratico’ dalle forme tradizionali di dispotismo è la diffusione a livello di ‘senso comune’, quotidiana e ordinaria di questo modo di pensare. Il capo del moderno ‘dispotismo democratico’ usa la legge in chiave privatistica, capovolgendo, in altre parole, il significato stesso della legge e sostituendo ad essa il proprio arbitrio; ma ha avuto, e continua in parte ad avere, il consenso di una larga parte del paese. Da qui la sua novità.

Un esempio: è venuto fuori che, nel caso delle elezioni del marzo 2010 del Consiglio regionale della Lombardia, una firma su cinque è risultata falsa fra le 3628 depositate il 27 febbraio 2010 per presentare il listino bloccato di 16 candidati “Per la Lombardia” di Roberto Formigoni. C’era un motivo preciso alla base di quel taroccamento: il listino era stato fatto e rifatto, fino all’ultimo momento, per cercare di far quadrare i conti sia fra le correnti del Pdl sia tra la Lega e il Pdl. Si trattava di inserire, in tutti i modi, nel listino personalità di primo piano come Nicole Minetti, Giorgio Puricelli (fisioterapista del Milan), Francesco Magnano (geometra di fiducia di Berlusconi)... La Procura ha ora contestato il reato di ‘falso ideologico’ a coloro che attestarono le firme taroccate, una diecina di amministratori locali.

In un paese normale si sarebbe preso atto di quanto sta facendo la Procura, aspettando l’esito del procedimento; ma in Italia attualmente vige un regime dispotico, sia pure di tipo democratico. I giornali che fanno capo al premier hanno perciò iniziato una polemica frontale contro la Procura e i partiti di sinistra, che si avvantaggerebbero, a loro dire, di questa situazione, dal momento che a Milano ci saranno fra poco le elezioni amministrative. Quello che però colpisce in questa polemica - e che dimostra nuovamente la conformazione dispotica assunta oggi dall’Italia - è il tipo di argomento che viene utilizzato, imperniato sulla rivendicazione, e sul primato, della democrazia ‘sostanziale’ e ‘reale’ rispetto alla democrazia ‘formale’.

Non è necessario citare Kelsen o Bobbio per smascherare questa opposizione; è sufficiente pensare alla storia del ‘900 e alle forme dispotiche - anche di tipo democratico - che lo hanno connotato: per quanto diverse esse fossero, sono state tutte costruite sul primato del ‘popolo’ - cioè della sostanza - contro la ‘forma’ - cioè la legge.

E’ Berlusconi per primo a dare l’esempio: dopo ogni seduta con i giudici scende in piazza e si rivolge direttamente al popolo, riconoscendolo come unica fonte della sovranità, dalla quale ricava il suo potere, e in cui si immerge, ripulendosi anche dai suoi vizi e dai suoi peccati. E’ una sorta di vero e proprio rito, anche questo non nuovo, al quale ricorre ormai in modo sistematico, contrapponendo ‘forma’ e ‘sostanza’, legge e popolo.

E’ questo il frutto più avvelenato del moderno ‘dispotismo democratico’. Esso inquina l’ethos del paese, le ragioni sostanziali per cui un insieme di uomini diventa una comunità di cittadini, una repubblica, uno Stato, trasformando in un fatto quotidiano la distruzione della certezza del diritto e della legge. In questo senso, per ricostituire in Italia la vita democratica non bisogna ricorrere né ai carabinieri, né alla polizia; la prima cosa da fare è ristabilire, contro la ‘sostanza’, il primato della ‘forma’, su tutti i piani, a cominciare dalla vita quotidiana.


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